Macro-politica nell’Occidente: capire la crisi, soprattutto le necessità di cambiamento

Un’altra riflessione da massimi sistemi, che può sembrare distante dai nostri interessi. Fin dal nome questo blog riguarda Buccinasco, ne siamo coscienti. Quando però su temi di fondo si avvertono distacco o silenzi, crediamo utile, viene da dire doveroso intervenire. La crisi della democrazia nell’Occidente: parliamone.

Tutti i commenti su media e dai politici sono focalizzati sulla crisi della Democrazia, sui partiti storici, i governi, le maggioranze: stanno perdendo appeal, credibilità. I Cittadini allora vanno alla ricerca di nuove formazioni. L’Europa in particolare come istituzione si trova, ed è facile bersaglio per le colpe di ciò che non va, particolarmente debole e poco credibile rispetto a spinte nazionalistiche e euroscettiche che crescono.

Così viene descritta la crisi, che riguarda tutto l’Occidente, anche oltre Atlantico e Giappone. Una criticità nell’affrontare l’attuale fase della globalizzazione (VEDI), così diffusa in quasi tutti i paesi che ne fanno parte non può essere vista come limiti e difficoltà a rispondere ai problemi di qualcuno meno capace. Deve avere ragioni sue proprie, che si tende a spiegare facendo analisi singole; manca un visione sistemica.

Ecco cosa vediamo noi: ne abbiamo già accennato sulla realtà italiana, ma la questione crediamo ia generale. La democrazia come si è sviluppata (la delega consociativa ai partiti, al sistema delle rappresentanze), la pratica proprietaria della gestione pubblica venuta con il tempo, ha tenuto sul presupposto di un incessante miglioramento delle condizioni di vita. Fermatosi da ormai un decennio.

La fiducia è venuta meno perché i problemi si stanno accumulando, mancando l’ammortizzatore  del benessere, del domani migliore rispetto a ieri. Le questioni da affrontare in questa fase richiedono interventi correttivi che presuppongono periodi di stasi, con categorie (la P.A. su tutte ma non solo) che richiedono cambiamenti importanti.

Si può rimandare, ma non all’infinito: la carta dell’indebitamento pubblico e privato è già sfruttata largamente (l’Italia è addirittura all’orizzonte degli eventi, prossima al buco nero). Lo scambio voti contro miglior tenore di vita non c’è più, non è più agevole.  Si fa palese in questo periodo l’incapacità di una guida all’altezza dei problemi che la crisi ci mette di fronte (il tema delle migrazioni incombe, nel frattempo).

Il far politica della Democrazia, con i suoi riti, i tempi e le questioncelle estranee al vivere del “popolo sovrano”, sta mostrando la corda. Sta emergendo una spinta, muta ma dal consenso crescente, verso una modalità più dirigistica; l’affidarsi a un sistema che permetta più facilmente risposte reattive dal contenuto che non sia più necessariamente condiviso da tutti.

Veniamo da un secolo nel quale questi percorsi (il super-uomo, l’uomo forte) sono stati i più drammatici e disastrosi nella storia dell’Occidente. La Democrazia nei termini  in cui l’abbiamo conosciuta e vissuta si trova ad affrontare problematiche che non hanno precedenti.  Difficili le ipotesi e le soluzioni che si prospettano. Difficili ma si devono affrontare, se non vuole che si ripetano i pecorsi del passato.

Forse si rende necessario individuare forme di rappresentanza diverse, con poteri molto ampi di governo, avendo un termine certo e non prorogabile, con la complessa sottostante rappresentanza che deve adeguarsi trovando anche correttivi, e qualche contrappeso (ma che non sia eccessivo).

Un terreno, una visione nuova, ma di questo tema si deve discutere, si deve affrontare e approntare… senza lasciar trascorrere troppo tempo. Rimanere in mezzo al guado aspettando che miracolosamente il corso d’acqua si asciughi permettendo la traversata, può vedersi come attendismo che diventa simile allo struzzo con la testa sotto la sabbia. Su questi temi, oggi il mondo troppo pieno di immagini, parole, scritti, non c’è; non si vede.

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