Social Housing a Buccinasco: chi ci andrà ad abitare? Poco o nulla viene detto

Il termine social housing (all’inglese), o come si usa nelle decisioni dei nostri  amministratori. Housing Sociale (né italiano né inglese), sta assumendo un sapore non gradevole, quasi sinistro. Fa nascere preoccupazioni. Subito si pensa cosa mai stanno pensando e decidendo. Il nostro sindaco a cosa sta pensando adesso?

In un anno ha usato questo termine per un’opera residenziale sull’area di via Resistenza (ex seme fiorito), non sappiamo con quanti nuclei potenziali di residenti. Poi non più ripresa ma neppure smentita. Adesso nell’approvazione del bilancio 2018 in versione definitiva (P.E.G.: piano esecutivo di gestione) pubblica in Albo Pretorio altre operazioni che portano la denominazione: progetti di housing sociale. vediamoli:

immobile confiscato sito in via Odessa n. 3: ipotesi di utilizzo per servizi e progetti di housing sociale, in collaborazione con il Settore Servizi alla Persona. Estinto il mutuo, l’Ente dovrà intervenire sulla struttura mediante l’effettuazione dei lavori necessari per modificare le caratteristiche peculiari dell’immobile e adeguarlo alle nuove esigenze (bene utilizzato dal precedente concessionario quale asilo nido), al fine di avviare il procedimento per l’affidamento in concessione. Il servizio affari generali è chiamato a predisporre il nuovo avviso pubblico per la concessione del bene e a curare tutto l’iter successivo per l’aggiudicazione e la stipula del relativo contratto.

Questo immobile, come quelli successivi qui descritti, riguardano beni confiscati all’anti-stato. Qui vorremmo fare una premessa di metodo: il loro impiego non è libero, vi sono specifiche norme che vincolano le scelte possibili. Il presupposto in ogni caso dovrebbe essere la maggior cura possibile perché l’impiego sia visibile e visto positivamente dai Cittadini: rappresentano la vittoria dello Stato, sull’anti-stato.

La cura e la destinazione dovrebbero quindi essere del più alto riverbero e efficienza: lo Stato deve dimostrare ai Cittadini quanto sia positivo e etico gestire i beni entro le norme del diritto, con ritorni positivi per la Comunità.  La villa di via Odessa è un esempio disastroso: affidata a una gestione rivelatasi sfortunata; immobile chiuso da forse tre anni; abbiamo dovuto pagare un mutuo stratosferico per la ristrutturazione lasciataci sul gobbo.

Adesso dobbiamo ristrutturarlo per destinarlo a Housing Sociale (non ci dicono per quanti nuclei, non ci dicono quale è la domanda oggi dovuta a condizioni di precarietà). Se poi l’immobile si degrada, chi pagherà?  ancora noi Cittadini? Vogliono avere la gentilezza di informare noi Cittadini di cosa si tratta? Quante persone ci vengono? Se sono migranti, sinti o che altro? ecc. Vediamo dell’altro:

immobile confiscato di via Indipendenza n. 5/A: l’Amministrazione, dopo avere cambiato la destinazione d’uso di detto alloggio per destinarlo ad interventi sperimentali volti alla promozione della vita autonoma ed indipendente delle persone disabili, in un contesto semi-protetto con la presenza di apposite figure professionali, ha partecipato all’avviso pubblico indetto dalla Regione Lombardia “Dopo di noi” per la ristrutturazione di un immobile confiscato alla mafia. Si è ancora in attesa che la Regione valuti le domande di partecipazione pervenute. Dopodiché, in caso di ammissione del Comune, effettuati i lavori di ristrutturazione, il servizio affari generali curerà la predisposizione

immobili confiscati di via Don Minzoni n. 11 e di via Vittorio Emanuele n. 21: tutti gli appartamenti sono al momento destinati quali alloggi d’emergenza. E’ intenzione dell’Amministrazione cambiarne la destinazione d’uso per impiegarli nella realizzazione di progetti di housing sociale a favore delle categorie di cittadini svantaggiati. Il servizio affari generali predisporrà gli atti necessari, curando, sempre in collaborazione con il Settore Servizi alla Persona, la predisposizione degli avvisi pubblici per la concessione dei beni ed i relativi contratti.

Restiamo in attesa che il grande appartamento di via Indipendenza, trovi una sua destinazione, anche qui dopo anni e anni di non occupazione. Quanto all’immobile di via don Minzoni immaginiamo già i condomini cui verranno le notti insonni pensando ai “Cittadini svantaggiati” che hanno già sperimentato abbondantemente.  Siamo alle solite: quando si tratta di impegnare e gestire con la massima cura i beni confiscati, sembra quasi che le ipotesi si atrofizzino.

Ecco cosa si porta dietro un bene confiscato all’anti-stato: genera problemi.  Questa nella sostanza appare la conseguenza: problemi, costi a ripetizione, cattiva conduzione e gestione; destinazioni socialmente infelici e problematiche. Lo faranno apposta? Per adesso ci resta l’incubo dei 37 richiedenti asilo. Non è da credere: alle porte del comune ci sono i cartelli: “qui la ‘ndrangheta ha perso”. Non si rendono conto quanto di ironico può avere questa frase.

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