Africa, i disperati della terra, l’Europa, la Chiesa

Riceviamo dal nostro lettore Cesare, copia di un articolo apparso su ilGiornale a firma Michele Brambilla, una penna storica che ha attraversato Corriere, Provincia, La Stampa, Libero, il Giornale, la Gazzetta di Parma. Sensibile ai temi religiosi, come del resto questo di cui ci racconta Cesare.

La questione che affronta Brambilla non è banale e le sue motivazioni le ha, sono concrete se rivolte all’interno del mondo cattolico. Sul tema d’oggi troviamo però l’esigenza di un tiro da alzare, per colpire la politica; a cominciare dall’Europa. La Chiesa ha fatto e altro compie “in situ”; lo fa da secoli ed è meritorio. Ciò che oggi si richiede è qualcosa di più, molto di più.

Il tema Africa si è fortemente attenuato nella sua drammaticità, rispetto ai decenni trascorsi. Con la novità dell’informazione globale diffusa dalle reti, anche lì gli autoctoni vedono e sentono il mondo come gira: sono più informati e i Paesi ove immagini e messaggi fanno parte della realtà concreta, molto diversa da quanto si possa vivere in un villaggio del Sahel, generano aspettative e spinte prima molto più rarefatte.

L’africa, per l’Europa è qualcosa di simile al cortile di casa: la distanza è un braccio di mare. Oggi è un compito di civiltà pressante e assoluto per l’Europa, intesa come insieme di stati continentali. Si deve passare dal contenimento all’attiva crescita e sviluppo che coinvolga il Continente Nero, cominciando da Nord, a scendere. La Chiesa può continuare a fare e la sua esperienza è senz’altro una base di partenza da considerare.

Il tema dell’Africa oggi è questo. Qui condividiamo l’appello di Brambilla: la divisione in due fra buoni e cattivi mettendo fra i secondi quelli che chiedono un cambio epocale di progetto e prospettiva non coglie la sostanza del problema che la attuale fase storica ci pone di fronte. La lettura merita e la proponiamo a tutti

PERCHÉ AIUTARLI A CASA LORO È CRISTIANO

(Cesare 25 06 18) Mi permetto di evidenziare un piccolo articolo di un quotidiano (cerco di leggere più “colori” possibili) dato che da più parti si cita il Vangelo, libro che ha qualche annetto ed è stato scritto facendo uso della memoria delle persone vissute e poi anche tradotto

(Michele Brambilla 25 Giugno 2018 ilGiornale) “I lettori più anziani del Giornale ricorderanno senz’altro padre Piero Gheddo. Era un missionario (ne parlo al passato perché ci ha lasciati giusto sei mesi fa) che ha girato praticamente ogni angolo del pianeta, visitando centinaia e centinaia di missioni cattoliche, condividendo con i confratelli e con i poveri l’esistenza grama di quello che una volta si chiamava il Terzo mondo.

La famiglia religiosa cui apparteneva, il Pime (Pontificio istituto missioni estere), gli aveva affidato la direzione del mensile Mondo e Missioni, direzione che Gheddo ha mantenuto per trentacinque anni, dal 1959 al 1994, tenendo informata la Chiesa – ma non solo la Chiesa – su ciò che succedeva fra i derelitti e fra i cristiani che vivevano la fede in condizioni meno agevoli di quelle delle nostre parrocchie, delle nostre sacrestie e ancor più dei palazzi vaticani. Montanelli, che non amava i preti, aveva però rispetto per i missionari, e ancor più per questo missionario-giornalista, cui aveva affidato una serie di reportage, appunto, per il suo Giornale.

Con padre Gheddo ho avuto la fortuna di scrivere un libro uscito venticinque anni fa per la Bompiani, Nel nome del Padre. Se ricordo lui e quel libro oggi, è perché ricordo bene anche uno dei messaggi più importanti che in quelle pagine il nostro padre Gheddo volle dare. E cioè che dove s’erano insediate le missioni cattoliche, gli ultimi della Terra avevano trovato una possibilità di riscatto e una speranza. I missionari – e i tanto vituperati «occidentali» – avevano, in quelle missioni, creato scuole, ospedali, posti di lavoro; insomma dato ai derelitti e ai dimenticati la possibilità di migliorare le proprie condizioni di vita stando nella propria terra natìa, senza dover cercare disperatamente di fuggire.

