Genova, Europa liberale con peso leggero dello Stato, si fa marcia indietro?

Sono almeno vent’anni che l’Europa (con le sue decisioni assunte insieme), ha un indirizzo  di de-statalizzazione, di trasposizione delle attività e servizi per lo più statali, a società di mercato, contendibili, che agiscono in condizioni di libera competizione.

Un percorso contrastato nei singoli paesi, non solo l’Italia. Un poco tutti in Europa hanno rallentato a interpretato in modo “aggiustato” i principi. Noi in Italia abbiamo perfino fatto uso di un referendum per evitare competizioni fra concessionari privati (acqua). E qui arriviamo  al punto. La privatizzazione della gestione autostrade, frutto dei principi di mercato che riducano il peso dello stato, supportati dalla competitività di un sistema misto pubblico privato.

Già da un poco adesso, da parte pubblica , va di moda il termine “monopolio naturale” che dovrebbe essere la condizione di concessioni territoriali uniche, per cui anche l’appalto privato, praticato in isole sul territorio,  con concessionario univoco,  è monopolio. Il termine naturale vorrebbe sostenere che è diverso dal monopolio proprio. C’è anche chi sostiene che questi monopoli naturali dovrebbero essere gestiti dallo Stato.

L’aspirazione allo statalismo è sentimento legittimo, da parte di politici prevalentemente di sinistra (come qualsiasi teoria per quanto improbabile). Tornare allo Stato per “salvare” attività disastrate, si è fatto in una lunga stagione, con lo stato che produce elicotteri, tecnologie diverse, navi civili e militari, panettoni e oli d’oliva. Chi c’era ricorderà i costi stratosferici  di questo mantenimento di posti di lavoro, produzioni fuori mercato e perdite su perdite.

Percorsi del genere proclamati da membri del governo del cambiamento fanno paura e rendono concretissima la vittoria del gattopardo della P.A. La questione autostrade è diversa ma entra nelle aspirazioni di statalisti di ritorno. L’insieme di queste spinte neo-stataliste (fra le quali si favoleggia un’Alitalia fusa con Ferrovie dello Stato, ad esempio) è un percorso al’indietro rispetto agli intenti che tuttora reggono la carta europea.

Altri paesi stanno procedendo nel ridurre monopoli e introdurre mercato. Viene in mente la Germania in cui, in parecchie città si sta sperimentando la gestione in concessione di singole linee urbane, con benefici già concreti in termini di riduzione delle perdite e di spinta all’efficienza della parte municipale che deve confrontarsi con il mercato.

Davvero l’Italia vuole invertire la marcia retrocedendo allo statalismo? Certo che, non solo in Italia, la competizione coi privati è vissuta con fatica. Inotre una quota abbastanza robusta di imprese che sono private ma si specializzano a lavorare con lo Stato; abituate a trattare  e impostare i rapporti con l’ambiente romano.

Abbiamo trovato la gestione ministeriale delle autostrade: Ministero dei trasporti. Che ha propria direzione per la vigilanza delle concessioni. Questa presenta ogni anno una relazione di attività e il bilancio. Ultimo pubblicato quello dell’esercizio 2016. Alcuni dati: 5886 autostrade, 25 concessionari per tratte anche minuscole. Autostrade per l’Italia gestisce 2587 km, quasi il 50%.

Su come è strutturata la situazione vi sarebbe da dire, ma il nostro interesse è stato quello di individuare i compiti di controllo da parte dello Stato nei confronti dei concessionari. Troviamo un elenco analitico a pag 27 (VEDI). Il nostro interesse è motivato dalla funzione di monitoraggio e controllo sullo stato del patrimonio (che rimane dello Stato). È stato scritto e detto in questi giorni che i compiti sono in carico al concessionario.

Cosa incongrua, poiché è ovvio che il concessionario ha l’obiettivo di gestire nel giusto ma al risparmio gli elementi e criticità dei vari manufatti della rete. Tutto ciò che risparmia finisce nel reddito del concessionario. Quindi si trova ad agire in condizione di conflitto d’interesse. Quindi è imperativo che lo Stato tuteli i suoi interessi mediante autonome e distinte valutazioni eseguite in proprio o affidate a primari studi ingegneistici.

Noi non abbiamo trovato obblighi funzionali della direzione per la vigilanza delle concessioni. Soo elencate altri, anche importanti aspetti di una gestione affidata a terzi, ma l’aspetto che abbiamo cercato non lo troviamo.Forse per colpa nostra, ma questa non presenza la troviamo un errore, anche macroscopico. Vedremo come andrà a finire, ma fossimo nei panni del Ministro non saremmo proprio tranquilli.

Come si procederà nella direzione ventilata di smantellare le privatizzazioni di attività pubbliche in regime di libera concorrenza, non sappiamo. Quel che ci sembra da dedure, è che il sistema romano mantiene il pallino in mano e preferirebbe anzi aumentare i poteri diretti di gestione (mentre deve seriamente affidare la funzione di controllo a strutture di adeguato livello e serietà). Qui non si governa per cambiare ma si torna indietro.

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