L’analisi sintetica del Circolo PD, genera un richiamo alla ragione, invita a riflettere

Andrea Dalseno è animo libero, una testa che mette a confronto le sue convinzioni (basate sugli studi e la logica quotidiana). Questa disposizione comporta una reazione di metodo, viene quasi automatica la reazione a modi di vedere l’economia antitetici.  Non ci sono pregiudizi nelle sue affermazioni,  sostenute con richiamo alle leggi economiche e alle cose.

Osiamo applicare il termine “esemplare” a questo sintetico commento e lo pubblichiamo a beneficio di tutti, a futura  memoria. Personalmente resto convinto che questi principi facciano parte del comune sentire dei non molti Cittadini che un poco d’economia masticano e a questa s’interessano. Troppo poco diffuse queste fondamenta di uno stato ideale che persegua davvero il Bene Comune (il titolo è della redazione, ndr).

COMPETIZIONE E MERITOCRAZIA
HANNO REALIZZATO IN DUECENTO ANNI
LA PIÙ GRANDE RIVOLUZIONE DELL’UMANITÀ

(Andrea Dalseno – 12 Marzo 2018) Purtroppo l’ideologia di sinistra, per quanti danni possa aver fatto e continui a fare, continua ad avere un certo <I>appeal</I> tra le masse, in particolare in quanto le tesi contrarie sono contro-intuitive. Prendiamo un luogo comune piuttosto diffuso: il privato mira al profitto per cui lo stesso servizio offerto dal pubblico, che non punta al profitto, avrà costi minori.

Nient’affatto! La storia  (quella italiana in particolare) è piena zeppa di casi di imprese pubbliche che si rivelano meno efficienti (e quindi più costose) delle imprese private (che per giunta fanno anche profitto) e di norma anche meno efficaci. Senza i correttivi continui dati dal mercato, dal sistema dei prezzi e dalle informazioni in esso contenute, le imprese non hanno gli strumenti per tenersi al passo con le mutevoli preferenze dei consumatori

(senza contare che la mancanza dell’obiettivo del profitto, che premia i “migliori”, cioè quelli che i consumatori ritengono, in base al loro insindacabile giudizio, siano i migliori, e punisce i “peggiori”, costringendoli a cambiare per migliorarsi o a uscire dal mercato, porta di norma a scelte non ottimali, per giunta reiterate nel tempo).

Per quanto essere povero non sia “bello” da nessuna parte, l’esperienza ci insegna che è di gran lunga preferibile essere povero in un “ricco” paese capitalista che in un “misero” paese socialista! Senza considerare che anche nei paesi socialisti le diseguaglianze ci sono e sono anzi più ampie ed evidenti di quelle dei paesi a economia di mercato, la mobilità sociale inferiore e il benessere complessivo è solo una modesta frazione di quello dei paesi cosiddetti neoliberisti (neoliberisti? Magari!  In realtà le economie occidentali, compresa quella USA, hanno un peso dello stato eccessivo, tutte, e sono molto più socialisteggianti di quanto non dovrebbero essere).

Altro campo dove l’ideologia di sinistra fa presa, a torto, è quello della lotta alla diseguaglianza. La diseguaglianza fa bene, come scrive giustamente Nicola Porro nel suo libro, ed è la misura e il premio del merito benché il ragionamento sia, come detto, contro-intuitivo. Molto più lineare e immediato pensare che la lotta all diseguaglianza porti a una società più giusta, ma non è vero (perché il sistema presta facilmente il fianco agli abusi, difficili da evitare).

Facciamo un esempio pratico che chiarisca il concetto. Prendiamo due individui che entrino a 20 anni nel mondo del lavoro. Il primo si dà da fare, si impegna, è bravo, grazie all’impegno, ai meriti e ai sacrifici fa carriera e migliora la propria posizione (e di riflesso anche la società tutta). E’ parsimonioso, risparmia, si compra la casa, paga il mutuo, insomma dopo trent’anni di duro lavoro ha una discreta consistenza patrimoniale (casa e risparmi) e un reddito soddisfacente.

Il secondo non si cura del lavoro più di tanto (o per niente), vive allegramente alla giornata, spende e spande per soddisfare i propri vizi quotidiani, non ha una casa di proprietà, non ha risparmi, non ha fatto alcun progresso nella posizione lavorativa, anzi a causa delle sue intemperanze alla fine è pure rimasto senza lavoro.

Solo una distorta mentalità di sinistra può pensare che lo Stato debba farsi carico di questa diseguaglianza, inalberandosi stizzita perché il primo individuo ha un reddito di 10 o 20 volte superiore a quello del secondo che campa di sussidi, e debba “punire” il primo individuo per il suo successo e premiare il secondo per il suo ozio e i suoi vizi!  Eppure, alla fine, quando si applica il concetto di lotta alla diseguaglianza è proprio questo quello che si fa (anche se ovviamente il fine, almeno quello dichiarato, è diverso e, se non altro di facciata, più nobile)!

