Europa: lavorare per il suo sviluppo, contro il deperimento

Un’interessante conversazione sul Corriere d’oggi, che invitiamo i lettori a leggere, vede a confronto un docente di Milano per scienze politiche (Maurizio Ferrera) con un docente a Berlino di sociologia politica (Claus Offe). Il tema è la riforma per uscire dalle criticità in cui si trova l’Europa.

Premessa: non capiamo le ragioni per cui fra la totalità o quasi dei tedeschi convinti del rispetto degli obblighi (pacta sunt servanda), se ne vada a prendere uno che esprime dubbi e invita a guardare in modo diverso la situazione che è venuta a crearsi. Per farla breve sostiene che i paesi “vincitori” (dell’euro), che a suo giudizio beneficiano di questa situazione, devono cambiare metodo: “per evitare rotture, in certi casi è opportuno piegare o sospendere temporaneamente le regole”.

Miele per molti economisti e politici di casa nostra, a cominciare dalla vecchia politica (e dai M5S), quindi praticamente tutti. Non ci sempra semplice ne attuabile. Tutti da noi stanno già pensando allo sforamento sul deficit che, è da dare per certo, non troverà mai la disponibilità dei paesi Nord europei: assurdo pensare che si lasci correre il debito delle cicale a spese del grano messo da parte dalle formiche.

Credo si debba guardare avanti, a qualcosa di più ampio, più europeo, cercando soluzioni che integrino; aiuti che si traducano in miglioramenti concreti nei paesi indebitati consentendo loro di ridurre ordinatamene il debito. Un percorso del genere darebbe benefici a tutti e farebbe dell’Europa qualcosa di simile al E Pluribus in Unum (motto degli USA, da 1776, precedente alla Rivoluzione francese).

Situazione non semplice, che deve essere studiata a fondo e approfondita. Si può fare un esempio: la possibilità di compiere investimenti extra nei paesi sopraffatti da un debito fuori misura, sottoposti a approvazione e controllo di Bruxelles. Magari parte di una partita Stato-UE estranea al debito pubblico e soggetta a meccanismi compensativi nel tempo.

Da sola non basterà ma può essere un primo passo cui deve seguire una normativa stringente che riguarda la messa a norma comune della P.A. , soggetta a regole e controlli che portino tutti a un medesimo obiettivo. Alcuni paesi arriveranno prima, altri ci metteranno di più. Questione che riguarderà diversi anni per l’Italia, ma indispensabile. Purtroppo non ottenibile dai partiti e governi di casa.

L’Europa però, con meccanismi del genere, può evolvere verso una funzione di maestra benefica (qualcosa come Mater et Magistra, sia pure non ecclesiale), che faccia crescere tutti, con benefici per tutti. Non si vede in giro molto di concreto su questo percorso, che crediamo l’unico, forse, in grado di prendere atto in positivo della lunghissima crisi e dare spinta e ragione d’essere, profonda, alle pur robuste radici europee del nostro continente. Centenarie ma tuttora vitali.

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