Contratto di Governo per il Cambiamento: l’Italia è la prima

Lunedì un passaggio cruciale: il mandato del Presidente Mattarella a un Presidente del Consiglio incaricato. Può essere un nome proposto dai sottoscrittori del Contratto; se ne parla meno, ma può anche essere un nome diverso con un incarico limitato a un percorso elettorale entro pochi mesi. Quale che sia la scelta, gli effetti sulla politica europea (e non solo) saranno molto forti.

L’eventuale nuovo passaggio elettorale è probabile che generi un risultato ancora più forte delle forze anti-sistema (la Lega con il percorso compiuto si pone come alternativa, anche lei, al far politica delegata) che da un decennio almeno, in tutto l’Occidente e non solo, si è incapaci di affrontare. Sta mostrando la corda il far politica del secolo scorso. Le analisi di questa situazione si sprecano; poche lucide, a noi pare.

Il mondo nuovo che nasce sarà travagliato: coloro che si apprestano a prendere in mano il pallino a Roma sono un insieme eterogeneo; mi si passi la provocazione: di crassi ignoranti riguardo la macroeconomia classica. Sarà un tentativo faticoso, ricco di passi indietro e trasversali, i cui costi li pagherà il Paese. Oggi nessuno può prevedere le misure; a pagare saranno molti, i meno solidi ma anche le imprese.

Ci può stare di tutto: perfino l’Italia che si spacca se i giochi saranno pesanti in Europa (che senza l’Italia sarà un’Europa più circoscritta). Faranno di tutto per salvare il salvabile, anche con qualche concessione, ma soprattutto avendo ben chiaro che dell’Italia interessa il Centro Nord. Il resto viene dopo e conta meno.

Siamo al dunque e, come nel 1920, l’Italia esprime un percorso nuovo e diverso per uscire dalla crisi pesantissima di tutto il continente dopo l’”inutile strage” della prima guerra mondiale. Allora Mussolini e il fascismo fu la risposta italiana che diede la stura a una serie di imitazioni in diversi paesi, fino alla Germania nazionalsocialista. Con quel che ne venne; sappiamo fin troppo bene.

Ora siamo lontani dal ripetere questo  percorso. Il nuovo che viene manca di uno statista degno di questo nome. Ce ne sarebbe il bisogno. Quindi vivremo un periodo di politica-pongo, che si modifica quasi ogni giorno. Mercati in fibrillazione; la struttura dello Stato debolissima che ci troviamo, impegnata a difendere uno statu quo avendo carte da giocare (manca un’alternativa percorribile).

Questa fase critica vede in ogni caso l’Italia in ginocchio: il macigno al collo del nostro debito, non ce lo sconterà nessuno. Lo dovremo pagare. La partitocrazia uscente ne porta la responsabilità; in questi anni i tentativi di imboccare il percorso, faticoso, di un rientro gestito sono sostanzialmente falliti. Pagheranno i più poveri, coloro che vivono del loro lavoro e non hanno valori patrimoniali fungibili.

Da qui si deve partire: che lo facciano Di Maio Salvini oppure una formazione partito-storica qualsiasi, da li si deve passare. Con le criticità e gli scompensi che possono derivare dall’apprendistato politico degli homines novi, quanto si resterà nel mezzo del guado non è oggi prevedibile; il tempo non si può stimare. Teniamone tutti conto, però.

L’incertezza è grande, ma non crediamo che questa condizione possa da sola essere la giustificazione per continuare come prima. Il vecchio mondo sta finendo, salvo sorprese sempre possibili, che ritardino la corsa o addirittura si rilevi, il vecchio mondo, capace di rinnovarsi superando la crisi di sistema. Crisi che ripetiamolo, e non dimentichiamolo, non è solo italiana ma dell’Occidente.

Dobbiamo lavorare tutti, in tutto l’Occidente, per realizzare la democrazia del terzo millennio, gestendo finalmente ciò che oggi sta provocando il primo vero strappo alla democrazia della società affluente. Il consenso ottenuto con panem et circenses non funziona più quando il percorso macroeconomio è di un riequilibrio fra Occidente e paesi, continenti, che stanno emergendo: occorrono meccanismi e strutture perché stagnazione, economia poco mossa, anzianità crescente, siano gestibili in modo condiviso. Un programma che oggi non si vede e spaventa, ma questo deve affrontarsi.

Poi le debolezze insite in questo primo passo verso il nuovo, portano al suo sgretolarsi, magari in breve tempo. Non sarà un superamento della crisi, italiana e occidentale. Ci troveremo a una seconda change, perché la Democrazia cambi pelle e si rinnovi con i meccanismi che abbiamo indicato. Il problema dell’Italia e dell’Occidente permane.

