Il nuovo che avanza: uomini nuovi che devono fare esperienza e l’Italia malata, seriamente

Europa, Euro, Germania, Italia: si sentono e leggono pareri che nulla hanno a che vedere con la realtà. Succede perché questi pareri vengono definiti “politici” dando così al termine la più sonora patente di  castroneria economica. Parole in libertà, con argomenti parzialissimi e ipotesi di soluzione prossime all’imbecillità (i minibond emessi solo dall’Italia per pagare i suoi debiti verso imprese e altri creditori nazionali,  di un “economista” della Lega, possibile ministro, ne è un esempio di questi giorni).

Detta in termini semplici: l’Italia dal dopoguerra ha fatto uso sistematico della svalutazione competitiva e la sua economia si è continuata a reggere sullo stampare moneta per poi ridurre il cambio con i paesi importatori dei prodotti italiani. Le imprese hanno imparato a gestire il sistema, la politica a considerare la spesa pubblica un pozzo senza fondo, che poi la svalutazione riduceva. Così fino alla nascita dell’Euro.

L’Euro adottato dagli stati europei (28, mica imposto dalla Germania) si basa si un assunto “tedesco”: la svalutazione non può essere un sistema per coprire le inefficienze pubbliche. Lo Stato deve avere come guida il pareggio fra entrate e uscite, vale per tutti gli stati europei. L’Italia ha da subito fatto fatica, fino al rischio di andare fuori controllo, quando nel 2008 è scoppiata la crisi finanziaria.

Il governo Monti, su imposizione europea (di 28 stati europei, fra i primi la Germania, ma non solo), ha inserito l’obbligo nella Costituzione; il 70% del Parlamento italiano ha votato  (due volte al 70%): è legge dello Stato! Poi ci sono begli spiriti che “se ne fregano”, che vogliono imporre all’Europa un’Italia che sfora, fino all’uscita dall’euro? Già ma questi signori “se ne fregano” delle conseguenze.

M5S è nel canestro dei menefreghisti, ma un poco meno. E’ più prudente e si rende conto che bisogna muoversi tenendo i piedi per terra. La Lega invece spara sempre più in alto: l’argomento tira. L’idea di fottere tutti i creditori nel mondo di bond italiani,  svalutando, creando loro perdite colossali, sembra a loro praticabile e facile, addirittura logica. E parlano di complotto dello spread.

In definitiva la nostra attuale condizione, con tutto quanto gira intorno ai problemi di questo “Contratto per il cambiamento”, è da ricondurre al contrasto Euro/svalutazione Italia. Della svalutazione può scrivere su internet, parlando a ruota libera nei comizi elettorali o in talk show dai giornalisti serventi incapaci di richiamare ai fatti, alla ragione. Questi Dulcamara fanfaroni che vogliono risistemare il debito pubblico facendolo pagare all’Europa, ai mercati (dando dell’Italia una pessima immagine nel mondo).

Siamo andati a vedere la storia dei cambi Lira Marco. Quelli ufficiali di bankitalia (media anno). Dalla prima ricostruzione del dopoguerra fino alla vigilia dell’archiviazione della lira, passando alla moneta unica Euro. In 45 anni l’Italia ha adottato un “eccesso di Keynesiansmo” come, pudicamente,  lo definiva in quegli anni Ugo La Malfa, che avrebbe voluto rendere compatibile con la politica di nazionalizzazioni del Centro sinistra.

anno 1955           1 Marco    149,53 lire
anno 1999           1 Marco    991,00 lire

Di queste cosette c’è qualcuno che informa i Cittadini elettori italiani? Forse in qualche corso universitario, ma che resti lì. Questa la condizione in cui si trova il Paese Italia, con i suoi partiti anti sistema, andati su facendo uso dell’usurato metodo della demagogia; infarciti di faciloneria economica, del debito come “variabile indipendente”; e giù a stampare moneta.

Quanto ha bisogno oggi l’Italia di un percorso di cambiamento dal sistema partitocratico (la delega divenuta appropriazione, indebita, di potere!)  Uomini nuovi che si porteranno dietro errori e sbagli; che pagherà il Paese, nelle sue componenti più deboli e delicate.  Lascino subito la scorciatoia di considerare gli impegni assunti con l’Europa una carta qualsiasi che si può buttare nel cestino.

Non si facciano tentare dalle sirene (e ci sono) che tuttora amerebbero tornare al patto scellerato partiti e imprese più o meno pubbliche: la moneta stampata  a go go, una resa dei conti che col nostro debito ci sommergerebbe.  Se ne rendano conto: devono compiere corsi di aggiornamento politico (quello nuovo), ma soprattutto dotarsi di competenze economiche e della serietà propria di uomini che rappresentano lo Stato.

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