Dico tutto questo perché mi colpisce come oggi, in gran parte del mondo clericale, ci si accodi al disprezzo con il quale si scomunica preventivamente l’opzione di «aiutare a casa loro» coloro che invece sono costretti a tentare avventure pericolose per loro e, alla lunga, insostenibili per chi accoglie. «Aiutiamoli a casa loro» sarà anche lo slogan di quel Salvini che è brutto sporco e cattivo ma, come diceva il cardinal Biffi, «una cosa è giusta o sbagliata a prescindere da chi la dice».

Tutto questo non vuol dire che un cristiano non debba soccorrere e accogliere chi ha bisogno, ci mancherebbe: vuol dire però che è sbagliato demonizzare come un’idea leghista un’idea che appartiene alla tradizione della Chiesa. Forse la migliore, fra le sue tradizioni.”

Ed un piccolo appunto per l’assesore Arboit, dato che si vede a messa a Sant’Adele, può chiedere a qualche giovane della parrocchia, informazioni sulle missioni in Africa e sulla loro esperienza fatta Buona giornata.Cesare

Tag: ,

  1. #1 scritto da socrate lusacca il 28 giugno 2018 11:09

    il parere del vicesindaco Arboit (Consiglio Comunale 14 giugno)

    ASSESSORE ARBOIT E’ intollerabile, è una vergogna, che persone che lasciano la loro terra, a causa della fame o della guerra, in cerca della sopravvivenza, e di un destino migliore, siano strumento di uomini senza scrupoli, uomini che sulla pelle di queste persone sfortunate, giocano a poker, giocano i loro giochi di potere, si chiamino Matteo Salvini o Emmanuel Macron poco importa,
    è una scelta disumana e barbarie, è la distruzione della civiltà europea, che è fondata sull’Umanesimo e sul Cristianesimo.

    Questo è quello che accade, oggi davanti ai nostri occhi, quando centinaia di persone, bambini e donne in stato di gravidanza, sono lasciati in balia delle onde, senza un porto sicuro dove sbarcare.

    RE Q
  2. #2 scritto da socrate lusacca il 28 giugno 2018 11:22

    Lo scritto del vicesindaco, discutendo della strumentale proposta di odg,
    protocollata dal Presidente del Consiglio Comunale,
    letta in Consiglio dal Consigliere Pezzenati,

    rientra pienamente nel preordinato attacco al governo pianificato dalla maggioranza,
    nel quale si è iscritto anche il sindaco che di suo,
    a Consiglio in corso,
    ha postato un’offesa grave a tutta la minoranza, definita “sciacalli”
    (salvo poi dire che intendeva altro)

    Il vicesindaco (suo compare, almeno nell’occasione)
    confonde (volutamente) la definizione dei soggetti variegati che lucrano sullo sbarco in Italia di persone senza documenti, destinati a rimanere nel nostro paese, senza titolo, senza personalità, impossibilitati a condurre una vita normale, sfruttati da nuovi schiavisti, dall’anti-stato:
    con il lavoro nero, come ultimo anello nella vendita di droghe,
    assoldati in operazioni di piccola o meno delinquenza,
    disperati e senza speranza…

    Coloro che partecipano a questo mercato (gli sbarcati in queste condizioni sono oltre il 90% (novanta per cento), che fanno parte come anello di una catena utile a perfezionare lo sbarco,
    Costoro sì meritano le definizioni di cui fa uso il nostre non esimio rappresentante….
    Il gioco della confusione nella sua descrizione che mette male in relazione vittime e carnefici,
    ecco l’operazione che in Consiglio è stata condotta…

    MERITANO TUTTI LA MOZIONE DI SFIDUCIA

    TUTTI….

    RE Q
 
 

sottoscrivi il feed dei commenti

SetPageWidth