Bilancio Italia e l’ Europa: trasferire le colpe a Europa e mercati è puerile

È risaputo da tutti: l’Europa sta in mezzo al guado, funziona poco, spesso prevalgono interessi nazionali, politicamente ferma, senza un piano politico verso l’integrazione  e la semplificazione di leggi e normative.  L’Europa è così, si muove al rallentatore, anzi è bloccata.

Attenzione però: l’Europa è sicuramente una struttura collegiale che decide spesso all’unanimità, oppure a maggioranza. Qualsiasi governo può proporre iniziative, progetti, modifiche strutturali, senza limitazioni, può essere proposta, in contatti confronti e discussioni con gli altri paesi.  Dipende dalle adesioni che si raccolgono.

In questo modo si compongono leggi e trattati fra stati europei. Tutti approvati dai singoli stati. L’Europa di cui stiamo parlando è fatta così. Le norme e le leggi che ci vincolano all’Europa nei comportamenti sono approvate dal parlamento italiano. Alcune, per legge, sono anche inserite nella nostra Costituzione, votate dal parlamento a maggioranza superiore a due terzi. Fra queste anche la legge sull’equilibrio di bilancio.

La situazione Europa è questa, è sempre stata così e tuttora, anche con questo governo del cambiamento, è questa.  Ogni governo può combattere leggi che ritene superate o  dannose: lo deve fare seguendo le regole, adottando piani accurati di cambiamento e chiedendone la discussione. Perché vengano approvate occorre coordinarsi con altri paesi europei con cui queste modifiche si condividono .

Si approssima metà Agosto e la situazione internazionale dei mercati mondiali è soggetta a turbative sensibili, che ancora non riguardano l’Italia direttamente, ma inevitabilmente ne siamo già condizionati causa la precarietà che viene dal nostro debito pubblico. Può essere prossima una crisi più amplificata che ci coinvolge di più. È possibile.

Il governo del cambiamento finora sul tema Europa ha emesso dichiarazioni ripetute nelle quali ribadisce che è impegnato a rispettare le regole. Dicendo contemporaneamente  che da Settembre metterà in atto il programma di governo con tutti i vari temi di spesa inseriti. Senza che siano esposte indicazioni sugli effetti che seguono nel bilancio, nel debito pubblico.

Ribadito ancora ieri 11 Agosto dal premier Conte in una conferenza pubblica. Il giorno dopo esce un’intervista di Giorgetti che mette le mani avanti, attribuendo l’eventuale (non improbabile, per le ragioni già dette) ai mercati affamatori le criticità sui tassi, sullo spread.  Fra le righe dice anche che l’enorme somma del risparmio italiano nelle banche (oltre 4mila miliardi, il doppio del debito pubblico), si trovano investiti all’estero.

Il che fa dire a Città Ideale chel’idea di una tassa patrimoniale robusta, è stata per lo meno valutata e si sta scoprendo che gli italiani non sono poi così cretini. Con un governo del cambiamento che in tre mesi passa dall’ipotesi di cancellare 200miliardi di bond italiani depositati in BCE, a proposte di spese pubbliche prive di entrate corrispondenti, l’ipotesi che sia alle porte una tassa patrimoniale non è tanto lontana. Si teme che possa diventare concreta. Quindi giocano in anticipo.

Attribuire colpe ai mercati e all’Europa, giocando d’anticipo, sembra avere l’obiettivo di indicare agli elettori nell’Europa il responsabile di un’impossibilità di realizzare le distribuzioni di soldi non coperti da entrate. Non si poteva fare con i governi precedenti, non si può fare adesso. L’Italia è un grande paese, certo. Costretto dalle pessime gestioni finanziarie pubbliche a risparmiare facendo la formica. Lo stato sbraga, i risparmiatori mettono da parte gruzzoli che, moltiplicati, fanno la cifra detta sopra.

Senza pregiudizi ma sul pezzo di carta un poco unto nel quale la donna di casa segna i conti della spesa e quanto mette via (non sotto il mattone) il problema, la realtà è questa. Il bello è che questa situazione è il risultato di almeno trent’anni  dei governi precedenti. Ma questo non viene detto, e si prosegue con la favola pre elettorale che la colpa è dell’Europa…. un agire che è troppo simile a quello di ieri. Così il governo del cambiamento non può cambiare nulla di nulla, rischiando di trovarsi con disastri  cui mettere mano.

Visti i comportamenti precedenti può essere che sia in preparazione una lunghissima campagna elettorale contro l’Europa. Sperando di vincere, ottenendo consensi targati anti Europa e magari vincendo. Qualcuno nel governo del cambiamento  pensa davvero sia così semplice per giustificare l’uscita dall’Europa? di avere così le mai libere per ripetere una situazione fatta di svalutazione a due cifre, impoverendo il paese, al fine di compiere le promesse di spesa elettorali?  Che ci pensino molto bene: le sparate elettorali sono una cosa, le decisioni che poi hanno effetti sull’economia globale sono molto, molto serie.

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