Imprese e Lavoro: il governo del cambiamento… cicca la prima

Non siamo certo pregiudiziali verso il nuovo che fa prove di governo, convinti che il vecchio fermo e spendaccione, incapace del minimo cambiamento, abbia terminato da tempo il suo ciclo e potrebbe solo far male. Scontiamo una quota di incompetenza, da aprendisti stregoni, per il nuovo assetto, già complicato da una combinazione non proprio omogenea, tenuta insieme da un  “Contratto di Governo”, termine che puzza di compromesso.

La nostra critica non è scontata, vorremo davvero che la gstione effettuale, quella concreta, fosse meno condizionata dai programmi elettoali che economicamente sono insostenibili. I nuovi governanti devono fare un maggiore sforzo di realpolitik e percorrere strade nuove che portino l’Italia verso un percorso di uscita dalla grave situazione in cui è stata trovata.

Non si può pensare a soluzioni facili e semplici: la condizione del paese è davvero critica e può diventare comatosa; non ci vuole molto. I nuovi governanti non hanno responsabilità: devono parlar chiaro e descrivere un percorso generale di risollevamento (far uso del termine Risorgimento non sarebbe sbagliato, ma avrebbe contenuti storici equivoci). Queste le premesse, che riteniamo indispensabili.

Parliamo allora del “Decreto Dignità”: il tentativo di migliorare le condizioni del lavoro, facendo un passo in avanti rispetto ai precedenti svolti dalla matrice PD. Ciò che è stato proposto, nei fatti ricalca i percorsi prcedenti, soprattutto la visione punitiva verso il fare impresa, la ricerca di soluzioni contro l’impresa per migliorare la condizione di chi lavora: è un’ancora diffusa tara italiana che fa fatica a sradicarsi e che fa male al paese.

Lo sa qualcuno, ad esempio, che l’Olanda è il paese europeo ove il part time è più diffuso, per oltre due terzi utilizzato da donne che, in questo modo possono rendere più praticabile lavoro e casa? Il lavoro par time, come il lavoro  a termine è un valore che rende efficiente, competitiva l’impresa. A rovescio, la rigidità in ogni aspetto del rapporto di lavoro frena investimenti, riduce le opportunità,  rallenta la crescita produttiva, il PIL. Con minori occasioni di lavoro, maggiore disoccupazione.

Non si riduce il lavoro a termine impedendolo; la componente precaria di un rapporto a scadenza trova la sua soluzione nelle politiche attive del lavoro. Occorre che le normative e le strutture esterne siano competenti e preparati per ricreare serenità e continuità mettendo in contatto domanda e offerta di lavoro, preparando per l competenze richieste, supportando la pausa con contributi e fornendo formazioni vere.

Le potiiche attive del lavoro in Italia non funzionano. Conseguenza della struttura pubblica che è al di sotto del minimo, nonostante le individualità valide, sempre presenti, ciò che manca è il sistema. Lavorare per ricrearlo, un sistema efficiente, richiede anni.  gli intermediari del lavoro, le imprese interinali, sono la struttura al momento dalle potenzialità migliori. Anche qui però c’è da lavorare.

Chiudiamo con le severe osservazioni di Carlo Stagnaro, che dobbimo condividere: provvedimenti di questo tipo non daranno risultati e manterrranno il sistema fermo e inefifciente come prima. Occorre un cambio di marcia, uno sforzo arduo, faticoso, impegnativo, perché l’Italia sia cambi passo davvero, perché il Governo del Cambiamento, riesca davvero  cambiare, a uscire da un passato che dobbiamo dimenticare.

Carlo Stagnaro (IBL 04 Luglio 2018) Lo hanno chiamato “decreto dignità” ma, per essere più precisi, avrebbero dovuto chiamarlo “decreto rigidità”. Il provvedimento varato lunedì dal Consiglio dei ministri, infatti, nasce da un’interpretazione ingenua dei problemi strutturali italiani, e offre più mali che cure. L’idea di fondo è che le imprese godano di troppa libertà e possano pertanto abusarne: quando invece la patologia italiana è, all’opposto, la bassa produttività.
Il decreto interviene su tre fronti. Per quanto riguarda la disciplina del lavoro, aumenta le indennità di licenziamento per i contratti a tempo indeterminato, e opera un giro di vite su quelli a tempo determinato. Il probabile risultato sarà che una parte dei lavoratori che sarebbero stati assunti in modo stabile dovranno accontentarsi di un rapporto a termine, e una parte di quelli a termine finiranno in nero.

