Democrazia del terzo millennio: l’esempio svizzero di democrazia diretta

Sembra un paradosso il titolo di una riflessione di Carlo Lottieri su iltempo, ripresa da IBL (VEDI). La riflessione invece porta a considerare in modo critico, nel terzo millennio, lo stato nazionale centralistico. In particolare riguardo al concetto del vivere democratico, a tutte le criticità, gl’intoppi l’incapacità di rappresentare e fare da stanza di compensazione fra le categorie (o le classi, come si può dire).

Fatto sta che, il trascorrere dei secoli, sta portando in auge una centralità del localismo in una struttura statuale leggera, che molto corrisponde al consenso e alla tenuta sociale anche in una fase come quella che sta attrversando l’Occidente. Siamo ai primi passi di un’analisi sulla Democrazia del terzo millennio, ma il pensiero di Carlo Lettieri sembra cogliere nel segno, indica un percorso.

Certo che, transitare dalla delega ai partiti (inutile in una società evoluta e collegata in real time), che sfrutta la condizione centralistica ereditata dagli stati nazionali, a una configurazione centrale consociativa, che lascia al voto frequente del popolo l’ultima decisione, non è cosa che si può fare dalla sera alla mattina. È richiesto studio, approfondimento, tempo e correttivi man mano che ci s’incammina.

Un invito a leggere il piccolo saggio, di cui ci sentiamo di riproporre ai lettori alcuni spunti, più significativi. Senza che si considerino queste riflessioni come cosa futuribile, non attuale. È invece questione da prendere in mano per affrontare le crisi di cambiamento.  La lunga traversata della globalizzazione verso un pianeta che si sta normalizzando, diventando ogni giorno più eguale, nel percorso che riduce profonde differenze fra i diversi luoghi, che oggi segnano in modo indelebile ancora miliardi di vite. Che oggi tocca l’Occidente e la sua democrazia, incapace di raccogliere consenso quando la proposta deve essere lo statu quo, terminata la società affluente.

La Svizzera è avanti perché è rimasta al Medioevo

Nel cuore dell’Europa pulsa l’esempio di una società che
ha sempre rigettato con successo
il mito giacobino del potere centralizzato

(Carlo Lettieri 23 Marzo 2018) ….. Osservata da lontano, la Confederazione appare in effetti tanto tranquillizzante quanto noiosa, tanto ricca e bene ordinata quanto conformista e soporifera. A ben guardare, però, quella contrapposizione tra la nostra vivacità e il loro supposto torpore è più apparente che reale. Nel Rinascimento non c’era confronto tra noi e loro, ma oggi è tutta un’altra storia.

Sotto molti punti di vista, la società elvetica è ora incredibilmente ricca e dinamica. Si pensi alla qualità di università, ospedali e servizi alla persona, oltre che al reddito pro capite e alle opportunità lavorative (nella chimica, nella finanza e in vari altri ambiti) che è in grado di offrire: anche a molte decine di migliaia di frontalieri comaschi e varesini (ma anche Savoiardi dalla Francia, Bavaresi dalla Germania). Questo si deve a una serie di ragioni, in qualche modo tutte riconducibili …. al fatto che qui più che altrove l’Europa è riuscita a preservare le proprie radici medievali.

La modernità statale ha investito la Svizzera meno di quanto non abbia cambiato il resto del Vecchio Continente, e così nel mondo dei cantoni il potere non è accentrato, pervasivo e oppressivo quanto nel resto dell’Occidente. A Ginevra e San Gallo, a Zurigo e Lugano, lo Stato è giunto tardi e sempre in maniera alquanto imperfetta, così che individui e comunità sono stati in grado di preservare la loro originaria vitalità.

Un tempo, tutta l’Europa era in qualche modo “elvetica“. Durante l’età medievale il potere era assai localizzato e assumeva le forme più diverse. …  Oggi ci sorprende il localismo della Svizzera, che conta solo 8 milioni di abitanti ed è più piccola della Lombardia, ma è divisa in 26 tra cantoni e semicantoni. Eppure lo scenario medievale era proprio caratterizzato da un’analoga molteplicità di realtà autonome.

Se la società svizzera è tanto diversa da quelle che la circondano, lo si deve al fatto che una serie di circostanze hanno qui ostacolato i processi di unificazione che hanno segnato la Francia, vera patria dello Stato moderno, e poi anche tante altre realtà europee che ne hanno seguito le orme. …..in Svizzera la varietà delle lingue, delle sensibilità e delle culture è stata preservata da un assetto disperso del potere, che ha trovato alti ostacoli di fronte a sé.

…… gli svizzeri, sia nelle aree cattoliche sia in quelle protestanti, sono riusciti a esprimere un mirabile pensiero teologico: articolato in voci tra loro tanto diverse. Perché l’universo dei cantoni, per restare all’ultimo secolo, …  ….. ancora oggi, in Svizzera si vota di continuo. La pratica della democrazia diretta è corrente: a ogni livello (federale, cantonale e comunale). Per giunta, in Svizzera si è chiamati a dire la propria su tutto, anche su tasse e relazioni internazionali. Con una decisione maggioritaria si possono non solo abrogare norme di legge, ma anche inserirne di nuove.

