Lavoro e voucher: in Italia siamo bravissimi a guardarci l’ombellico

Sui voucher qui ne abbiamo parlato da tempo, la posizione di Città Ideale è positiva. Lo è stata in passato e lo resterà sempre. La legge alla fine passata ha poi subito modifiche che ne hanno esteso l’utiizzo in strutture ove non dovrebbe esserci usualmente necessità. Poi in Italia i Centri per l’Impiego (CPL) sono struture dal contenuto d’inefficienza quasi insuperabile.  Vediamo dove manca la dignità?

Non fanno controlli o si muovono solo su denunce i CPL. Chi controlla l’applicazione della legge di fatto non c’è,  non c’è mai stato, in modo efficiente. Vivono e prosperano in modo vergognoso finte coop (che dovrebbero per legge controllarsi da sole, attraverso le associazioni di categoria) e le denunce arrivano sempre a buoi scappati e stalla vuota. Dipendenti non pagati, mancati versamenti previdenziali, lavoro nero camuffato.

I voucher: i belgi in Europa sono canzonati come sinonimo di persona sempliciotta, cominciando dalla polizia. Sarà ma, nel 2000 hanno inventato un modo per regolarizzare i lavoretti brevi e marginali, che sfuggivano alla regolarizzazione, per accordi diretti fra privati o negozianti e chi svolgeva la prestazione.

Ecco che nel 2001 nascono in Belgio i Titre-Service (TS). Chi ha bisogno di lavoro accessorio acquista TS (ciascuno vale un’ora) ed è tutto a posto. Paga con i TS  chi presta il lavoro e questi va in tabaccheria e ottiene il pagamento al netto dei versamenti contributivi e fiscali. Quasi la scoperta dell’uovo di colombo che regolarizza milioni di ore prima irregolari (pagati prima da chi acquista).

Sistema che in breve si diffonde in Francia (CESU) e in Germania (VEDI), con caratteristiche semplificate, anche dedicato alla piccola impresa.  Il TS belga viene preso al volo da Biagi nella sua legge e proposto entro il piano d’occupazione definito poi Legge Biagi (2001). In Italia siamo veloci come tartarughe: messo nella legge lavoro Maroni (2004), di fatto comincia a funzionare nel 2009.

Funziona molto bene e realizza entrate certe all’INPS (che emette i voucher), prima totalmente in nero. Inoltre il compenso per il lavoro è fisso, sul voucher, e viene incassato in posta. La semplificazione burocratica permette di regolarizzare  e coprire fisco e contributi nei piccoli rapporti (in Belgio si pagano anche i lavori artigianali fatti in casa). Tutto va bene, ma ha una pecca:  questa è un’area che toglie di mezzo il sindacato: il rapporto diventa diretto fra chi ne ha bisogno e chi lavora e questo a CGIL non va bene.

Così siamo arrivati all’assurdo di un referendum  CGIL che propone l’abrogazione;  un governo tremarella che,  per evitare il referendum,  abroga la legge, che adesso il Governo del Cambiamento vuol fare ripartire. Un decreto sul lavoro, nell’interesse di chi lavora, dovrebbe essere ben fatto, funzionale, evitare abusi, ma ciò detto sistemato in modo da agevolare al massimo il suo impiego.

Ciò che si sta facendo nel Governo del Cambiamento sembra invece  un frenare.  In questo “decreto dignità” sono anche inserite clausole che limitano l’uso del contratto a termine e dell’interinale. Si dimenticano che fin dall’origine l’interinale costa molto di più all’azienda, per una serie di gravami contributivi e fiscali… (per favorire le coop che questi gravami non hanno e fanno sub appalti di lavoro).

Rendere difficili e costose  le occasioni di lavoro a termine porta inesorabimente a tentare di aggirarne le norme.  Nei rapporti privati e in case private si sviluppa il nero (e lo sfruttamento di coadiuvanti e badanti): è questa la dignità?  Il termine che l’impresa stabilisce è fondamentale per una gestione sana. O vogliamo come negli anni settanta l’assunzione indeterminata per la produzione di panettoni e colombe?

