Festa della Liberazione: proviamo a liberarci davvero dalla divisione

Ormai è prossimo il 25 Aprile; c’è da aspettarsi la solita divisione. I cosiddetti antifascisti, che si considerano unici depositari della nuova Italia, quindi in possesso del diritto naturale di rappresentare la Festa della Liberazione: bandiere rosse, l’ANPI  e  partiti “progressisti”, insieme alla CGIL. Chi non è della loro partita è fuori, deve starne fuori. Pugni chiusi in alto, Bella ciao e Bandiera Rossa i canti ricorrenti; qualche volta anche l’inno nazionale.

Sono 73 anni che va avanti così. Queste occupazioni del 25 Aprile potevano trovare comprensione e perfino legittimità nell’immediato del tempo, con il buio dietro l’angolo, il Paese senza meta giunto nudo alla fine. Fine d’una guerra nata dalla vergogna maramalda lo stesso giorno in cui il governo di Francia lasciava Parigi. Il tentativo vigliacco di prendersi Mentone, Nizza e Savoia, sulle disgrazie dei cugini. Per non parlare dell’avventura in Russia….

Il comportamento prima inetto poi indecente della monarchia, della ricerca di un’uscita poco degna; la guerra civile che ne è seguita…. Il paese occupato dagli Alleati e dai Tedeschi. Il tentativo di ridare una veste decente all’Italia con le formazioni partigiane, o perfino di chi ha ritenuto prevalente il rispetto dell’impegno preso con l’entrata in guerra. Tutto questo il prima: una tragedia.

Tutto si conclude con il 25 Aprile. Da qui viene la Festa della Liberazione. Un’Italia che si vuole rinata, che deve guardare avanti al suo futuro, a ricostruire la sua dignità di Paese con Cittadini che hanno superato le tragedie da cui provengono.  L’agire che verrà in questo 2018, anche questa volta sarà uno spettacolo di divisione: i fascisti e gli antifascisti.

Se ancora oggi ci dobbiamo dividere e distinguere, metterci di qui o di là, dopo che il fascismo è finito come doveva finire….  Non è che gli antifascisti  dovrebbero aver messo termine al loro ruolo?L’unico termine vero di cui far uso in questo 25 Aprile è: la Democrazia, l’Italia Repubblicana. La Costituzione, la libertà di pensiero, l’eguaglianza fra i Cittadini.

Facile profezia: non sarà così. I residui reparti dei “rossi” che riescono a costruirsi un’identità sono entro questo colore, faranno di tutto perché la Festa della Liberazione sia la loro festa, contro gli altri italiani. Gli altri tutti in un mucchio: coloro che non  si riconoscono nella compagnia, oppure perché ritengono sbagliato dividersi, perché agnostici e non se ne interessano; magari con qualche nostalgico che ancora si sente al suo posto con la camicia nera.

Anticipiamo l’argomento perché, casualmente, ci  è capitato di visitare una mostra della Fondazione Prada, poco citata sui media eppure con migliaia di visitatori, molti dei quali stranieri  (VEDI il sito) intitolata:

POST ZANG TUMB TUUUM

Art Life Politics: Italia 1918 -1945

Un’esposizione di italiani  straordinari per la più parte dimenticati o taciuti perché si sono espressi nelle arti come nell’urbanistica e architettura entro il periodo. Molto interessante guardare e cogliere il contenuto artistico e formale impastato con il periodo, che comincia dalla “vittoria mutilata” (stupidaggine demagogica simile a quella che incolpa l’Europa perché ci impedice di continuare a sprofondare nel debito).

Vedendo questi anni, quanto si sente come rinnovamento, spinta al cambiamento, al progresso. Nel dopoguerra tragico il non mollare e impegnarsi a guardare in modo nuovo la realtà, non fermarsi, riproporsi nuovi e diversi. Ben prima che il fascismo nascesse, che forse questa spinta del paese ha colto e fatta propria. Un periodo culturale di cui si parla troppo poco e ancor meno è conosciuto. Merita la visita.

Guardiamo al nostro ieri per il molto di buono che anche in quegli anni grigi allora si è costruito; passato che è italiano, fatto da italiani grandi che si devono conoscere e ri-conoscere. Anche se non furono anti-fascisti e magari dal fascismo anteguerra furono conquistati e che condivisero. L’Italia è davvero un grande paese, tutto intero. Con grandissime doti e qualità: lo si vede da questa mostra.  Lasciamo stare nel loro brodo chi vede la sua ragion d’essere nel cercare di mantenere la divisione.

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