Lavoro in Italia: indeterminato obbligato o prendere quello che arriva?

La notizia è di quelle che la stampa racconta copiano pezzi di una disposizione dell’ispettorato del lavoro, senza spiegare la sostanza della situazione. VEDI ilgiornale, VEDI Repubblica. Amazon ha impiegato più interinali di quelli previsti dal contratto di categoria (commercio). Proviamo a spiegare noi, in base all’esperienza.

In Italia esistono qualcosa come 1600 contratti di lavoro diversi, per categoria. Ciascuno raggruppa situazioni fra loro molto diverse: nel caso specificio ad esempio, il lattaio a gestione familiare, Esselunga, Amazon, Unes; non Lega coop, perché questa è una coop e ha condizioni contrattuali diverse (il socio cooperatore può essere lasciato a casa quando non c’è lavoro, senza retribuzione).

La flessibilità del costo del lavoro non è un’invenzione perversa inventata da padroni dell’Ottocento. Discende da modificazioni che hanno cambiato il modo di fare impresa e di lavorare. Questo non dura più una vita, da 18 a 60 anni, sempre eguale a fare i medesimi gesti, le stesse cose. Cambia tutto in qualche anno, ogni qualche anno, a volte mesi.

Il sistema delle regole deve tenerne conto; fornire personale secondo il bisogno, è diventato un servizio indispensabile cominciato in Europa negli sessanta (in Gb e USA, c’è sempre stato). In Italia era un reato, sanzionato penalmente!, fino al 1998. Così, in passato, per venire incontro a esigenze oggettive sono sorte finte coop che hanno fornito personale lucrandoci sopra in modo illegale. Ce le tiriamo dietro ancora adesso…

Le OO.SS. nei contratti di categoria pretendono di stabilire un limite percentuale al personale interinale, facendo finta di non sapere che l’interinale costa di più e l’azienda si fa carico di questo maggior costo solo quando il lavoro è temporaneo; appena l’attività rende il posto più continuo, all’azienda conviene assumere. Cosa che infatti fa normalmente.

I cicli stagionali di lavoro sono diversi nella realtà, rispetto al CCNL di categoria. L’azienda cosa dovrebbe fare? assumere a tempo indeterminato e poi tenerseli a girare i pollici e pagarli senza avere un ritorno che copra il costo? Il problema è qui; tutto qui. I sindacati fanno finta di non sapere, i giudici applicano la legge.  Il CCNL per il diritto italiano è legge.

Quando mai la capiremo che rendere le uscite dall’azienda difficili e costose è un freno enorme agli investimenti in Italia? La soluzione sulla variabilità temporale del lavoro non sta nel far finta che non esiste e obbligare le imprese a tenersi il personale. Così non funziona e le imprese non investono. Oppure se ne vanno.

È invece indispensabile dotarsi di una struttura efficiente supportate da sistemi centralizzati che rendono le occupazioni temporanee fungibili, spostando il luogo di lavoro ma cercando di garantire il massimo di continuità. Il lavoro nel terzo millennio è così; non si può non tenerne conto. La soluzione è sociale, svolta da un sistema socialmente efficiente  (in Italia carente e costoso).

Descrivere le imprese come enti affamati e mostruosi il cui obiettivo è “sfruttare” il povero dipendente è cosa da feuilleton di fine ottocento: un’immagine che esiste solo per dare una ragion d’essere a movimenti “dei lavoratori” che hanno fatto il loro tempo. Che  preferiscono rimanere come sono, anziché venire incontro davvero al mondo che cambia. Dovrebbero ripensare al loro ruolo sociale ma, ai “progressisti” un tanto al metro interessa il voto; il posto ben pagato (fisso, naturalmente).

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  1. #1 scritto da Miserabile di Montecristo il 10 giugno 2018 00:20

    Peccato che le organizzazioni sindacali godano poi di ampi benefici per quanto riguarda i loro dipendenti.

    Ma tranquilli, crisi aziendali, calo degli investimenti esteri, delocalizzazioni?

    Nessun problema,
    adesso arriverà il reddito di cittadinanza per tutti e poi via al mare,
    abbiate fede.

    RE Q
  2. #2 scritto da socrate lusacca il 10 giugno 2018 09:43

    Non basta la fede, Miserabile di Montecristo….
    non basta,

    ci vogliono gli euro…
    bisogna che il governo riesca in ciò che non sono stati capaci i precedenti della partitocrazia:
    RISPARMIARE NELLA SPESA PUBBLICA…

    mettere da parte i “piccioli” (come si dice a Capo Passero e dintorni)

    e poi, solo poi, fare una legge che paghi il non far niente

    non facile; anzi, come diceva De Gaulle, “un vaste programme”

    buona domenica

    RE Q
  3. #3 scritto da socrate lusacca il 12 giugno 2018 14:36

    Esce oggi l’editoriale dell’Istituto bruno Leoni (IBL) che tratta il tema del nostro articolo:

    Amazon e la sorte dei lavoratori interinali
    Ricorrere a forme flessibili di impiego è davvero il modo migliore per tutelare i lavoratori?

    Che invitiamo a leggere.
    Che in particolare ci piace riportare per questa riflessione:

    se i datori di lavoro si trovano davanti a sé l’alternativa tra assumere a tempo indeterminato o non assumere affatto, anche di fronte a esigenze specifiche e/o periodiche, è probabile che ovvieranno in altro modo: nel caso di imprese più piccole e meno sotto i riflettori, ricorrendo per esempio a lavoro in nero e favorendo quindi quell’evasione la cui lotta è la priorità conclamata di ogni governo, o, nel caso di lavori manuali e non specializzati come quello di magazziniere, ricorrendo all’automazione.
    (ovvero cercando altro paese, o delocalizzando, ndr)

    Nell’immediato, il politico proclama che Amazon dovrà assumere centinaia di lavoratori, e incassa gli applausi. Nel medio termine, a rimanere fuori dal mercato del lavoro saranno proprio i lavoratori meno qualificati e più facilmente sostituibili. Ma ci saranno state altre elezioni, ci sarà un altro governo, ci saranno altri ministri e, inevitabilmente, altri proclami.

    RE Q
  4. #4 scritto da Miserabile di Montecristo il 12 giugno 2018 15:29

    L’azienda a un certo punto,
    trovando l’ambiente complessivamente non favorevole e i costi eccessivi,
    delocalizzerà,
    si aprirà un tavolo per la crisi e
    il ministro in carica aprirà i cordoni della borsa tirando fuori un bel pacco di quattrini,
    non suoi ovviamente,

    per tamponare la situazione, perché l’epilogo, per quanto facciano, rimane scontato.

    RE Q
  5. #5 scritto da socrate lusacca il 12 giugno 2018 22:42

    Già, e dobbiamo ripeterlo, dobbiamo farlo capire, diffondere i concetti dell’economia sana
    quella che fa bene a chi lavora, che genera ricchezza vera, che fa crescere.

    Perché le aziende che poi rimangono in piedi grazie a erogazioni pubbliche gravose
    non sono sane, vivono con il nostro debito che cresce.
    Chi vi lavora ottiene condizioni che sono superiori ai valori che produce.
    Più queste aziende finanziate crescono, maggiore il buco che lasciano ai nostri conti.

    “nostri” perché il debito pubblico è NOSTRO…
    saremo noi, i nostri figli e nipoti a doverlo pagare!!

    RE Q

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