Primo Giugno 2018: il nuovo al potere? Un po’ e un po’

Un refrain che si ripete senza interruzione: “i populisti”, “il primo governo dei populisti in Europa”. Sembra ci sia del vero a guardare l’elenco dei personaggi al Governo. Ma anche per i due partiti che compongono la maggioranza: M5S e Lega (non più Lega Nord): per uno è la prima volta davvero.

Ma anche per la Lega è una prima volta, a suo modo. Ha partecipato nella maggioranza quasi sempre entro la sfera di Forza Italia. Qualche ministro, qualche delega, maggiori spazi in regioni del Nord: dividere e condividere il potere con la partitocrazia che adesso viene messa fuori. Con il 17% ha quasi metà degli incarichi, in una condizione complessiva che è paritetica (con M5S), almeno quale visibilità politica.

Se torniamo al “potere” quindi, il nuovo non è proprio nuovo. All’italiana le rivoluzioni, i ribaltamenti si fanno sempre a metà (quando non avviene per finta, come è successo in passato). Se M5S mantiene la sua funzione di rappresentanza anti-sistema, alternativa al modo di condurre la politica della partitocrazia che ha trasformato la delega in potere, non può considerare l’obiettivo raggiunto. Il Contratto di Governo contiene principi che con il M5S non hanno nulla a che fare.

Egualmente per la Lega. La questione che i due hanno in comune è la tiepidezza verso l’Europa  (a voler essere leggeri). Nessuno dei due, nei programmi elettorali, vedenell’Europa la parte costituente di un sovrastato federale in costruzione. Nessuno conta di dare peso alla Costituzione per quanto riguarda l’Europa, in particolare per ciò che riguarda il bilancio dello stato e le sue prescrizioni.

L’accusa ai partiti vecchi è di natura muscolare: sono deboli e asserviti. L’Europa viene semplificata come un dominio della Germania, confondendo il peso economico con le possibilità di decidere. Ancora oggi, è bene che sia ripetuto, le decisioni che appena contano, richiedono l’approvazione all’unanimità dei primi ministri (28) o poco meno in qualche caso.

L’atteggiamento euroscettico al Governo è certamente nuovo, ma è impraticabile, perché contrario alle leggi internazionali e ai patti sottoscritti, oltretutto inseriti nella Costituzione. Questo aspetto ha allarmato tutto il mondo (letteralmente); da qui il balletto che si è avuto in questi quindici giorni, per cercare di coniugare la volontà popolare del voto con la rappresentanza politica.

Visto quanto è comune e sicuramente condiviso, tutto il resto riguarda temi diversi, anche alternativi. Su questi temi bisognerà ogni volta trovare un compromesso condiviso. Il che significa che per M5S o Lega, in ogni faccenda hanno la possibilità di rompere e andare a nuove elezioni, a seconda di come nel momento la situazione tornerà conveniente all’uno o all’altro.

E’ normale politica; e questa prospettiva è realistica. Toccherà a entrambe le parti dimostrare che lo spirito (non la lettera del Contratto per il Cambiamento) di coalizione sarà superiore all’interesse singolo. Le fasi costitutive travagliate non sono un buon viatico; non è il caso di riportare giudizi e fresi dell’uno contro l’altro, di pochi gioni fa. Poi accantonate.

In questa fase poi si sta assistendo a un Salvini che prosegue anche adesso con slogan e dichiarazioni categoriche su tutto, che condizionano neo ministri e funzionari ministeriali o a Bruxelles. Che non si renda conto dell’effetto distruttivo sul far politica all’esterno ma anche entro la coalizione, è difficile da credere. Sono inevitabili prima o poi dichiarazioni forti anche da M5S se non vuole essere schiacciata.

I problemi che il Governo si trova di fronte adesso sono: rassicurare i mercati con una politica di spese che trovi risorse dai risparmi più che da sforamenti del 3% (si può ma non è facile). La partitocrazia che sulle spese sarà feroce; mettendo davanti il debito pubblico (su cui per decenni non sono mai intervenuti). Le trattative in Europa sulla politica dell’accoglienza; sulla costruzione di un’alleanza per costruire principi e percorsi condivisibili; la questione USA e dei dazi, delicatissima e di rilevanzastrategica, ecc.

No, non c’è tranquillità a Palazzo Chigi; mettiamo pure in conto che le elezioni saranno questione di mesi. il tentativo di Salvini di fare le elezioni Europee come un referendum sull’Europa e sull’euro è l’opzione più prevedibile. Almeno adesso: saremmo lieti se così non fosse, la speranza è l’ultima a morire. In ogni caso per l’Italia le previsioni sono mare mosso, onde irregolari, nebbia e navigazione a vista

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