Rendere i rapporti più onerosi e spaventare le imprese con sortite come quella sui rider (poi rientrata) non otterrà altro risultato che metterle sul chi vive e spingerle all’estrema cautela, proprio quando bisognerebbe invece frustare il cavallo dell’economia.
C’è poi un pacchetto di misure definito “anti delocalizzazioni”, che sarebbe più appropriato definire “anti localizzazioni”: l’erogazione di incentivi viene subordinata a tali e tanti vincoli che molte imprese, pur di non rimanere impiccate alle proprie scelte di investimento, eviteranno di approfittarne. Questo danneggerà soprattutto il sud. Ma, venendo meno gli strumenti di “investment attraction”, il risultato netto sarà quello di rendere il nostro paese meno appetibile. ………….
Infine, il decreto vieta la pubblicità al gioco d’azzardo legale, con l’eccezione delle iniziative pubbliche. Il paradosso è che vengono parimenti tutelati il gioco illegale e quello di stato. Questo decreto tradisce il rigetto della libertà dell’individuo, nel nome di una visione ipersemplificatoria dove esistono solo lo stato e l’economia criminale, senza che vi sia spazio per le interazioni di mercato.

In questo mondo, a prosperare saranno solo gli avvocati, visto che ogni comma darà luogo a un enorme contenzioso. Altro che dignità: qualunque cittadino o impresa perbene dovrebbe alzarsi e dire “se queste sono le regole del gioco, non sum dignus”.

  1. #1 scritto da Andrea D. il 4 luglio 2018 19:01

    Caro Luigi tu, inguaribile ottimista, vedi nel nuovo governo segnali di cambiamento, io ,forse pessimista cronico, ci vedo solo la riproposizione, con slogan e qualche faccia nuova, delle peggiori politiche anni ’80, con spese in deficit, debito in crescita, uno statalismo imperante e una mentalità socialisteggiante che porterà solo a enormi disastri.

    Si insegue ancora il mito del posto fisso e del lavoro per la vita, un’utopia fuori dal tempo e dallo spazio che non potrà che allontanare sempre più le imprese sane dall’Italia.
    Resta, peraltro, ferma l’idea dello Stato “buono” al quale è concesso quello che al privato “cattivo” viene negato: i nuovi criteri sui contratti a termine, infatti, non si applicano alla Pubblica Amministrazione che è in realtà il primo grande utilizzatore di quel genere di contratti.
    Parimenti il divieto di pubblicità per il gioco d’azzardo non vale per i giochi gestiti dallo Stato.

    In uno Stato dove la pressione fiscale è massima (e il livello dei servizi, mediamente, modesto), il cuneo fiscale uno dei più elevati, la rigidità del mercato del lavoro eccessiva, la produttività bassa, si complica ulteriormente la vita (e si aumenta il costo del lavoro già alto) alle imprese, come se il primo obiettivo dell’imprenditore non fosse quello ti trovare e tenere talenti, ma divertirsi a licenziare le persone (imponendo, di fatto, alle imprese di fare stato sociale, come se non pagassero già tasse abbastanza).

    Non parliamo poi delle norme sulle delocalizzazioni che probabilmente ci costeranno l’apertura di una procedura di infrazione per la violazione delle norme europee sul libero trasferimento, produrranno un’accelerazione per le imprese che intendono lasciare il Paese e un freno per quelle che pensano di investire.
    D’altra parte quando si affida un ministero chiave a un ragazzino senza arte né parte mi sembra il minimo.
    Auguri!

    RE Q
  2. #2 scritto da socrate lusacca il 4 luglio 2018 22:51

    Andrea, credo che tu conosca bene quanto le affermazioni che fai trovino corrispondenza nel mio pensiero.

    Questo “governo del cambiamento” ha una somma di criticità molto grandi, compresa l’inesperienza.

    Sarò in errore, ma se dopo questa esperienza (che probabilmente sarà breve)
    tornassimo alla condizioni precedenti,
    temo il peggio

    peggio che individuo non non cambiare nulla, continuare a impoverire il paese,
    gestiti da espertissimi nel cambiare tutto perché tutto resti come prima.

