GUERRA AI GIOCHI LEGALI. POI COSA SUCCEDE? Ci vuole misura

Una mozione di Alberto Schiavone spedita a Gennaio si discute a primavera avanzata. Riguarda ciò che vengono chiamati  giochi d’azzardo legali e si propone di estendere a Buccinasco procedure che il sindaco Gori a Bergamo è riuscito a ottenere, quasi imporre. Che si debba controllare la diffusione è buon senso, semplice buon  senso. Tranne per i crociati che si reputano unici detentori del bene.

L’Assessore antimafia Rosa Palone su questa proposta si è lanciata in una  “performance”: illustrando  la proposta come  “lotta” senza quartiere, ecc. Ciò detto però non deve essere mai consentito che una proposta venuta dalla minoranza venga approvata. Bisogna che la maggioranza ogni volta, dimostri la sua superiorità, che ne corregga i contenuti.  Pur riprendendo il titolo, l’oggetto originario:

IL GIOCO D’AZZARDO È UNA PATOLOGIA GRAVE FONTE DI MOLTE DISGRAZIE A CARICO DELLA POPOLAZIONE

SPESSO APPARTENENTE ALLE CLASSI SOCIALI PIÙ DEBOLI

Cose tanto semplici da apparire banali, con una coda dal carattere “sociale”. C’è una categoria del far politica legata al “sociale” che spesso finisce in un’autoesaltazione del proprio pensare, che si impanca  a custode dell’unico pensiero da sostenere e imporre in ogni modo e senso. Negli Stati Uniti del secolo scorso, proprio di questi tempi, è stato il “puritanesimo” degli astemi  che arrivò a bandire l’alcool per legge. Con l’esplosione del commercio illegale e della mafia americana.

Basta quest’esempio per capire che rendere lecito il consumo  o abitudini nocive ha il suo lato utile. La prima ragione è la capacità di autoregolarsi da parte della grande maggioranza dei Cittadini mentre la quota di consumatori patologici tende a stabilizzarsi (e va tenuta sotto controllo). Sigarette, alcool, gioco d’azzardo, stupefacenti diversi: o sono resi fruibili in modo controllato (controllo accompagnato da massiva comunicazione e formazione a tutti i livelli), o diventa un mercato per l’anti-stato (che si ingrassa), senza che le patologie emergano.

Su questo bilancio fra legalità/controllo  e affari illegali, si gioca una sana gestione. Più si scoraggia e si denuncia ufficialmente e socialmente, maggiore il consumo illegale, gli affari dell’anti-stato. Non si dimentichi la pratica on line (che non si vede, che è molto infiltrata dall’anti-stato) su cui si deve lavorare in formazione massiva cominciando dai giovani.  L’Assessore all’antimafia è cosciente di questo bilanciamento? Sembra di no, dal suo prolungato intervento etico (che pubblicheremo appena disponibile la trascrizione).

Ecco perché ci vuole misura…. Stia attenta l’Assessore antimafia: con il suo puritanesimo rischia di diventare un cavallo di Troia che fa sfondare l’anti-stato nella gestione dei giochi diventati illeciti. Un grosso favore: che sia consapevole o meno non ci interessa. Lasci stare le crociate e si impegni di più nell’approfondire i temi che deve trattare.

LE MALATTIE NON SI CURANO CON LE PROIBIZIONI

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