Non possumus: il Contratto di Governo sta arrivando al dunque

Non possiamo certo essere accusati di avere dei pregiudizi nei confronti del nuovo che avanza e oggi governa (non del tutto composto di nuovi per altro, vista la Lega). La coalizione bifronte guarda a cose e indirizzi diversi. Salvini che agita il Ministero degli interni come una clava non lasciando passare l’occasione per rappresentare il nuovo, mentre Di Maio, che ha scelto infelicemente il Ministero del Lavoro e Sviluppo, inchiodato nelle decisioni dalle casse vuote, dal debito del Tesoro.

Non possumus è locuzione latina e curiale che fin dagli inizi del cristianesimo ha testimoniato la fede: risposta a chi chiedeva loro di non predicare il Vangelo, di non manifestarla la fede. Impedimento al silenzio che si fa risalire addirittura a Pietro e Giovanni apostoli. Il termine,  che ha un suo fascino essenziale e assoluto ad un tempo, come spesso avviene nella lingua latina, oggi ne facciamo uso in un significato diverso.

Non possumus può oggi scriversi nel portone d’ingresso del Tesoro, come nel portone del Ministero del Lavoro. Nel significato sostanziale di impossibilità ad agire, nel caso specifico a spendere per poter dare corso al Contratto di Governo riguardo a spese come il reddito di cittadinanza, lo smontaggio delle pensioni, e altre promesse programmatiche, che non sono realizzabili entro la cornice dell’euro.

L’euro rimane una moneta non compatibile con piani economici basati sulla svalutazione come è successo in Italia per decenni. Facile per i politici di turno promettere e realizzare, con il Tesoro che stampa lirette dal facciale sempre più grande fino a 500mila, scaricando il valore della moneta; innestando la rincorsa al recupero di pensioni e stipendi, in un giro ininterrotto durato fino al 2000.

Il Contratto di Governo evidentemente si basava sul presupposto europeo sconcertante: chiedere all’Europa di cancellare il rimborso di bond italiani detenuti nella BCE, fino a 250miliardi. I nomi degli imbecilli e incoscienti che hanno fatto rendere credibile questa ipotesi non sono finora stati resi noti in modo esplicito: come sappiamo per lunga esperienza gli sbagli e gli errori sono sempre privi dei padri.

Quando si è stati costretti a togliere l’”entrata straordinaria di 250miliardi” qualcuno dentro il pensatoio che aggiustava il Contratto di Governo, avrebbe dovuto applicarsi su tutto il programma di spesa. Non lo hanno pensato, non lo hanno fatto. Non solo: Di Maio ha pervicacemente voluto mantenere il Ministero del Lavoro incaricato della spesa maggiore: e ora pover’uomo? Come fa a irrorare i campi se l’acqua non arriva più perché la diga è vuota?

Mentre Salvini copre la totalità degli eventi con le sue scelte, per la più parte innovative e giustificate, anche se sparate dimentico di diplomazia e educazione, la questione che riguarda le promesse che tanto hanno procurato in voti, rimane al palo e non se ne vede una possibile uscita. Stiamo avvitandoci verso una divaricazione fra Lega e M5S con arrampanti che urlano e voci flebili che balbettano e parlano d’altro. La conclusione prevedibile è il ritorno alle urne.

Questa riflessione viene da una frase di un bravo ed efficace giornalista Claudio Cerasa che ha la direzione de il Foglio (una volta organico al sistema comunicazione Mediaset, adesso proprietà di romani  immobiliaristi e finanzieri). Una frase che emerge da riflessioni sui temi di questo articolo, entro IBL (Istituto Bruno Leoni), che ci sembra davvero descrivere la sintesi in cui ci troviamo tutti, in questo bellissimo e tragico Paese:

Se in un contratto di governo scrivi che vuoi fare interventi per oltre 100 miliardi indicando coperture per poche centinaia di migliaia, non hai fatto un contratto per fare un governo ma hai fatto un contratto per uscire dall’euro. ….. Dato che al momento la notizia è che il Ministro dell’Economia ha detto che vuole essere in continuità con il passato ciò che mi preoccupa non è cosa farà questo governo dell’euro nella prossima campagna elettorale. Quanto chi governa oggi, per spiegare perché non è riuscito a fare ciò che aveva promesso, avrà bisogno di un alibi grande come la moneta unica.

