Genova, il ponte e il governo del cambiamento che fa? il conservatore?

Scopo di questa riflessione è far capire chi e cosa è il concessionario che ha l’obbligo di mantenere e gestire in sicuezza le reti autostradali dello stato. Indispensabili le conoscenze su strutture per capire le responsabilità. Cominciamo dalla proprietà: una finanziaria Atlantia S.p.A. , società italiana, sede a Roma. Daremo qualche numero, e invitimo i lettori a leggere Wikipedia.

La società concessionaria è Autostrade per l’Italia S.p.A. (di cui Atlantia ha il 100% delle quote). Siamo nel tipico caso di gestione unitaria con medesima proprietà. Il fatturato 2017 del gruppo è stato di sei miliardi ma nel 2018 una complessa operazione ha unificato altri gruppi (Abertis spagnola e Hochtief, ingegneria, tedesca). Il complesso del sistema dovrebbe raggiungere i 12 miliardi di fatturato.

Sintetica descrizione dei sistemi autostradali gestiti: complessivamente siamo a oltre 12mila km di autostrade, Europa e Sudamerica. Aereoporto di Roma, ma anche Ciampino Nizza e altri. Eurotunnel (la galleria sotto la Manica). Occupa 15.500 dipendenti. Azionista di riferimento la famiglia Benetton.  Insomma una realtà globalizzata di rilievo internazionale.

La società si trova adesso coinvolta direttamente nel collasso incredibile di una campata. Dovrà risponderne, se le responsabilità coinvolgeranno la società. Non si può escludere nulla, compreso la condanna diretta sul piano economico e degli amministratori sul piano penale. Tuttavia prima di formulare condanne è d’obbligo accertare fatti e responsabili.

Non solo ma sulla funzione di monitoraggio e controllo che spetta allo Stato per la tutela del proprio patrimonio, non si sa nulla, non sono venuti chiarimenti. Quanti controlli ha fatto svolgere il ministero dei trasporti negli ultimi dieci anni sul sistema autostradale in concessione ?  Quanti di questi si sono conclusi con rilievi verso i concessionari? Nessuno del ministero ne parla…

Naturale che l’attuale ministro non è l’obiettivo di questa richiesta dati. Si tratta di verificare se l’apparato dello Stato ha funzionato bene o se invece ha lasciato perdere, è stato superficiale, ecc. Ovvio che le medesime verifiche che il concessionario compie per pianificare gli interventi in base a priorità di urgenze e di rischio, non possono compensare il compito diretto dello Stato di svolgere la sua funzione di controllo.

Oggi abbiamo letto  e sentito dichiarazioni dei vicepremier, di ministri e politici del governo del cambiamento, prive di supporto logico; solo comunicativo. In sostanza propaganda elettorale per captare consenso.  Non si può revocare una concessione, a meno di elementi concreti precisi che individuano responsabilità: dichiarare ciò ha un preciso significato negativo.

Così viene tranquillizzato  il sistema di apparati del ministero, “su di loro non indago”; cioè resto dentro il “sistema romano”. Un’omissione che lascia le cose come stanno; si ha paura di cambiare? Che poi nei gruppi rilevanti che partecipano al sistema di concessioni e appalti pubblici siano nel tempo intervenuti anche rapporti di “buon vicinato”, è naturale.

Il cambiamento (del governo) si concretizza se lo compio: non se faccio volare gli stracci, lasciando intendere inciuci, su cui si giustifica lo “spoil system” che sembra si voglia praticare.  Spoil system che adotta il metodo, ad ogni governo nuovo, di rinnovare gli staff nei singoli ministeri e nelle aziende pubbliche. Roba già vista… cambiare perché tutto resti come prima?

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