Investimenti di stato, infrastrutture e sviluppo. Le priorità le stabilisce l’economia

Il Governo del Cambiamento finora non sta governando, ma solo preparandosialle elezioni. Finora la politica è soprattutto immagine. Slogan peraccattivarsi il “popolo sovrano”. In altri termini esche buttate perché vi sia chi abbocchi. Per ora al governo si sostituisce la proclamazione dell’uno o dell’altro della combinazione siamo agli slogan: la ricerca di consenso in questo modo non è di interesse per il paese.

Non staremo qui a descrivere le dichiarazioni dell’uno o dell’altro (spesso contrastanti). Meglio non entrare in polemiche sui singoli tempi e la loro  vacuità. Proviamo a fornire qualche strumento di   analisi economica sulla natura delle scelte, che in questa fase riguardano le grandi opere pubbliche, gli investimenti in corso.

Le spese di investimento sono sempre a loro modo motore di sviluppo, che genera lavoro ma soprattutto fanno da presupposto per crescita di occasioni d’investimento privato, ecc. Ad esempio le scuole pubbliche: alla condizione che siano accompagnate da aggiornamenti tecnii e organizzativi. Il ritorno si avrà in un decennio perché lescuole siano in grado di preparare competenze aggiornate e richieste dal mercato.

Ben diverso se l’investimento riguarda l’ILVA (principale acciaieria europea) , o Alitalia (chiudere una partitache ha causato perdite stratosferiche, nelle quali lo Stato si è rivelato incapace di scelte adeguate ai mutamenti del mercato. Qui prima si chiude, prima cessano le perdite; prima diventano imprese che generano reddito (PIL ericavi da imposte).

Condizioni ancora più particolari per opere come TAV o TAP. Si tratta d’investimenti internazionali basati su strategie di sviluppo di direttrici trasversali europee, nel primo caso. Oggi manca un percorso adeguato che dall’Est Europa arrivi all’Italia, Sud Francia, Spagna e Portogallo. I canali ferroviari e viari passano tutti per Polonia e Germania un enorme collo di bottiglia che arriva nella Francia del Nord.

Realizzare un via  europea nella direttrice Sud è qualcosa di simile alla via della seta che stanno realizando i cinesi su basi dimensionali enormemente più complesse.  Tutti i territori affini al transito della direttrice Lione Vienna Budapest Bucarest, ecc. compreso la pianura padana, diventeranno naturali punti di smistamento e insediamento per produzioni uffici, depositi che interessano l’area Sud a Est e Ovest dell’Europa.

Non realizzare questo progetto condanna a una codizione marginale le economie iberiche e Sud francesi. Obbliga l’area Lombarda e Veneta a limitare gli sfoghi  di mercato verso il Brennero (Germania, che infatti si sta realizzando). Una posizione attendista non giova e rischia di essere autolesionista in termini di sviluppi dei traffici per la nostra area.

Si potrebbe andare avanti ancora ma già qui vi sono esempi su quelli che dovrebbero essere i metodi nel definire priorità e scelte (questione eminentemente politica). Fare o non fare, frenare e lasciar trascorrere tempo, investire in ritorni più lunghi o di termine più breve,  ha le sue conseguenze per il paese. Non solo domani in termini di capacità di sviluppo, lavoro e reddito.

Le scelte non sono obbligate, possono essere altre. Le scuole non sono alternative alle direttrici di traffico internazionale. Non economico, anzi costoso, che si possa archiviare ciò che è in corso. Il Governo del Cambiamento ha il dovere primo di tutelare l’interesse del paese. Senza rinvii, senza ulteriori ritardi, senza generare fibrillazioni sui mercati, preoccupazioni  di nostri creditori e investitori. Frasette di questo tipo spaventano, a cominciare da chi ha nel portafoglio il nostro debito pubblico:

“Dire che dobbiamo spendere dieci miliardi per andare da Torino a Lione, quando non riusciamo ad andare da casa nostra alla scuola di nostro figlio, secondo me è uno spreco” (Luigi Di Maio Vice Presidente del Consiglio 05 agosto 2018)

Le strategie politiche e elettorali, per il Governo del Cambiamento, vengono dopo. Con il correlato di frasette a effetto che risolvono tutto, destinate a un voto ormai prossimo. Prima di tutto, tutti i ministri, si rimbocchino le maniche e lavorino seriamente, nell’interesse del paese.

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