Democrazia a Buccinasco come a Roma… siamo all’epilogo

Ieri abbiamo ritenuto di sottolineare e mettere a nudo un far politica del “nuovo”, che dovrebbe rappresentare il “cambiamento”. Abbiamo descritto l’agire, il susseguirsi di proclami cercando di dare un senso  che si fatica a comprendere. Evidente che far politica, oggi più che mai, è lavorare per il consenso, far di tutto per accrescerlo ai danni del competitor.

Le conseguenze per i Cittadini e il Paese di proclami e frasi slogan proprio non considerano. Anzi, appare addirittura preminente disinteressarsi di quanto sua utile per il Paese ciò che si sostiene; conta il consenso che si raccoglie. Il consenso è il programma di fondo, la spina dorsale del far politica.

Al punto da portare avanti un possibile disastro dell’Italia e dell’Europa, se le posizioni assunte danno un ritorno in voti, in seggi, in potere. Come se il loro slogan fosse: “meglio essere al governo, avere il potere su un paese in miseria, piuttosto che lavorare per ridurre i rischi evitando il fallimento d’Italia e d’Europa.”

Amministrare Buccinasco non ha scenari di questo tenore. Qui amministrare significa gestire 350 milioni di nostre tasse in cinque anni: il potere cui mira chi amministra sono 350 milioni da destinare alla amministrazione di Buccinasco. Non è poco, e condurre l’amministrazione può dare i suoi ritorni di vario tipo, personali, di notorietà, ecc.

Ma se l’aspirazione è arrivare a condurre, a lavorare con nomi e composizioni perché si arrivi a eleggere il sindaco, non è che l’agire finisce qui. Il lavoro che richiede all’amministratore vincente è: come agire, come spendere 350 milioni di tasse che i Cittadini ci mettono nelle mani, perché alle prossime elezioni ci rivotino, aumentino il consenso e ci confermino la carica? Questo è l’imperativo categorico cui il meccanismo del come è fatta la democrazia oggi costringe chi amministra.

Cioè, detto chiaro, la questione non è di parte: che a comportarsi così utilitaristicamente siano gli uni e non gli altri. diciamo che i meccanismi sono tali per cui è naturale che le linee di comportamento siano queste. Non tutti poi adotteranno questo indirizzo; è anche possibile che chi amministra compia scelte opportune che riducano le spese, che ottimizzino gli investimenti dovuti, che curino con perizia le manutenzioni del patrimonio comunale. Perfino che i Cittadini arrivino a comprendere e approvare una politica rivolta alla Comunità.

Se adesso andiamo a vedere cosa succede a Buccinasco possiamo motivare e comprendere le scelte della nostra attuale amministrazione (ma anche delle precedenti). Nel gestire il Municipio vi sono molte spese dovute, addirittura obbligate, che lasciano poco alle scelte di “novità” che migliorino in modo evidente la Comunità. Se si deve far tutto ciò che è obbligato, resta poco da spendere.

Cominciamo a dividere le categorie di spesa e la visione che queste hanno in termini di migliore consenso. Fa più ritorni in consenso  spendere ogni anno tutto il necessario per tenere le scuole in perfetta efficienza, oppure finanziare le associazioni per iniziative più o meno sociali, ludiche? Distribuire contributi e sostegni individuali o realizzare piani di avviamento al lavoro che aiutino il fare impresa? Ecco, le domande che si pongono gli amministratori sono queste.

Forse così si capisce perché i lavori di manutenzione e aggiornamento alle strade, agli immobili pubblici, vengono ridotte al lumicino per reperire risorse che danno più immediati ritorni in consenso con Cittadini specifici che sono in condizioni di necessità, o aumentando i parametri che fanno accedere a questi benefici?

Perché negli ultimi anni la quasi totalità di spese in bilancio sono relativi a queste eleargizioni più o meno sociali, mentre le manutenzioni tutte diventano “straordinarie”? cioè sono trasformare in spese d’investimento, in conto capitale? Perché le scuole si lasciano deperire anche oltre il limite fino al punto da dover quasi rifare le scuole?

Agiscono proprio così i nostri amministratori. Non lo dicono solo i numeri di bilancio ma perfino gli stessi esponenti in Consiglio, vantandosi del loro impegno per venire incontro ai problemi, alle criticità sociali, alle persone e famiglie “in difficoltà”.  Viene in mente, in materia, la decisione tranchante assunta dal Commissario Francesca Iacontini, di chiudere il rubinetto delle spesette correnti.

Alla fine, quando riconsegna il municipio prima delle elezioni, chi amministra non compie un rendiconto puntuale, facendo una fotografia dello stato del patrimonio, delle condizioni in cui si trova, delle spese di manutenzione ordinaria non compiuta che inevitabilmente sono trasferite a esercizi futuri. Il passaggi odi gestione dovrebbe essere supportato da una certificazione puntuale dello stato che renda chiara la qualità della spesa rispetto al patrimonio amministrato.

Bruxelles, Roma o Buccinasco: le differenze sono quantitative, dimensionali, ma i percorsi sono i medesimi. Che i Cittadini se ne rendano conto, che i nostri lettori abbiano chiaro lo stato dell’arte che riguarda l’impiego delle nostre tasse. È anche responsabilità nostra, di ciascuno di noi quando andiamo a esercitare il nostro diritto di scelta, avere coscienza di chi, ma soprattutto di cosa ci apprestiamo a scegliere nonll’interesse nostro, del nostro Paese.

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