Milano solidale e Salvini: qualcosa non torna

Che Salvini faccia uso di qualsiasi motivazione dal risultato che spera per sé positivo nelle elezioni comunali d’oggi  (o anche nelle europee, che lui segretamente spera anche nazionali, nel Giugno 2019), può essere assodato, dato per pacifico. Intanto una riflessione va fatta: perché questi temi basic trovano attenzione e riscontri nei sondaggi?

Il suo agire rende evidente quanto è stato trascurato o tralasciato dai governi precedenti. La casta partitocratica ha giocato per sé la politica e fatto uso di elemosine per attrarre consenso, lasciando una serie di problemi irrisolti; peggio si potrebbe dire: mercanteggiando un poco di deficit in più in cambio di una politica Europea acquiescente a Bruxelles, Berlino, Parigi.

È bastato dire basta per far emergere una crisi europea con pochi precedenti. Mettendo in crisi tutti, fino all’isteria di Macron che si sente “tradito” da un’Italia che non lo copre più sul fronte Mediterraneo e lo scopre rispetto all’area destra nel suo paese, favorendo Le Pen. Il re si è rivelato nudo e a dirlo è stato Salvini: lo dimostrano i fatti.

Quindi l’Europa adesso ha un problema da risolvere… che deve risolvere ed è questione che non sarà di breve e facile superamento.  In termini essenziali la questione è: l’Italia come destinataria di decine di milioni di africani privi di identità oltre che di qualsiasi competenza, oppure l’Europa nuova missonionaria che in Africa lavora per lo sviluppo, per il superamento delle criticità, aprendosi a africani dotati di qualità di base che consentono l’integrazione?

Tertium non datur: non ci sono altre ipotesi di metodo. Nel breve termine si affrontino pure le emergenze, avendo però un percorso di uscita. Certo negli obiettivi e nel tempo. In questo contesto vi è stato ieri un pranzo manifestazione di accoglienza che ha visto a Milano come sponsor istituzioni locali, laiche e religiose,  di alto livello. Un invito a non chiuderci in noi stessi, a guardare con apertura ai meno fortunati: un messaggio da accogliere, ma…

C’è un ma, se i media fanno di questo evento l’alternativa secca: o con Salvini o spalanchiamo le porte a tutti, senza freni, prendendo tutti quelli che vengono. La situazione non è così semplice, e l’uso strumentale che ne viene fatto, è non solo di bassa politica, ma offensivo verso tanti volontari e brave persone disposte a fare del bene.

In Italia abbiamo qualcosa come 600mila “migranti” che girano nel territorio, privi di documenti, impossibili da riportare al loro paese perché nella maggioranza dei casi non siamo in grado di saperlo. Impossibili da assumere, da mantenere correttamente. Persone che vivono ai margini, manovalanza per lavori in nero ipersfruttati, per piccola delinquenza, per spaccio, eccetera. Questo è il problema che al riguardo ha oggi l’Italia: il primo problema da risolvere.

Da risolvere prima che si possa pensare a accogliere altri senza patria, senza documenti, sedicenti minori oppure no, nel modo con cui si è agito finora. La gestione politica che ci troviamo davanti è questa. Salvini sarà anche un povero di spirito e di cultura, un sempliciotto anche un poco volgare, nel quale è faticoso identificarsi, ma non si può pensare per questo che l’alternativa è: continuare come prima.

La questione è stata presentata e affrontata nel nostro Consiglio Comunale, basata sul termine “fine della pacchia”: per le diverse attività che sullo smercio di poveri disgraziati esseri umani fondano la loro professione, campandoci, ci fanno affari, anche o peggio. Naturalmente con l’accusa che fine della pacchia è da intendersi rivolta ai sotto-uomini trattati come merce, non per i destinatari della “pacchia”.

Andarsi a sentire la registrazione fa cader le braccia. L’unico intervento sensato è la dichiarazione di voto di  Caterina Romanello, con voce pacata e seria (unica, fra coloro che hanno parlato). Ai lillipuziani del far politica in Consiglio, per una volta impalcati da politici nazionali, di questi temi non interessa nulla, non fanno nulla per approfondire e cercare di capire. Stanno lì a sventolare parole che sono stracci, che confondono come bandiere del loro colore.

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