  1. #1 scritto da socrate lusacca il 20 maggio 2018 10:32

    Si nota, come al solito, che il sensibilissimo sistema dei media, attenua, quasi nasconde sotto il tappeto la verità cruda dei numeri che ci da l’economia (scienza triste, che ci obbliga a tenere il punto sui numeri).
    Cottarelli (il dirigente del FMI, ex incaricato della spending review da Letta, mandato a casa dopo due mesi da Renzi)
    ha fatto il compitino di entrate e uscite del Contratto di Governo. Il risultato:

    126 miliardi di maggiori spese nette…

    Non un’uscita immediata, ma una perdita dell’intero pacchetto, che si realizza in cinque anni.
    I media non dovrebbero informare i Cittadini?

    anche senza gridare all’allarme
    ma obbligando gli homines novi a rispondere sul punto,
    Incalzandoli, costringendoli a riflettere?

    Non è una questione di sto’ con questo o con quello, pro o contro:
    gli interessi del Paese, che sono di tutti, pretendono risposte…

    Questo quasi silenzio colpevole,
    non depone a favore del futuro che ci attende

    RE Q
  2. #2 scritto da socrate lusacca il 20 maggio 2018 17:30

    Interessanti le osservazioni con cui M5S replica a Cottarelli…

    https://www.huffingtonpost.it/2018/05/20/m5s-contro-cottarelli-fa-terrorismo-sulle-coperture-leconomista-il-contratto-di-governo-non-ce-lo-possiamo-permettere_a_23439215/?utm_hp_ref=it-homepage

    Finalmente si entra un poco nel merito, anche se in parte cose già dette, ma visivamente non presenti nel Contratto di Governo.
    Cottarelli (che non va dimenticato, per la sua funzione in FMI è forse uno dei maggiori esperti mondiali sulle analisi di bilanci nazionali di tutto il mondo) non può essere trattato come un politicante che deforma la realtà a proprio vantaggio…. è un tecnico e vantaggi non se ne aspetta.
    Lo ha già dimostrato con Renzi

    RE Q
  3. #3 scritto da Andrea D. il 20 maggio 2018 22:25

    Temo si tratti solo di una pia illusione. Quella attuale è e resta una democrazia delegata. Non potrebbe essere altrimenti e una scelta diversa probabilmente non sarebbe nemmeno preferibile, come già spiegato più volte. Tanto per capirci, per l’approvazione del cosiddetto contratto di governo (chiamarlo accordo puzzava di vecchia politica, ma quello è), hanno votato in poco più di 40.000 sulla piattaforma del M5S. Considerando gli 11 milioni di voti presi, siamo allo 0,3%! Vogliamo chiamarla democrazia diretta? Ma non scherziamo! Teatrino, nulla più.

    i commenti sono ripartiti per argomento: vedi di seguito….

    RE Q
  4. #4 scritto da socrate lusacca il 20 maggio 2018 22:55

    Che la democrazia diretta è questione in divenire che richiede tempi e correzioni, è pacifico.

    Come è pacifico che la democrazia novecentesca, è nella generalità dei casi, in Occidente, trasformata nell’appropriazione della delega da parte del sistema partitico.
    In Italia molto più, come sembra, ma anche in diversi altri paesi.
    Conseguenza del sistema odierno è lo scambio di fatto fra benessere diffuso in crescita perenne, la casta nella torre a farsi e spartirsi gli affari loro.
    Ne segue l’incapacità nel rispondere a politiche che devono correggere e contenere, il welfare: questa incapacità finora non ha trovato risposte e aumentano in ogni paese movimenti che per semplicità definiamo anti sistema.
    L’Italia è il primo paese nel quale questi homines novi hanno responsabilità.

    Una lavagna e un gessetto su cui scrivere….
    con quel che può succedere.
    Sbagliando (speriamo il meno possibile) vedremo….
    Probabile che non duri, e che i vada a elezioni anticipate, con probabilità forti che gli esiti siano a loro ancor più favorevoli

    buona serata

    RE Q
  5. #5 scritto da Andrea D. il 20 maggio 2018 22:56

    Quanto al programma e alle coperture, la questione è divertente, perché in primo luogo quelle proposte sono tutte o quasi misure di spesa corrente, per cui, anche se spalmate su più anni (poi vedremo se saranno d’accordo sulle priorità o se crolleranno alla prima decisione), le spese si sommano! Le coperture si possono trovare? Teoricamente, forse, sì, ma a che prezzo? Quanti e quali tagli? Quante persone saranno colpite da tali manovre? Tagliare rende altamente impopolari, spendere genera consenso (o almeno così sperano i politici che spendono. Renzi ha speso a più non posso, ma alla fine è stato preso a calci nel sedere. Ricordiamoci che le clausole di salvaguardia da disinnescare per evitare l’aumento dell’IVA sono prevalentemente un regalo suo, ma intanto ha distribuito bonus (mance) elettorali a pioggia a questa e a quella categoria!).