Da dove proviene tutto ciò? Si capisce poco della Svizzera se non si ha presente che il suo spirito è maturato, fin dall’età medievale, nelle assemblee che riunivano i capifamiglia di ogni piccolo territorio: in quelle riunioni chiamate a gestire con decisione pubblica l’amministrazione delle acque, delle foreste, dei pascoli e di altri beni comuni.

Le comunità elvetiche sono…… associazioni di comunità: esse riuniscono in piazza quei “fuochi” (focolari) che già rappresentano piccole istituzioni politiche indipendenti e gelose della loro libertà. Questo si vede molto bene in quella che forse è la Svizzera più elvetica, i Grigioni, dove per secoli si è avuta una struttura istituzionale fatta di leghe di leghe: un sistema associativo tradizionale che potrebbe far venire alla mente talune teorizzazioni radicali di Thomas Jefferson.

L’aspirazione di ogni liberale. Questa società forte, che oltre a poteri minuscoli e vicini ai cittadini ha saputo preservare spazio per chiese e altre forme di vita associata, ha garantito molta più libertà anche ai singoli. E sul piano fiscale è proprio la complessa articolazione competitiva della Svizzera che oggi impedisce al ceto politico di spremere famiglie e imprese come avviene nel resto d’Europa. In Svizzera sembra davvero prendere forma l’aspirazione di ogni liberale: l’idea che la libertà si protegga solo grazie a una concorrenza istituzionale che ci permette di optare tra questa o quella giurisdizione e, in tal modo, obbliga i governanti a limitare le loro ambizioni di dominio.

….Un’eccezione preziosa Sotto vari aspetti, la Svizzera è un’eccezione. Fuori dall’Europa e dalla Nato, restia a sposare l’alta tassazione del Vecchio Continente e spesso recalcitrante a negare tutta una serie di libertà storicamente consolidate, ….   la Confederazione è un’area di libertà basata su una formidabile articolazione territoriale dei poteri e su una forte responsabilizzazione di ogni livello istituzionale.

Quando comuni e cantoni devono vivere di risorse proprie e possono variare il livello delle imposte (modificando l’offerta dei servizi offerti ai cittadini), non è sorprendente che si assista a un maggiore rispetto dei soldi estorti con l’imposizione fiscale. In terra, paradisi non ce ne sono, ma in questo piccolo lembo d’Europa la società è rimasta più solida e l’economia più dinamica perché il mito prefettizio e giacobino del potere centrale è stato sempre rigettato con successo…..

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  1. #1 scritto da Andrea D. il 25 marzo 2018 10:54

    Che dire Luigi? Credo che l’ultimo paragrafo andrebbe scolpito nella pietra in un’Italia tanto ottusa e distante:

    Quando comuni e cantoni devono vivere di risorse proprie e possono variare il livello delle imposte (modificando l’offerta dei servizi offerti ai cittadini), non è sorprendente che si assista a un maggiore rispetto dei soldi estorti con l’imposizione fiscale.
    In terra, paradisi non ce ne sono, ma in questo piccolo lembo d’Europa la società è rimasta più solida e l’economia più dinamica perché il mito prefettizio e giacobino del potere centrale è stato sempre rigettato con successo…..

    Ecco, questo è forse l’unico punto in cui un governo M5S-Lega potrebbe produrre una svolta: una bella riforma dello stato in senso federale dove i Cinquestelle potranno realizzare il reddito di cittadinanza al Sud (ma non con i soldi del Nord) e la Lega potrà realizzare una sorta di flat tax al Nord.
    Ma non credo succederà mai!

    RE Q
  2. #2 scritto da socrate lusacca il 25 marzo 2018 11:23

    Proprio il paragrafo conclusivo che ha colpito, che colpisce per la sua logica semplice e la sua conseguenza.
    Se lo paragoniamo con la ventina di muovi dipendenti che, senza alcun beneficio per i cittadini concreto, visibile (neppure indicato nelle motivazioni), cadono le braccia.

    Oltretutto va ribadito che i sevizi offerti ai cittadini, se richiedono un aumento delle tasse, sono soggetti al referendum locale.
    Volete la tale strada asfaltata? costa 100 realizzarla e 5% in più per mantenerla.
    Vanno a votare gli interessati, magari anche solo il 15% o anche meno… se non passa, la strada non si asfalta.
    Da noi ce la raccontano come se fossero gli amministratori pro tempore che ce la regalano e se ne vantano….

    Si devono cambiare i reggitori, i cittadini devono preferire chi si impegna per la partecipazione, la trasparenza: un agire informato e condiviso da tante voci ascoltate, da un sistema di concreta democrazia diretta.
    Questo posiamo fare a Buccinasco: questo i cittadini a Buccinasco possono ottenere.

    L’ipotesi di Roma… per adesso resta un’ipotesi….

    buona domenica

    RE Q

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