Cambiare l’euro: da Europa stabile a svalutazione più ampia

Si può riprendere la dichiarazione di Savona pubblicata ieri in un commento, ma non è neppure necessario. Per spiegare cosa c’è in ballo basta tornare ai fondamentali. Investire facendo debito oggi non è compatibile con le norme su cui l’euro è nato. Regola che il nostro Parlamento ha messo nella Costituzione.

URRO: Una moneta stabile, che programma come svalutazione annua un 2,5% massimo. Oltre tutto sono anni che la svalutazione euro non riesce a raggiungere il 2,5%, il che ha effetti su una condizione che vede criticità e recessione in paesi periferici, i quali non riescono a controllare i propri bilanci, dovrebbero mantenerli entro i termini, oppure rientrare gradualmente se sono troppo indebitati (come l’Italia).

L’impostazione euro nel mondo è un unicum. A cominciare dagli USA i bilanci in questi anni sforano e non di poco.  Dalla crisi finanziaria 2007 sono balzati con il debito dal 65% al 104% del PIL (VEDI). Oltre al Giappone (altro unicum poiché il debito pubblico e tutto giapponese e non genera rischi), c’è l’Italia con Spagna, Grecia e Portogallo. Si parla meno della Francia, anche lei con un debito pubblico prossimo al 100%.

L’Europa, nella impostazione euro, ha condizioni variegate ma complessivamente non critiche (VEDI). L’area Nord e Centro Europa   con avanzi (insieme ai paesi di ultimi ingressi più la Grecia), qualche altro che sta dentro il limite (Irlanda). Euro che è una moneta che tende a irrobustirsi negli scambi internazionali, ecc. se si da un’occhiata globale al sistema monetario la situazione è questa.

L’Europa può modificare la sua “rigidità” monetaria, ad esempio spostando il 2,5% al 5% o qualcosa in più? È possibile, si potrebbe dire probabile, visto ciò che si sente periodicamente a Bruxelles. Bisogna vincere la contrarietà dei paesi “sani” cui va bene rimanere come sono, ma non possono resistere all’infinito se il mondo gira in modo diverso. Che rientri nelle possibilità però non vuol dire che sia facile e meno ancora che possa essere automatico.

Il sistema euro è qualcosa che sta sopra i singoli stati (soprattutto sopra paesi mal messi come l’Italia, ma anche sopra la Germania). Le modifiche devono trovare largo consenso a Bruxelles (che non vuol dire fra i burocrati  ma fra gli Stati: non i burocrati, non i singoli stati, perché a livello di Stato, uno vale uno). Condizioni in cui, il pugno battuto sul tavolo, proprio non ha alcun effetto. Resti solo e puoi solo uscire dall’euro…

Quindi se si vuol far quacosa di nuovo, se si vuol farlo seriamente, si deve lavorare, costruire le alleanze in Europa, e pesare  nel confronto… pesare. Se invece siamo alla propaganda elettorale, si può proporre di uscire dall’euro domattina (magari dicendo il contrario al Presidente della Repubblica, o lasciandolo sospettare perché ciò viene bene in termini elettorali).

Uscire dall’euro si può; richiede anni; è tutt’altro che una passeggiata per Londra (con il debito che supera il 90%). Certo per farlo così bisogna che i trattati internazionali vengano rispettati. Così però non va bene al nuovo della politica di casa nostra: il tentativo di far saltare il banco sperando che l’entità del debito porti i paesi europei a ridurlo… (rinunciando a centinaia di miliardi!). Impossibile, oltre che maramaldesco: i debiti vanno pagati e la Grecia è un esempio da tenere ben presente.

Scorciatoie non ce ne sono, insomma.  Il terreno nel quale muoverci è l’Europa, l’area continentale in cui l’Italia da mezzo secolo è stata protagonista e si è impegnata. Si può fare; impegnandoci a far fronte ai nostri debiti, a rispettare i creditori, a salvaguardare il nostro prestigio produttivo e commerciale nel mondo. Il cancro del debito è serio , ma restiamo un grande paese riconosciuto nel mondo e questo credito dobbiamo preservarlo.  Per noi e i nostri figli.

  1. #1 scritto da socrate lusacca il 29 maggio 2018 10:20

    La scoperta del problema avviene a rovescio, ma questa dichiarazione di Grillo, finalmente coglie il nocciolo:

    ” c’è chi vuole vivere inginocchiato alle ragioni della finanza e dei suoi azzardi e chi non lo vuole. C’è chi vorrebbe continuare a consegnarci alla speculazione e chi no”.

    Dimentica Grillo che se hai debiti, se l’Italia ha una montagna di debiti, in giro per il mondo. Questi vanno pagati; non ci sono alternative.
    Dopo decenni di spesa allegra del sistema romano, per raccogliere voti, adesso arriva il problema …

    DI CUI NESSUNO, PROPRIO NESSUNO HA NEPPURE APERTO BOCCA IN CAMPAGNA ELETTORALE,

    promettendo il bengodi come la cosa più facile del mondo.

    Non è così: i debiti vanno pagati (dai Paesi seri, da quelli importanti, che contano: e l’Italia è tra questi)

    Bisogna tirar la cinghia per ridurre oneri finanziari e rischio di speculazioni?

    LO SI FA!
    LO SI FA COMUNQUE!

    Il solo pensare di fare il gioco delle tre carte con i nostri bond, prendendo per idioti tutti i creditori che al nostro Paese hanno dato fiducia,
    è da persone indegne, da quaquaraqua!

    Non in ginocchio, non col cappello in mano.
    Trattando a viso aperto e fonte serena, dimostrando serietà, essendo credibili.
    (il contrario di essere in ginocchio)

    RE Q
  2. #2 scritto da Andrea D. il 29 maggio 2018 14:30

    Sfortunatamente una certa retorica porta avanti l’idea che avendo una banca centrale in grado di stampare moneta (e di monetizzare il debito) non si possa fallire.

    Il contributo di Andrea lo riteniamo davvero fondamentale:

    Italia: l’argomento su cui parlare davvero, con il quale misurarsi

    RE Q

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