Marx dall’Ideologia all’analisi economica: dimenticato dai sinistri, ricordato dai liberali

Sono passati duecento anni  da quando nacque (Treviri 5 Maggio 1818). Anniversario passato inosservato ai politici. Sorprende in particolare il silenzio di coloro (dai socialdemocratici europei ai comunisti di Est ed Ovest e olltre) che ne conservano la figura barbuta nei quadri e nelle bandiere (oppure che l’hanno prudentemente e forse provvisoriamente tolta, in attesa di tempi migliori).

Pure Marx ha segnato questi duecento anni: si dovrebbe parlarne, se non altro per sintetizzare ciò che è stato applicato del suo pensiero come “analisi di un fallimento”. La sua filosofia il mondo lo ha per lo più peggiorato. Tuttavia, nonostante tutte le sue sviste, Marx rimane una figura monumentale” (lo scrive l’Economist, la principale rivista globale di economia, casualmente oggi controllata dalla famiglia Agnelli).

Ne hanno parlato i giornali nazionali, in Italia, con un articolo commemorativo o poco più. Ci piace invece sottolineare l’occasione che il giornale inglese ha colto per una riflessione attualizzata, un ripensamento guardando all’oggi, richiamando l’esperienza dei tempi di Marx e le sue posizioni d’allora ricalcate sulla crisi del libero mercato oggi. Vediamo allora come ne parla l’Economist (da l’Internazionale).

La principale ragione per cui Marx continua a suscitare interesse è che le sue idee sono più pertinenti oggi di quanto lo siano state negli ultimi decenni. L’ideologia dominante dopo la guerra, che ha trasferito parte del potere dal capitale alla forza lavoro e ha prodotto una grande crescita degli standard di vita, sta svanendo. La globalizzazione e l’emergere di un’economia virtuale stanno producendo una variante di capitalismo che, una volta di più, appare fuori controllo.

Il ritorno del potere dalla forza lavoro al capitale sta cominciando a produrre una reazione popolare, spesso populista. Non stupisce che il libro di  economia di maggior successo degli ultimi anni: “il capitale nel XXI secolo” di Thomas Piketty , ricordi nel titolo il più importante libro di Marx e le sue preoccupazioni per le diseguaglianze.

Marx sosteneva che il capitalismo è sostanzialmente un sistema di ricerca della rendita: invece di creare ricchezza dal nulla come vorrebbero credere, i capitalisti espropriano ricchezze altrui. Marx si sbagliava a proposito del capitalismo allo stato grezzo: i grandi imprenditori in realtà accumulano fortune inventando nuovi prodotti e nuovi modi di organizzazione della produzione. Ma aveva ragione a proposito del capitalismo nella sua forma burocratica.

Molti dirigenti di aziende oggi sono dei burocrati invece che cratori di ricchezza, pronti ad usar formule ed espedienti di comodo per far crescere i loro stipendi. Secondo Marx ilcapitalismo è per sua natura un sistema globale, questo è vro oggi come in epoca vittoriana. I due più evidenti sviluppi degli ultimi trent’anni sono il progressivo smantellamento delle barriere alla libera circolazione dei fattori di produzione – beni, capitali e, per certi versi persone – e l’ascesa dei paesi in via di sviluppo.

Le aziende globali ormai si spostano ove è più conveniente. Amministratori delegati senza confini si spostano da un paese all’altro in cerca di maggiore efficienza. Il Forum economico mondiale di Davos, in Svizzera, potrebbe tranquillamente avere come titolo: “Marx aveva ragione”. …Le più grandi aziende mondiali non solo diventano ancora più grandi in termini assoluti, ma riducono anche moltissime aziende più piccole a mere appendici.

Facebook e Google assorbono i due terzi delle entrate pubblicitarie degli USA. Amazon controlla più del 40% del mercato statunitense degli acquisti online…. Non solo il medium è il messaggio: la piattaforma è il mercato….  La grande questione è capire se oggi i risultati del secolo scorso possono essere ottenuti di nuovo. L’opposizione a questo capitalismo sta crescendo, anche in forma di rabbia populista più che di solidarietà proletaria…..

Finora i riformatori liberali non sono stati all’altezza dei loro predecessori nella capacità di analizzare la crisi e proporre soluzioni. Dovrebbero utilizzare il bicentenario della nascita di Marx non solo per analizzarne i difetti che ha ….. rilevato nel sistema, ma per ricordarsi del disastro che li attende se non li affronteranno.

Mentre i progressisti del pouff dormono, la riflessione del settimanale britannico la troviamo stimolante e  pertinente: la globalizzazione richiede, con urgenza, interventi moderatori che frazionino la gestione proprietaria dei big data e delle reti, riportando competizione e dinamicità in un sistema che rischia di ingessarsi. Capitalismo non vuol dire assolutismo, lo rifiuta. Pretende pluralità di soggetti  che competono per proseguire verso una società del domani, multiforme e libera nella sostanza, condivisa, amica di tutti.

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