    Preferisco che sia questo governo ad affondare….
    da una profonda crisi potrà rinasce qualcosa di nuovo, che oggi non si vede,
    ma per carità, non torniamo indietro ….

    buona serata

    RE Q
  3. #3 scritto da Andrea D. il 5 luglio 2018 02:21

    Onestamente, qualche anno fa quando ho guardato il panorama politico italiano sono rimasto sconcertato e sgomento perché ritenevo del tutto impossibile vedere la luce in fondo al tunnel:
    - Il M5S lungi dall’essere il nuovo che avanza era un mix di teorie socialisteggianti, statalismo, politica clientelare stile DC anni ’80, col tassa e spendi, sovranismo (per ora, pare, passato in secondo piano), improvvisazione e impreparazione (tanto basta essere honesti).
    - Il PD era ancora profondamente radicato a un passato marxista mai, di fatto, rinnegato e Renzi si è rivelato un “vecchio” democristiano degno della prima repubblica. Ha sprecato tante e tali risorse con le suo politiche clientelari fatte di bonus e elargizioni (mentre il debito cresceva fuori controllo e lui sembrava disposto a qualunque baratto, politiche sui migranti incluse, per ottenere uno zero virgola di deficit in più dall’Europa) facendosi scappare il treno della ripresa senza nessuna riforma degna di nota. E infatti l’Italia resta il fanalino di coda in Europa per crescita,con una pressione fiscale asfissiante e un cuneo fiscale tra i più alti (oltre ai vari problemi di mancate liberalizzazioni, sprechi, burocrazia, rigidità del mercato del lavoro, bassa produttività etc. etc).
    - Il centro-destra era ancora legato a un Berlusconi, peraltro mutilato e massacrato, che aveva promesso per anni una rivoluzione liberale che non è mai riuscito ad attuare (per attuarla ci vogliono i numeri e le “palle”, scusa il termine. I numeri non li ha mai avuti, gli attributi non saprei. Capacità e visione non gli mancavano, ma sembrava più orientato a piacere piuttosto che a passare alla storia. La Tatcher non è certo il politico più amato del Regno Unito, benché sia quella che ha tirato fuori il paese dal guano in cui era immerso). Il resto del centro-destra, tra Salvini e Meloni, un mix di sovranismo e populismo dal fiato decisamente corto: tornare alla Lira e monetizzare il deficit non è una soluzione! Temo che gli italiani lo impareranno a proprie spese.
    Tra i tre il centro-destra era sicuramente il meno peggio, ma lungi dall’essere la soluzione. Insomma, io un lieto fine ero incapace di vederlo e ho deciso di cambiare aria. I problemi ci sono un po’ in tutta Europa, ma l’Italia, pur avendo tuttora un grande potenziale (per quanto ancora non si sa), era, ed è, messa davvero male. Il rischio di avvitarsi in una spirale di fallimenti a cascata, stile Argentina, rimane alto e attuale e questo governo cammina pericolosamente sul filo del rasoio. Aggiungici il fatto che San Mario (Draghi) è ormai a fine mandato, col rischio che la BCE sia molto meno benevola verso l’Italia in un futuro molto prossimo, in particolare se il posto di Draghi verrà preso da un falco tedesco (con la speculazione che non aspetta altro per lanciarsi come uno squalo inebriato dal sangue per fare a pezzi quel poco che resta del Paese) e il quadretto non è affatto roseo. Troppo pessimista? Può essere, ma un appiglio per un barlume di ottimismo proprio non riesco a trovarlo: il Gattopardo è vivo e vegeto e se la ride.

    RE Q
  4. #4 scritto da socrate lusacca il 5 luglio 2018 11:03

    Come si dice nel proverbio?

    chi si fa pecora, il lupo la mangia

    il dramma di questo paese è che a pagare le conseguenze saranno quelli in fondo alla lista
    > pensionati
    > disoccupati
    > dipendenti (a comnciare da quelli pubblici!)
    > i dipendenti privati

    si potranno salvare, ma con fatiche immani:
    > chi fa impresa ma, in un settore che rimane vitale in un paese impoverito
    > chi ha patrimoni immobiliari, che dovrà scontare un lungo periodo di prezzi bassi (deve quindi essere liquido, il che non è frequente)
    > chi ha finanza robusta, del mestiere (che sa dove muoversi, e ha per tempo le notizie giuste)

    buona giornata

    RE Q
 
 

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