    Taglieranno davvero? Onestamente sono molto scettico (infatti le coperture non sono elencate in maniera dettagliata, se non per qualche voce più da dare in pasto alla folla urlante – taglio dei vitalizi, costi della politica, riduzione del numero dei parlamentari – che di sostanza. Le voci rilevanti si limitano a generici e in parte fantasiosi impegni a tagliare, ma senza dire cosa, perché altrimenti da domani le categorie colpite, milioni di persone sia chiaro, scenderebbero in piazza), ma basta aspettare e vedremo cosa succede. La mia impressione, se posso permettermi, è che il governo durerà poco, molto poco, così da non dover subire la prova della realtà, e si andrà presto a nuove elezioni con accuse incrociate di aver fatto fallire il libro dei sogni, vendendo nuove illusioni in campagna elettorale. Vedremo.

    RE Q
  6. #6 scritto da socrate lusacca il 20 maggio 2018 22:57

    La questione economica del programma di governo sembra tutta da costruire,
    nel contratto non se ne parla….

    RE Q
  7. #7 scritto da Andrea D. il 23 maggio 2018 10:12

    Chiaro che la questione economica sia tutta da costruire, potremmo forse dire volutamente fumosa?, con le uscite analiticamente esplicitiate e le entrate solo abbozzate. Pura retorica politica.

    Riporto un passaggio dalla prefazione dell’edizione italiana del capolavoro di Ludwing von Mises (VEDI), uno dei capostipiti della Scuola Austriaca (VEDI), dal titolo “L’azione umana. Trattato di economia” (VEDI). Un libro, un tomo di quasi mille pagine, piuttosto impegnativo ma che sarebbe un bene se fosse diffusamente letto e conosciuto.

    La società libera viene inoltre aggredita dall’interventismo politico, che viene giustificato con l’idea che ci possa essere un sistema economico “terzo” rispetto all’economia di mercato e a quella pianificata (in forma sovietica o nazista). Ma non esiste una “terza via”. Se lo Stato interviene nel rispetto delle regole del mercato, la sua attività non è diversa da quella svolta dai privati. Se lo Stato interviene violando le regole del mercato, ciò non significa che siamo in presenza di un sistema economico “misto”. Accade solamente che le perdite subite dalle attività poste in essere dalla mano pubblica devono essere sopportate dal settore privato. C’è una distruzione di risorse, che determina una caduta della produttività e del prodotto. E ne viene fuori un aumento del “tasso di sfruttamento” della stragrande maggioranza della popolazione da parte del ceto politico e dei gruppi da esso favoriti. Gli stessi effetti vengono generati dalle manipolazioni monetarie dei governi, che producono sovraconsumo e cattivi investimenti e che culminano nella crisi e nella disoccupazione generalizzata.
    La pubblicazione de L’azione umana colma un vuoto che la cultura italiana ha lungamente patito.

    Manipolazioni monetarie dei governi che producono crisi: sarebbe bene che certi individui “sinistri” che si divertono ad abbaiare alla luna tuonando contro la gabbia dell’Euro che ci impedisce di fare deficit o contro il “libberismo” (volutamente con due b) che ha prodotto la recente crisi, riflettessero un po’ sulla questione.

    RE Q
  8. #8 scritto da socrate lusacca il 23 maggio 2018 13:33

    Quanto è vero, quanto da condividere, da diffondere,
    cittadini elettori tenuti nella più crassa ignoranza,
    vellicati nei programmi con promesse diverse,

    MAi, MAI!
    che un intervistatore, un giornalista, cominci la domanda al candidato politico cosi:

    PER COMPIERE IL PROGRAMMA CHE STA VENDENDO AGLI ELETTORI,
    DOVE PRENDE, COME RECUPERA,
    LE RISORSE NECESSARIE!!!

    sarebbe istruttivo, anche proseguendo sul tema con il ribattere la più ovvia delle risposte (adesso Salvini):
    “facciamo investimenti a debito e così cresce l’economia e il lavoro”

    allora:
    QUANDO ARRIVA IL LIMITE DEL DEBITO OLTRE IL QUALE NON SI PUO’ CONTINUARE?
    QUANDO SMETTERA’ DI INVESTIRE INDEBITANDOSI ANCORA,
    COSA PROPONE PER RIDURRE IL DEBITO?

    mai che nessuno abbia direttamente posto la questione primaria delle risorse

    Mentre a scuola si continua a proporre di tutto, tranne dell’economia,
    cominciando dai conti di casa nostra, fino ai conti (le tasse e le spese) del nostro paese

    RE Q
 
 

sottoscrivi il feed dei commenti

SetPageWidth