Europa, la Francia, la sua politica coloniale

La Francia, paese europeo ma a modo suo. La Francia. Quella che ha promosso l’attacco a Gheddafi, su cui gli americani, dimostrandosi fallibili anche qui come in Iraq, hanno dato l’appoggio NATO. La Francia: quella che, ancora vive di un colonialismo di fatto,  ha attivamente promosso la spartizione della Libia dando credibilità a un generale suo vassallo sostanziale, per partecipare al banchetto del petrolio libico. La Francia, la medesima che continua a far parte della Comunità europea.

Insieme ad altri 26 stati membri la Francia è partner e tra i fondatori dell’Europa. La politica francese al riguardo ha, in diverse occasioni, anteposto i suoi interessi rispetto all’Europa. Insomma la sua visione dell’Europa si può far risalire a De Gaulle, col suo concetto “Europa delle patrie”. Visioni diverse della storia, che nel vecchio continente sono dure a morire.

A tutto però dovrebbe esserci un limite. La Francia ha un passato coloniale profondo, soprattutto nel Nord e Centro Africa. Paesi formalmente indipendenti, per la più parte in velate condizioni di “protettorato”, presenza dell’esercito, accordi commerciali fortemente ancorati a Parigi. Quindi un’abitudine secolare a trattare i paesi  e le politiche in chiave ex coloniale, ove si agisce mostrando la forza e la volontà di farla valere. Far prevalere il peso, rispetto a accordi o trattative.

Nel 2011, questo residuo colonialismo è stato rivitalizzato in chiave espansionistica. L’allora presidente Sarkozy ritenne di spingere militarmente assumendo una posizione di  guida, un’azione anti Gheddafi, anche finanziando e supportando capi tribali, puntando a costruire una propria zona d’influenza nella Cirenaica (Est Libia ai confini con l’Egitto).

Operazione condivisa da Hillary  Clinton (USA) che danno al tentativo  il cappello NATO; la NATO serve per la copertura internazionale. Risultato? Un flop: la Francia agisce in proprio al di fuori dell’ONU che sostiene l’integrità della Libia per evidenti motivi di prudenza geopolitica. Ma Parigi insiste, supporta Haftar e le tribù del deserto, in qualche modo lasciando correre i traffici umani verso il Mediterraneo (altro lato collaterale del progetto Libia francese).

Tutti i tentativi saltano con le elezioni e il governo del cambiamento. Mentre il governo si forma, Francia protagonista che convoca i capi libici all’Eliseo. Salvini con la sua politica fa saltare questo aspetto e torniamo al punto di partenza. L’Italia, con l’ONU e gli USA propone una conferenza per il prossimo Ottobre a Roma, con tutte le parti in causa per giungere a una composizione, uscendo da sette anni di sfacelo del paese libico.

Macron non ha la statura di De Gaulle, ma la testa dura, quella sì. Una conferenza che superi le divisioni e giunga a una ricomposizione segnerebbe un ridimensionamento delle ambizioni petrolifere francesi. Ecco allora insistere cercando di boicottare:  USA, ONU proponendosi di far fallire la conferenza, sostenendo una sorta di referendum che attesti nelle diverse zone le posizioni, una specie di presa d’atto delle “zone d’influenza”.

In nome del petroli di  guerre di diverso taglio è pieno il secolo scorso e l’attuale. Ma torniamo alla partenza: Francia è parte dell’Europa. Come può, da s0la, portare avanti politiche antistoriche di questo genere a proprio vantaggio e detrimento dei partner europei! Le cancellerie (non solo europee) guardano, scuotono la testa, e si raccontano barzellette sull’avventura libica francese, ma tutto resta lì. Dei 28 stati di cui l’Europa si compone l’unica posizione che prevale, resta: sosteniamo l’ONU e le sue iniziative di ricomposizione.

Come può essere compatibile  quest’agire transalpino con un processo d’integrazione dell’Europa? D’accordo che alla lunga la politica francese, con giovanile e un po’ bizzarro grandeur che cerca di ricalcare De Gaulle, è destinata a sbattere contro il muro dell’ONU, degli USA, dei paesi europei.  Non si vedono proposte di sedersi intorno a un tavolo per trovare  un equilibrio fra i diversi attori, ponendo fine a questa sorta di diplomazia coloniale delle cannoniere?

Probabile che,  sotto sotto, degli approcci ci siano, ma non è forse venuto il momento che l’Europa la smetta di far finta di guardare dall’altra parte; che qualche richiamo di peso arrivi dall’Europa? cercando di por fine a questa manfrina costosissima che così tanti danni ha creato soprattutto in Libia? La normalizzazione   della Libia è indispensabile premessa per un superamento in positivo del rapporto fra i paesi Nord africani e l’Europa.

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