Ripetiamolo ancora: il lavoro non lo fa la normativa del lavoro ma l’impresa che viene messa nelle condizioni di crescere e agevolata. Bisogna che si cambi registro e in fretta. Le opere pubbliche e la soluzione dei contratti internazionali in corso d’opera vanno risolti con coraggio facendoli ripartire in fretta (TAV, TAP, ILVA, Alitalia, Ferrovie, ecc.). si tratta di oltre 100mila dipendenti oltre quelli dell’indotto…. Sono posti sicuri, per la più parte stabili o di durata di anni.

Mentre all’estero le occasioni che generano lavoro e fanno rescere il PIL vengono coltivate e agevolate in ogni modo. Compreso nelle soluzioni dei lavori semplici, del part-time, ecc. Il lavoro viene spinto in ogni modo possibile. In Italia lo stato, quando va bene, non fa niente. Diversamente mette giù regole e impicci che aumentano le difficoltà.

Il rischio che non vi siano risultati entro qualche mese, può portare a amari risultati alle elezioni europee del Giugno 2019 (se poi nell’occasione si rianno le elezioni italiane… c’è di che stare attenti, molto attenti).

  1. #1 scritto da Miserabile di Montecristo il 1 agosto 2018 14:11

    Caro Saccavini, sagge parole le Sue, ma purtroppo in Italia le leggi sembrano obbedire a tutti, interessi di parte e ideologia in primis, e solo buon ultimo, se e quando accade, alla ragionevolezza.

    Aumentando, ad esempio, il costo di risoluzione dei rapporti a tempo indeterminato come ha fatto il cosiddetto “Decreto Dignità”, oltretutto aumentando a dismisura il rischio di contenzioso, che a sua volta rappresenta un costo, rilevante per giunta,
    si finisce col rendere più conveniente il lavoro a tempo determinato, che verrà preferito ogni qualvolta sarà possibile, non ci sono santi che tengano.

    Non parliamo del fatto che, almeno nelle strutture più piccole, la maggior parte per non dire la quasi totalità in Italia, la tentazione di passare al lavoro nero rischia di essere irresistibile.

    Discorso non dissimile per i voucher in ambito domestico, ad esempio. In tal caso il voucher, per economicità e semplicità, burocratica!, diventa insuperabile.
    Se devo pagare una collaboratrice domestica per impieghi saltuari o la ragazza universitaria che dà ripetizioni, tanto per fare due esempi banali ma molto concreti, l’iter burocratico per farlo con dei contratti “standard “sarebbe a dir poco imbarazzante, e il tempo è denaro!, ragion per cui molto spesso si finisce per optare per pagare la prestazione in contanti e in nero.

    Tanto gli evasori sono sempre gli altri.
    Per il resto, si torna sempre allo stesso punto: l’enorme potere, sia economico sia di consenso, rappresentato dalle cooperative le quali continuano a godere di regimi privilegiati
    - i quali potrebbero, forse, avere un senso per piccolissime realtà particolari –
    anche quando fatturano svariati miliardi di euro e impiegano decine di migliaia di persone al pari delle più importanti multinazionali.
    Visto che ormai siamo in agosto, auguro buone vacanze a tutti.

    RE Q
  2. #2 scritto da socrate lusacca il 1 agosto 2018 22:03

    Buona giornata e buone vacanze Andrea.

    Descrive bene elementi concreti della vita d’impresa in Italia.
    Non si capisce perché il voucher in Italia non diventi sistematico per i rapporti con privati.
    Tanto efficiente e funzionale, da non avere scusanti per non regolarizzare la posizione di un collaboratore domestico.

    Ci vorrebbe poco davvero mentre è imbarazzante sentire spesso chi svolge attività di collaborazione domestica parlare di un mercato in nero con offerte concorrenziali a scendere…
    Non sarebbe questa una dignità vera da riconoscere ai nostri collaboratori, saltuari, part time, continui o periodici?
    Con maggiori entrate per l’INPS (sappiamo quanto ne ha bisogno) e importo sicuro, semplice e senza problemi.

    Viviamo in un mondo alla rovescia, vedendo queste cose, con il Belgio che ci bagna il naso….

    RE Q
 
 

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