Ultimo ragionamento, sempre contro-intuitivo, in materia di diseguaglianza: prendiamo due individui, uno di 65 anni, che ha fatto la sua vita lavorativa normale, ha una casa di proprietà, un po’ di risparmi, un montante pensionistico di 40 anni di contributi, un reddito commisurato a una normale carriera e all’esperienza di una vita spesa a lavorare e l’altro di 19 anni, fresco fresco della maturità e non ancora entrato nel mondo del lavoro, senza casa, senza risparmi, senza un centesimo di montante pensionistico non avendo mai lavorato.

E’ del tutto evidente che tra i due vi sia una cospicua differenza di reddito e di patrimonio. E’ un qualcosa da combattere a suon di tasse e patrimoniali varie o è il normale effetto del tempo? Eppure la diseguaglianza c’è ed è evidente!

Un paese senza diseguaglianze sarebbe un paese dove chi lavora e si impegna ha lo stesso reddito e patrimonio di chi non lavora e non si impegna, dove chi ha speso una vita a lavorare ha lo stesso reddito e lo stesso patrimonio di un ragazzino appena uscito da scuola. Ancora sicuri che sarebbe una società più giusta? Io, francamente no!

Tag:

  1. #1 scritto da giampiero il 14 marzo 2018 21:11

    Caro Andrea, ma in che paese vivi?
    Prova a guardarti attorno!
    il problema serio è se il lavoro e l’uomo è una merce e come tale deve essere trattata e in questo caso avresti ragione tu,

    oppure se c’è una distinzione fra merce e lavoro e quindi l’uomo/donna non sono una merce da acquistare ad un supermercato qualsiasi,
    le diseguaglianze di cui parli sono solo sulla carta,
    paragoni un “ragazzino” ad un uomo con un percorso lavorativo di un “certo tipo” ma
    prova a pensare ad un normale lavoratore che ad una età di 55 anni
    si trova con la fabbrica/azienda in cui lavorava e faceva l’impiegato o l’operaio
    con l’azienda che si trasferisce in Slovenia!
    il tuo ragionamento non regge più, non è un problema di “diseguaglianze” e un problema di equità sociale

    RE Q
  2. #2 scritto da socrate lusacca il 14 marzo 2018 23:27

    Sul merito preciserà Andrea, se lo ritenesse opportuno.

    Riguardo ai concetti che esprime giampiero, che ringraziamo, crediamo si possa dire:

    le diseguaglianze sono il risultato di un percorso di vita,
    con la sua congerie di elementi condizionanti:
    la nascita, la cultura e formazione familiare, il sistema d’istruzione, gli accidenti e le occasioni che nella vita di ciascuno capitano, possono capitare.
    Viviamo un cambiamento molto veloce, che da tempo dovrebbe aver fatto intervenire la “politica”:
    non tanto con sussidi, casse integrazioni, reddito d’inclusione, ecc. (che sono tamponi per l’emergenza)
    quanto adeguando e integrando la vita lavorativa,
    modulando il lavoro con la formazione,
    preparando chi lavora, al lavoro di domani,
    assistendo le imprese verso il cambiamento che mantenga competitività ed equilibrio,
    Insomma uno stato che svolge la sua funzione di indirizzo, controllo e previsione,

    certo così, non si raccoglie consenso per le elezioni,
    Si costruisce lentamente una condivisione sociale delle scelte, che richiedono tempo e fatica,
    rischiando di essere mandati a casa da demagoghi privi di scrupoli
    che promettono adesso, il paradiso in terra…

    Non si può mantenere, pretendere che si continui a finanziare attività che perdono,
    che consumano ricchezza e impoveriscono il paese,
    solo per scambiare queste scelte con voti…

    In questo modo in Italia siamo ridotti come siamo oggi.

    buona serata

    RE Q
  3. #3 scritto da Andrea D. il 15 marzo 2018 16:52

    Egregio Signor Giampiero, l’esempio era volto a dimostrare che una società che persegua l’eliminazione delle diseguaglianze non sarebbe affatto più equa, ma darebbe luogo a distorsioni, a mio avviso, inaccettabili.

    Vendendo alla sua domanda, sì il lavoro è una merce al pari di ogni altra, in particolar modo in un mondo globalizzato. D’altra parte, come già detto, nei paesi socialisti le condizioni dei lavoratori sono ben peggiori e il livello di benessere complessivo di gran lunga inferiore di quello delle società capitalistiche.
    Il suo intervento mi fa venire in mente i discorsi post-sessantottini dei sindacati italiani secondo i quali il salario avrebbe dovuto essere una variabile indipendente.
    Dove sono stati applicati quei concetti, tipicamente in aziende statali, i risultati sono stati tragici con enormi costi per la collettività e di quelle imprese non rimane quasi più traccia (ci sono, invero, ancora aziende pubbliche pesantemente sovvenzionate, in particolare in settori soggetti a monopolio o pseudo-monopolio; per quanto il sistema possa ancora tollerare un simile spreco di risorse non è dato sapere, ma non potrà durare in eterno).

