Macron, l’état c’est moi, moi (la France) surtout? I francesi lo sveglino

Le condizioni della Libia dalla fine di Gheddafi, 2011, con l’intervento della NATO (entro cui la Francia del presidente Sarkozy ha svolto un ruolo prevaricante), evidentemente coltivando interessi molto terreni (anzi sotterranei, ad esser più precisi, petroliferi), vede la Francia come istituzione maggiormente responsabile. La Francia aspira a “condividere” o forse anche a sostituirsi all’Italia, sulla gestione del petrolio libico.

La Francia ha supportato e tuttora fa da spalla al generale libico  che occupa la Cirenaica: l’area che ha riserve petrolifere imponenti. Lo sostiene contro la Comunità internazionale, che riconosce il Presidente insediato a Tripoli. Contribuisce così a tenere divisa la Libia. Non riesce a cavare un ragno dal buco, non riesce a trovare un accordo con L’Italia (l’ENI in questo caso); Si arrabatta per ottenere risultati e lo fa in tutti i modi. Capita  che siano approssimativi.

Nei paesi sub sahariani, quelli ex francesi (Costa d’Avorio, Senegal, Mali, Niger, Burkina Faso, Camerun, oltre la Tunisia), e altri vicini, nella zona, sono i luoghi di provenienza dei “migranti”. Da li sono organizzati parti rilevanti dei tragitti che attraversano il Sahara, arrivano al meridione della Libia e qui vengono gestiti dalle organizzazioni tribali che lucrano sull’invio. Altri ne vengono dal Corno d’Africa (Sud Sudan, Somalia, ecc.).

Per controllare i flussi bisogna fare i conti con questi “capitribù”. Senza nulla di ufficiale, i governi italiani con questo sistema trattano (pagano o tacitamente acconsentono a quantità predefinite). Nulla di ufficiale, ma sostanzialmente condizionato in una partita nella quale i “migranti” sono la merce, mentre compravendono gli altri: capitribù, Italia/ENI e potentati libici (per la parte che contano). va avanti così da anni.

Quando cambia il governo a Roma, ci sono coloro che devono trattare il rinnovo delle condizioni. Non vi sarà nulla di scritto e ufficiale; il non scritto ma fattuale, però è ciò che conta. In questa situazione, con il “Governo del cambiamento” a Roma, qualcuno dei “furbi” servizi segreti francesi, è possibile che abbia attivato il ministero, fino all’Eliseo (a Macron) perché si sostituisse la Francia nella funzione di “garante” dei flussi di “migranti”.

Al punto che, a crisi non ancora risolta a Roma, a Parigi sono stati ricevuti una decina (o più) di capitribù libici. Incontri senza comunicati ufficiali sostanziali; di cui non si capisce l’utilità, se non per l’interesse delle aree petrolifere (che però non sono le tribù a controllare, ma i militari). Ecco che, trascorsa una settimana, dopo la stasi elettorale, dalla Libia partono i “migranti” a migliaia. Forse c’è chi spera che poi il nuovo governo italiano digerirà, (e Parigi avrà ottenuto un punto di vantaggio?). Ipotesi, solo ipotesi che mettono in fila tempi e reazioni.

Se a Parigi qualcuno deve aver rilasciato assicurazioni di via libera al traffico di “migranti”, dopo lo stop di Salvini si trova in imbarazzo e deve in qualche modo far vedere che non è un millantatore. . Se questo è lo scenario (e grosso modo ci siamo, non siamo lontani), ecco che chi si è impegnato deve far vedere che conta, che c’è. Sarà un caso ma ecco che arriva la dichiarazione sproloquiante dell’Eliseo, del portavoce di Macron.

Allora ci siamo… possiamo venire al punto. Posto che Macron non può rimangiarsi le promesse che deve aver lasciato intendere in modo forse eccessivo, ricevendo ufficialmente all’Eliseo “personalità” libiche extra statuali, al di fuori e al di sotto del decente. La concezione della Francia come stato assoluto che risale a Louis XIV: lo stato sono io, nel terzo millennio fa ridere. Sta facendo male a se stesso (poco male), alla Francia (questo è già più rilevante), ma anche all’Europa (ciò è gravissimo).

C’è una lezione che si può derivare da questa faccenduola da apprendista stregone fuori posto: noi italiani dobbiamo in Europa rifiutare qualsiasi accordo spartitorio sull’accoglienza. L’Europa deve dotarsi di un sistema diffuso e efficiente di formazione e selezione dei nuovi europei di domani: in Africa. Fare in modo che arrivino preparati per lavori e competenze, per cultura e conoscenze linguistiche, tali da dar loro concrete possibilità di inserimento futuro.

Bisogna investire, magari anche di più rispetto all’oggi, ma utilmente si può farlo solo così. Non siamo più nel colonialismo delle cannoniere, dello sfruttamento schiavistico similare, di poveri ultimi della terra che magari sono sfruttabili economicamente, ma non potranno mai essere inseriti e far parte dell’Europa di domani. I francesi stanno vivendo adesso il problema degli ex tunisini e algerini emarginati e resi estranei, tenuti fuori dall’Europa entro la quale lavorano.

Che proprio loro, con i problemi che hanno in casa, proseguano con questi metodi sbagliati, che tanti danni stanno lasciando, è sorprendente. Ma al peggio non c’è limite… non ce n’è mai. Ci sbaglieremo, ma Macron con l’uscita di ieri, ha giocato molto del suo status, in Europa ma anche in Francia. Gli resta finora il vantaggio di non avere alternative. Che l’Europa (e i nostri nuovi) imparino la lezione.

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