Giallo Verdi dall’Italia all’Europa? scenario che può sembrare fantapolitico ma purtroppo realistico

Si è capito quasi da subito che l’intento del Governo del Cambiamento, nelle intenzioni dei promotori non era per subito. Quasi dall’inizio, dal giuramento dei ministri al Quirinale, il piano comunicativo non cambiava. È proseguita da tutte le nuove truppe la politica elettorale fatta di denunce e critiche verso i partiti sconfitti, soprattutto verso l’Europa.

Di Maio e Salvini si rimpallano gli stessi temi, con qualche differenza, sostanziamente marginale. Ogni discussione interna viene vista per i problemiche si ritengono individuati, mantenendoli nella padella a soffriggere, perché tali restino, i problemi come descritti. La cucina non prepara i piatti, le soluzioni da offrire al paese; cura il mantenimento, tenendo il fuoco allegro a sufficenza perché sia caldo e occupi la parte prevalente del “dibattito politico”.

Un Governo del Cambiamento che finora non ha indicato un tema su cui sia indirizzata la soluzione che propone.  Un Governo che non intende cambiare; viene da domandarsi perché.  Si sta avvicinando Settembre, deve essere discusso il bilancio e le prospettive nella scelta delle risorse e nell’impiego per gli investimenti (o le spese: uscite per stipendi a chi non ha lavoro, taglio tasse).

Su dove e come si andranno a prendere le risorse per coprire questi punti del programma di Governo del Cambiamento le pagine sono bianche, mentre giorno dopo giorno le scadenze si avvicinano. Ma si parla d’altro (Diciotti) contornando i problemi sollevati con ciò che frigge nella padella, lasciandolo friggere. Finché si può andare avanti così?

Ogni tanto qualche sprazzo di dichiarazione lascia presupporre quale è la meta su cui si intende andare a finire. Di Maio, con la quotidiana dicharazione di lotta verso l’Europa, ha lasciato capire quale può essere il punto di caduta: le elezioni europee con una montante marea anti Europa in tutti i paesi che ancora non hanno maggioranze giallo-verdi.

Con gli “alleati”, M5S e Lega contano la realizzazione di un’alleanza europea  “alternativa” che sblocchi i vincoli di bilancio, impostando temi sovranisti e xenofobi per coprire il vuoto economico che si creerebbe. L’Europa ridimensionata come soggetto politico globale, ridotta a staterelli nei quali ciascuno  si fa gli affari propri. L’euro che tramonta e si torna indietro di trent’anni.

In economia si può fare di tutto, anche arrivare a una svalutazione da 1500% l’anno… poi i mercati rimettono a posto tutto; gli strati più deboli e indifesi che sostengono le loro ragioni mandando le casalinghe a battere le casseruole con i mestoli nella piazza del parlamento o del Quirinale. Pagheranno loro, i più deboli, i più poveri.

Certo, con la montante canea verso l’Europa, i poteri forti, le multinazionali e via così, alle elezioni si raccoglierà consenso e si governerà la crisi drammatica che il paese (e l’Europa) si troverà ad affrontare. Se ne rendono conto i Nuovi Governanti di questo scenario? Per loro conta vincere le elezioni europee, mettendo in secondo piano le inevitabili conseguenze che la macroeconomia metterà di fronte al Paese?

L’analisi potrà apparire catastrofica; può anche essere; ma guardino i lettori che questo scenario è fra le conseguenze possibili del prolungarsi del (non) Governo del Cambiamento, tenendo ferme le opere e i contratti in corso; nazionalizzando pezzi dell’economia (perché così lo Stato farà bene…).  Riflettiamoci tutti pensando a cosa si sta continuando a far friggere nella pentola, senza iniziative che risolvano, riducendo la crescita, sostanzialmente peggiorando la situazione. Pensiamoci bene…

  1. #1 scritto da Andrea D. il 27 agosto 2018 22:53

    Tutto come da copione, caro Luigi, nulla che non fosse prevedibile e previsto viste le premesse. Incrociamo le dita, ma temo servirà a poco.

    RE Q
 
 

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