    Perché, vede, l’economia non è l’arte magica di Houdini che consente, con la bacchetta magica, di far apparire risorse dove non ci sono. Se si decide di pagare un prezzo maggiorato, tirando in ballo questioni auliche quali la dignità, i diritti e via dicendo, qualcuno, da qualche parte ne sosterrà il prezzo.
    E il prezzo oggi lo stanno pagando, e caro, in particolar modo le nuove generazioni!

    Prendiamo, ad esempio, il sistema pensionistico. Nello specifico altro non è che un risparmio forzoso che permette di accantonare un capitale tale da consentire di vivere di rendita nel momento in cui non si sarà più in condizione di lavorare. Se si decide che le due grandezze non sono collegate e non si tiene conto, accampando qualsivoglia scusa, dei vincoli economici si crea uno squilibrio che qualcuno deve finanziare. Nel caso italiano quel qualcuno sono le nuove generazioni che si trovano sulle spalle un onere enorme aggravato in misura consistente dal debito accumulato negli anni! Le colpe dei padri ricadono sui figli!

    Tanto per capirci, se il paese avesse gestito bene le proprie risorse rimanendo competitivo e attrattivo per gli investimenti, per un’azienda che si trasferisce in Slovenia ce ne sarebbe un’altra o più di una che apre in Italia e la persona che perde il lavoro potrebbe agevolmente ricollocarsi.
    Ma visto che l’Italia, a causa dei tanti bei discorsi, che sono belli solo sulla carta, ma non nella realtà, ha fortemente compromesso la propria capacità di attrarre investimenti la situazione è molto diversa e la persona che ha perso il lavoro si trova a pagare il prezzo delle scelte di principio e sbagliate fatte in passato.

    Sono i discorsi come i suoi, e di tanti come lei, che hanno compromesso il futuro del paese!
    Se ne renda conto.

    RE Q
  4. #4 scritto da ROBERTO il 24 marzo 2018 14:57

    Andea Dalseno sei indietro…senti il BEPPE…

    Grillo: “Lavoro retribuito? C’è reddito di nascita”
    Con un post sul suo blog, afferma che il lavoro retribuito oggi è inutile e lancia il diritto al reddito dalla nascita.

    Beppe Grillo torna a far sentire la sua voce dopo il voto del 4 marzo.

    Lo fa a modo suo con un post sul suo blog. E questa volta al centro del suo post c’è ancora il reddito di cittadinanza, anzi per l’esattezza il “reddito di nascita”, l’ultima idea del comico e fondatore del Movimento Cinque Stelle: “Una società evoluta è quella che permette agli individui di svilupparsi in modo libero, generando al tempo stesso il proprio sviluppo.

    Per fare ciò si deve garantire a tutti lo stesso livello di partenza: un reddito, per diritto di nascita.
    Soltanto così la società metterà al centro l’uomo e non il mercato”.
    Poi nel suo post parla anche del lavoro e dell’occupazione e così si avventura in un ragionamento che di fatto appare decontestualizzato dall’emergenza occupazionale di questi anni: “Una società evoluta è quella che permette agli individui di svilupparsi in modo libero, generando al tempo stesso il proprio sviluppo. Per fare ciò si deve garantire a tutti lo stesso livello di partenza: un reddito, per diritto di nascita. Soltanto così la società metterà al centro l’uomo e non il mercato”.
    Dunque il lavoro passa in secondo piano, per Beppe basta incassare il reddito di nascita.

    E questo concetto lo esplicita meglio nella seconda parte del suo post: “Politici ed economisti si impegnano tutti a capire come produrre di più. Dobbiamo pagare il debito, gridano. Dobbiamo lavorare di più, essere più produttivi, tagliare la spesa improduttiva – continua Grillo – Siamo condizionati dall’idea che ‘tutti devono guadagnarsi da vivere’, tutti devono essere impegnati in una sorta di fatica perché devono giustificare il loro diritto di esistere.Siamo davanti ad una nuova era, il lavoro retribuito, e cioè legato alla produzione di qualcosa, non è più necessario una volta che si è raggiunto la capacità produttiva attuale. Si vuole creare nuovo lavoro perché la gente non sa di che vivere, si creano posti di lavoro per dare un reddito a queste persone, che non avranno un posto di lavoro, ma un posto di reddito, perché è il reddito che inserisce un cittadino all’interno della società. Una società evoluta è quella che permette agli individui di svilupparsi in modo libero, generando al tempo stesso il proprio sviluppo. Per fare ciò si deve garantire a tutti lo stesso livello di partenza: un reddito, per diritto di nascita. Soltanto così la società metterà al centro l’uomo e non il mercato”. Insomma Grillo ha risolto in una sola mossa il problema della disoccupazione e quello della povertà: la medicina è il reddito di nascita.

