Il futuro di Buccinasco: siamo negli anni sessanta o nel terzo millennio?

Gli anni sessanta di Buccinasco è riconoscibile per le aree allora vicine a sant’Adele, chiamate “corea”, termine usato in Lombardia per le nuove costruzioni caotiche prima che nascesse la pianificazione generale obbligatoria. Un’altra area di questo periodo è la parte più prossima a Corsico di via Isonzo e delle laterali via Gorizia, via del Gelsi, il lato più a Nord di via Isonzo.

Casette autocostruite, o certificate da un geometra ex post. La crescita di Buccinasco negli anni del boom è venuta da lì, il lato Sud da Romano Banco capannoni e depositi. La situazione è cambiata dopo, con l’intervento di immobiliaristi di peso: Persichetti e Cabassi. Soprattutto il primo ha sviluppato un’ipotesi innovativa, che qualificava un territorio ancora vergine dandogli un percorso di residenza qualificata, da ceto medio insomma.

Gli  interventi di questo genere hanno portato a un’area di Buccinasco diversa: le zone di via Marzabotto, via Costituzione, via Morandi, hanno dato un tono diverso di una possibile Buccinasco che sfruttando i valori propri delle nuove aree residenziali hanno portato a una crescita qualitativa del sistema immobiliare locale. Avere casa a Buccinasco è diventato qualità, pregio per la diffusione dei parchi, delle acque diffuse, del parco Sud prossimo, ecc.

Il piano di sviluppo delle imprese ha dato poi vita alla costituzione dell’asse di via Meucci e giù verso Sud.Il che ha portato a preferire quest’area dedicata rispetto al vecchio centro produttivo prossimo a Romano Banco. Questo si trova sempre più composto di strutture vecchie, non funzionali, svuotate, lasciate andare.

Negli ultimi anni le costruzioni residenziali  si sono diffuse in altre aree a Sud di via Emilia, nell’area Rovido (Viscontina e Villaggio Rovido), per finire on la trasformazione di una Residenza Buccinasco più in quell’infelice misto insieme che ci troviamo oggi.

In questo contesto il sistema viario e ciclopedonale è stato messo insieme senza un sistema. L’attraversamento di Buccinasco passa per un’arteria che collega Milano con Trezzano passando per san Biagio. Non esiste neppure in ipotesi un percorso circolare esterno; non parliamo dei pezzettini di ciclabili entro l’abitato.  Il collegamento di via Meucci con via Lomellina non ha accessi e uscite esterne degne di questo nome.

Sufficiente questa descrizione (approvata nel 2012!) per capire che Buccinasco va sistema e ripensata? Che bisogna scegliere il da farsi, mettendo al loro posto, ordinatamente, le diverse esigenze costruttive? definire le residenze di qualità, i piani di manutenzione accurata del verde pubblico? Un sistema viario da rifare, rivedendo le strade interne e trasferendo autotreni e tir al di fuori?

Insomma occorre che davvero si ripensi a un progetto urbanistico degno di questo nome, anche andando a riprendersi il concorso che realizzò l’arch Bianchi nel 2009. Meglio forse indicendone uno nuovo. Naturale che il bando  avrà le indicazioni raccolte fra i Cittadini, gli operatori del settore, l’amministrazione, e quanti altri siano in grado di pensare a una Buccinasco riqualificata che guarda avanti di cinque dieci anni.

Che finalmente qualcosa si muova sul piano urbanistico è positivo (VEDI il sito del comune). Facciamo però le cose per bene, in modo sistemico e ordinato, pensano al nostro futuro, a ciò che vogliamo fare davvero. Per cominciare anche salvando il viale alberato di via Di Vittorio…

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