Politica: la funzione di controllo in Italia si pratica poco e male

Chi amministra la cosa pubblica, sia il sindaco del comune di Rocca Cannuccia di 100 abitanti, come il ministero per le opere pubbliche dal budget miliardario, esercita una delega sull’impiego dei fondi che il sistema di tassazione mette a disposizione. Potere pressoché assoluto, nella durata di cinque anni del suo mandato.

La gestione della spesa, per una serie di meccanismi che si sono evoluti nei decenni , ha reso la gestione del potere sempre più ampia, anche grazie a impostazioni che rendono la decsione formale di difficile accertamento. La catena di comando richiede una serie di passaggi spesso tortuosi, da un ufficio a un ente, per cui la firma sulla spesa è solo l’ultimo tassello che la spesa permette:  inizia l’avvio di un’opera.

Questo intreccio diventa, nella prassi, fonte di scambi di favori, che coinvolge la macchina politico burocratica facendola diventare un unico meta-potere esercitato da tutti,  politici (senza badare alla casacca)e burocrati. Così si ha  condizionamento come strumento di scambio. Esempio: faccio passare il TAP se tu stato in cambio mi dai…. (finanziamenti, quote di margini, un nuovo ospedale, una strada, ecc.).

Se andiamo con la mente al referendum costituzionale, una delle questioni più importanti per la gestione del governo era proprio nella riduzione consistente delle possibilità di ostacolo da parte delle regioni alle decisioni dello stato. Riforma logica in un senso puramente pratico, ma non è passata. Abbiamo detto NO rafforzando il potere della gestione allargata, ove ciascuno ha il suo pezzo di potere. Ciò che qui abbiamo chiamato “sistema romano”.

Fra i meccanismi che possono essere utilizzati entro questa rete di condizionamenti può rientrare la funzione di controllo che lo stato o l’ente pubblico deve esercitare. Il sindaco di Rocca Cannuccia ha un’attesa legittima a che l’appalto sulla manutenzione strade vada a un operatore che ritiene di sua fiducia. Ogni appaltante sa che, per avere un esercizio scorrevole dell’opera, deve mantenere un rapporto di aperta collaborazione.

Ecco farsi concreto l’uso della funzione di controllo come momento di potere. Il sindaco può esercitate il potere di controllo in modo blando, solo formale, a campione, oppure ossessivo avvalendosi di regolamenti e capitolati che sembrano fatti per questo scopo. Il controllo dello stato che assegna un’opera, un servizio, una gestione non è più solo funzione di tutela dell’ente su un’esecuzione compiuta  a dovere, diventa una “variabile dipendente”.

Veniamo adesso  ai ponti che crollano. In questo caso alla gestione autostrade che ha la particolarità di un bene pubblico inalienabile (la strada e quanto a essa connesso), affidata a un gestore che ha il compito di gestirla, mantenerla in piena efficienza. Il gestore per questo percepisce le entrate e con queste provvede alle esigenze di mantenimento, aggiornamento, sostituzioni, rifacimento, e quanto necessario.

Lo stato così si libera di un costo manutentivo. Fin qui normale ma, essendo le opere di manutenzione affidate a una società terza, lo stato ha il dovere assoluto di svolgere un controllo puntuale di quanto ha delegato a gestire. Il rischio di un allentamento delle opere per trarre maggiori margini è nelle possibilità.

Ma lo stato è gestito dal “sistema romano” sopra descritto, con la funzione di controllo e la relativa discrezionalità nello svolgerla, che diventato  potere: le conseguenze le stiamo misurando in questi giorni, in maniera clamorosa. L’occupazione del potere che esercita il “sistema romano” ha effetti distorsivi molto gravi.

Se allarghiamo i sistemi di controllo che lo stato deve esercitare, alle sue diverse funzioni scopriamo la tara che pesa su tutto quanto sia pubblico. Dalla catena di strutture che dovrebbero garantire controlli e sanzioni nella gestione lavoro, con tutte le sue articolazioni, all’intero sistema scolastico. In Italia i funzionari dedicati al controllo sono 80; in Francia oltre 5.000.

La questione quindi non è più di errore umano, o di mela marcia da espellere. Per uscire da questa gestione si deve rifondare il sistema di poteri e delle regole; un ripensamento della struttura pubblica, anche con un robusto controllo, nelle diverse forme, da parte dei Cittadini, coinvolti, resi partecipi.

Il governo del cambimento, se davvero intende mettere mano al “sistema romano”, qui deve far uso del bisturi. Diversamente l’articolata e varia composizione del sistema, finirà per esserne inglobato. Così il “cambiamento” non si farà e tutto resta come oggi. Non è questione di spesa, ma di volontà politica.

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