    RE Q
  5. #5 scritto da socrate lusacca il 25 marzo 2018 00:57

    Premessa: questo commento, del 14 Marzo, non riusciamo a capire come, il sistema del blog lo ha classificato come spam.
    solo adesso, verificando gli spam, cosa che facciamo ogni tanto prima di azzerarli, abbiamo trovato il commento.
    ce ne scusiamo con l’interessato.

    Gli argomenti di Grillo:
    non fanno parte della realtà umana di questo periodo;
    certo, sarebbe molto bello se tutta l’umanità (non solo i paesi Occidentali) fossero in grado di campare, commerciare, acquistare, produrre, in modo neutro, senza concorrenza, ecc.
    Un sistema del genere, qualcosa di simile al Paese dei Balocchi di Collodi, sarebbe senz’altro migliore dell’attuale.
    Gestire l’economia oggi non è un sogno, richiede l’impegno diuturno di imprenditori, dipendenti, professionisti ecc. perché i prodotti agricoli arrivino sul mercato e si posano comperare, ecc.
    Oggi nel mondo vi sono ancora 300milioni di persone che ogni anno muoiono di fame e di stenti (erano oltre un miliardo vent’anni fa)…
    Rimbocchiamoci le maniche, preparandoci al cambiamento necessario, costruendola la società del futuro: anticiparla adesso è ancora una bella favola.

    Bello sognare… lo fece qualcun altro in modo più complesso e supportato da teoria economica di qualche ingegno,
    proponendosi una società ove ognuno produca secondo le proprie capacità e soddisfi tutti i propri bisogni: il comunismo.
    Teoria sviluppatasi con la creazione dell’Uomo Nuovo svincolato dalla spinta a migliorarsi, a crescere, a vivere più pacificamente senza nuovi bisogni.
    La realizzazione pratica obbligò a formare l’uomo nuovo abolendo i borghesi e indottrinando la classe operaia;
    si inventò allora la “dittatura del proletariato”
    sappiamo bene come è andata a finire.

    scusi ancora il ritardo e buona domenica

    RE Q
  6. #6 scritto da Andrea D. il 25 marzo 2018 11:15

    Caro Roberto, la realtà è che Grillo sa di aver perso le elezioni, checché ne dica il suo pupillo Di Maio, che si appresta a tornare a fare lo steward al San Paolo o qualsivoglia altra occupazione lo aggradi
    (perché il vincolo dei due mandati il M5S lo ha ancora, vero? O anche su quello diventerà sempre più partito e sempre meno movimento?), e quindi alza il tiro.

    Il M5S ha perso perché essendo integralista e indisponibile a qualsivoglia accordo/mediazione (che non sia una resa incondizionata al loro programma/squadra di governo, che nella realtà appare assai improbabile) per governare ha bisogno del 50%+1 dei consensi (in realtà parecchio di più, ma per ora sorvoliamo) e, invece, si è fermato ad un inutile 30% (o poco più).
    E allora Grillo le spara a palle incatenate nella speranza di aumentare i consensi per le prossime elezioni: tutti pagati per non lavorare, per realizzare sé stessi e le proprie aspirazioni, nuova frontiera del mito socialista (come si viva realmente nei paesi socialisti, poi, è tutto da vedere e buona parte di noi sa bene che non siano questo paradiso sulla terra che si vuole far credere).
    Cosa vorrebbe dire nella pratica?
    Beh, facciamo un calcolo semplice semplice (che poi si può aggiustare): l’Italia ha circa 60 milioni di abitanti, 1.000 euro al mese a ciascuno come reddito di nascita farebbero 60 miliardi di euro al mese (perché il reddito di nascita spetta per il solo fatto di essere nato, non dipende dal reddito o dalla condizione sociale etc. etc.). 60 miliardi di euro al mese, 720 miliardi di euro all’anno, poi ci sono le pensioni (200 MLD/anno; arrotondo per semplicità), la sanità (100 MLD/anno), la scuola/università (100 MLD/anno), la difesa (25 MLD/anno), la giustizia, la sicurezza, gli acquisti intermedi, le manutenzioni, gli investimenti. Insomma, il bilancio pubblico passerebbe dall’essere intorno al 50% del PIL (già oggi un’enormità difficilmente sostenibile) all’80-90% del PIL! Di fatto l’Italia diventerebbe a tutti gli effetti un paese socialista senza più settore privato, come la Corea del Nord!
    Auguri!

    RE Q
 
 

sottoscrivi il feed dei commenti

SetPageWidth