Italia: l’argomento su cui parlare davvero, con il quale misurarsi

Un’ efficace e sintetica lezione di Andrea Dalseno, che invitiamo a leggere, si dovrebbe dire  studiare e studiare bene. a ficcarcelo in testa. In economia non esistono scorciatoie, i debiti si pagano e non c’è niente da fare: i fallimenti li fanno anche gli Stati. Si: anche gli Stati falliscono. L’Italia è un grande paese e tutto il mondo ha interesse a che non avvenga il tracollo.

Solo degl istupidi insipenti possono però pensare che l’attenzione dei mercati a proteggere l’Italia oltre che aiutare a superare lo scoglio in questa fase tempestosa, possa tradursi in un botto: “azzeriamo il debito” e ricominciamo. Non può essere e non sarà così, chi lo lascia intendere oltre che un fanfarone è anche un delinquente. Di più se è pure un politico e propone cose del genere (o le lascia intendere).

Davvero abbiamo davanti, in Italia, una svolta possibile che riprenda in mano le fila e faccia ciò che da troppo tempo non è stato fatto (quasi nulla). Prevedibile che l’esplosione del debito come materia che condiziona la politica sia contemporanea con il nuovo che arriva. L’anti-sistema (cui si aggancia la Lega), chiamati populisti. Oggi di certo ci sono gli sbandamenti: l’inesperienza aggrava al situazione.

Ma l’economia è quella scienza triste che, se la metti da parte poi, imperiosa, arriva sul tavolo e non puoi allonanarla. L’economia trascurata poi il conto lo presenta… sempre e comunque. Riflettiamoci adesso, perché siamo chiamati presto a decidere sul nostro futuro (guardando anche al domani, ai nostri figli, ai nipoti, al Paese).

Italia: l’argomento diventa l’economia, il debito pubblico e la sua gestione

(Andrea Dalseno 29 Maggio 2018) Sfortunatamente una certa retorica porta avanti l’idea che avendo una banca centrale in grado di stampare moneta (e di monetizzare il debito) non si possa fallire. Una sorta di bacchetta magica che permette di risolvere tutti i problemi portando benessere e felicità diffusa (forse dimenticando che l’Argentina, che prendo ad esempio dal momento che un buon numero di italiani sono rimasti scottati dal suo fallimento, aveva e ha una propria moneta e una banca centrale).

Se poi ci si aggiunge la favoletta della svalutazione competitiva – che rendendo più care le importazione e più convenienti le esportazioni “aiuta” l’industria italiana (ma penalizza i consumatori) – con la quale recuperare il gap di produttività, il quadretto è completo.

Gli italiani forse dimenticano che il divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro (che impediva così la monetizzazione del debito) è avvenuto circa 30 anni fa, molto prima dell’Euro, allo scopo di mettere sotto controllo l’inflazione (che in quegli anni viaggia stabilmente a due cifre). Ora, se non si opta per monetizzare il debito, perché la cosa può avere effetti importanti sull’inflazione (che, è bene ricordarlo, è una “tassa” sui percettori di reddito fisso e pensioni) il problema è che il debito va venduto, in buona misura anche all’estero. E a quel punto ci sono due strade: indebitarsi in valuta estera, che vorrebbe dire vedere schizzare alle stelle il debito a ogni svalutazione, oppure farlo in valuta nazionale, pagando però interessi salatissimi che già incorporano le aspettative di svalutazione.

il governo tedesco, non sapendo cosa fare contro i debiti, continuò a stampare sempre nuove banconote e così, l’inflazione cominciò rapidamente ad aggravarsi, soprattutto a partire dal 1922. Il denaro perse di valore a vista d’occhio. Prima si pagavano pane, latte e patate con alcune migliaia di marchi, poi si passò ai milioni, per arrivare infine a miliardi e addirittura a migliaia di miliardi di marchi. (VEDI)

Del tutto inutile, quindi, illudersi che il problema sia l’Europa o l’Euro (che pure non sono perfetti). Resta il fatto che se gli italiani sono convinti di poter trovare il paese dei balocchi attraverso questa o quella scorciatoia, non ci sono alternative che … lasciarli provare e picchiare il muso.

PS Sia chiaro, il mercato, attraverso la competizione, spinge le imprese a migliorarsi, a offrire più servizi , a ridurre i prezzi, a cercare di accontentare i consumatori che ne traggono grandi benefici. Le imprese più brave prosperano, quelle meno brave soffrono e, alla lunga, se non riescono a tenere il passo escono dal mercato. Creare un ambiente “protetto” per le imprese nazionali (a colpi di svalutazione e/o dazi) rimuove questa pressione competitiva e le imprese troveranno più comodo e conveniente piangere col governo per sempre maggiori aiuti piuttosto che innovare per restare al passo col mercato. Auguri!

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  1. #1 scritto da socrate lusacca il 12 giugno 2018 14:55

    Circa il debito pubblico e la sua gestione, un interessante analisi che viene dal Parlamento… ilsole24ore la pubblica oggi….

    davvero interessante per i punti fermi che vengono descritti e portano ad assumere decisioni non eludibili…

    http://www.infodata.ilsole24ore.com/2018/06/12/sta-nostro-debito-pubblico-lanalisi-dei-titoli-principali-indicatori/

    da ripetere all’infinito la solita domanda:
    perché i nostri politici, il nostro sistema dei media, in tutta la campagna elettorale, ha evitato di parlare del nostro debito pubblico e dei suoi problemi?

    RE Q

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