Fa venire i brividi. Ricordiamolo: il percorso di un’uscita dall’euro porterebbe probabilmente all’impossibilità di realizzarla (quali che siano i voti di sostegno ottenuti, come dimostra la Grecia). Ci troveremmo la troika in casa e il nostro Paese sarebbe spolpato. Diventeremmo più poveri, tutti e per riprenderci (noi in Italia siamo ricchi di imprenditori capaci di ricominciare da capo e tornare a primeggiare) si richiederà un decennio di sacrifici. Del ritorno alla lira meglio non parlare; sarebbe perfino peggio.

Tag:

  1. #1 scritto da Andrea D. il 22 giugno 2018 14:41

    Che stiano preparando un’uscita nottetempo dall’Euro?
    Perché è l’unico modo in cui possono farlo, ogni altra via, che richiede tempo, verrebbe fatta a pezzi dalla realtà.

    Fanta-progetti del tutto sconnessi dalla realtà che partono dal presupposto, chiaramente fallace
    (basta vedere i “successi” dell’Iri o della Cassa del Mezzogiorno, la ricostruzione post-terremoto in Irpinia o la BreBeMi etc.),
    che lo Stato sia in grado di fare investimenti oculati e redditizi.

    Barattare qualche giorno di (modesta) felicità col futuro delle generazioni a venire (figli, nipoti e pronipoti)?
    Il prezzo verrebbe pagato, in maniera molto salata, anche dalle generazioni attuali, ma loro lo avrebbero scelto per cui non me ne preoccupo.

    E’ il fardello che verrà lasciato ai loro figli che mi interessa, perché questo sarebbe uno dei (tanti) casi in cui e colpe dei padri ricadono (anche) sui figli.
    Esattamente come le generazioni attuali si trovano a pagare il peso del debito accumulato nei 50 anni passati, delle spese allegre, della pensione a 40 anni, della Milano da bere.

    Ciò che più dispiace è che l’Italia avrebbe le risorse e il potenziale per affrontare da protagonista il futuro, per essere uno dei Paesi leader (al pari se non meglio della Germania) in Europa e nel mondo.

    Quello che manca è una rabbia costruttiva che faccia saltare il tavolo, che imponga uno stop brusco e incondizionato, costi quel che costi (e costa, in termini di sacrifici, non di soldi che non ci sono), agli sprechi, alle rendite, ai privilegi (che non sono solo quelli dei politici, che per quanto odiosi sono solo la punta dell’iceberg).

    Meno regole, meno tutele, meno garanzie, più libertà, coraggio, voglia di fare e intraprendenza.

    Purtroppo la generazione attuale, nata e cresciuta a suon di “spesa pubblica” e di diritti (senza doveri), è del tutto incapace di cambiare e i giovani, che potrebbero, anzi dovrebbero, essere il motore di questo cambiamento (se non altro perché in gioco c’è il loro futuro)
    sembrano più propensi alla nostalgia di un passato che non può tornare e non tornerà che disposti a scommettere, con coraggio e ottimismo (e se vogliamo anche un pizzico di incoscienza), su sé stessi e sul futuro.

    RE Q
  2. #2 scritto da socrate lusacca il 22 giugno 2018 15:09

    Una delle ragioni di questo impasse mette nel banco degli imputati il mondo dell’impresa.
    Per dire le cose col nome: Confindustria.
    Ha scelto dagli anni sessanta di rinunciare al suo ruolo naturale di indirizzo e difesa del sistema paese,
    passando la palla al centro sinistra di matrice PSI, con le nazionalizzazioni che tuttora formano un peso insostenibile:
    il SSN servizio sanitario nazionale, per giunta suddiviso in 23 regioni!
    La nazionalizzazione dell’energia elettrica;
    ecc. ecc. scelte stataliste che si aggiungono a IRI (gonfiato con panettoni e altre aziende “salvate”);

    Scelte che hanno visto il sistema impresa totalmente assente;
    come il sistema confindustriale ha lasciato correre l’eccesso di keynesismo durato 40 anni

    Rimettere insieme i cocci e ripartire è un’impresa davvero titanica…

    Che l’uscita dall’euro, come dice il Foglio, diventi argomento per la prossima campagna elettorale, ripetendo una sorta di referendum greco, è ciò che si profila….

    Noi informiamo, guardando sgomenti ciò che ci sta davanti

    RE Q
 
 

sottoscrivi il feed dei commenti

SetPageWidth