PD Buccinasco: dalle elezioni hanno capito poco, quasi niente

Il PD a Buccinasco ha avuto un esito asciutto. Non si vede molto guardando i voti, perché sono stati 4.000 in più gli elettori che hanno votato. Onestamente, dato che hanno anche la gestione del Municipio con gli oneri del fare ma nessuna ricaduta mediatica (oltre al Buccinasco Informazioni), poteva andare peggio.

Ciononostante dopo un silenzio durato quasi tutta la campagna elettorale, il “Circolo” quello che una volta era chiamata “sezione” ha svolto la riunione di partito che ha partorito una lettera alla Direzione Nazionale. Invece di pensare ad un’analisi dei voti, sezione per sezione, capire l’esito e le tendenze,  trasferisce il problema a Roma? (VEDI).

Non staremo a descrivere o chiosare sui diversi contenuti, che sono prevedibili (a parte la pretesa da Buccinasco di insegnare a Roma come svolgere la politica, ripetendo gli infiniti e quasi sempre banali commenti dei talk show). Però in mezzo a questa marmellata c’è qualcosa che ci stimola, che rende nella sua pretesa d’analisi sociologica e politica, la cifra del pensiero comunista del terzo millennio in chiave buccinaschese.

Le ormai numerose sconfitte della sinistra italiana ed europea impongono una seria riflessione sul tema della pervasiva egemonia culturale dell’individualismo, del neoliberismo e del nazionalismo. Queste forme di egoismo distruggono i principi di uguaglianza, solidarietà e fraternità che sono cardini insostituibili del patto costituzionale repubblicano italiano fondato con la Carta fondamentale dello Stato entrata in vigore nel 1948.

“Egemonia culturale dell’individualismo e del neoliberismo… del nazionalismo”: che confusione. Gli schemi da cui parte questo pensiero sono vecchi di almeno mezzo secolo. Il liberismo non è neo.. perché da Adam Smith e David Ricardo i principi fondamentali su cui regge l’economia globale sono quelli: libertà dell’individuo nell’intraprendere, perché maggiore è, più risultati ha la crescita dell’economia, del paese, del globo.

Individualismo: è un termine socialmente poco consistente. Legato a una valutazione positiva sul piano economico, perché dalla libertà d’intraprendere viene il miglior esito nel benessere dello stato. Inquadrarlo entro valori ideologici sovrastanti, nazionalistici o razziali, oppure subordinati allo Stato padrone sappiamo cosa porta, per fortuna non è questa la tendenza. Meno ancora se rivestiamo la gestione dello stato come dittatura del proletariato.

Ma il termine nazionalismo usato dal circolo PD fa probabile riferimento alla crisi nella costruzione dell’Europa e ai movimenti dalle spinte nazionali, come tentativo di soluzione alla crisi che colpisce tutto il mondo occidentale. Non hanno ancora capito (ma non sono i soli), che l’economia è globale. Che con alti è bassi  l’’Occidente ha terminato la fase della crescita infinita, della società affluente, mentre  chi sta crescendo sono quelli che erano fuori dalla rivoluzione industriale.

Per conseguenza i sistemi sociali, socialisteggianti, che hanno per un secolo fatto la parte della spinta nella crescita, ottenendo riscontro in adesioni nella società affluente, in questi termini hanno esaurito il loro ruolo. Ciò che sta sostituendo il socialdemocratico way on life è una Comunità trasversale che si avvale del mercato e all’interno opera per avvicinare le differenze sociali, coinvolgendole, rendendole partecipi, operando per la loro crescita.

Oggi si deve far uso della meritocrazia invece del piatto statalismo inefficiente, promuovere la crescita delle fasce meno  abbienti e meno acculturate, evitando il dirigismo statalista con la sua pretesa di essere depositario unico della verità, della soluzione. La crescita sociale si fa insieme, tutti  insieme, guardando all’interesse di tutti.

La frase del PD a Buccinasco è il nocciolo dell’arretratezza culturale di un pensare fermo allo statalismo caritatevole, facendo uso della delega politica per dirigere… Comprimendo così lo sviluppo della società, lasciando i Cittadini nella condizione di soggetti, coltivando queste categorie meno in linea con ciò che è utile per vivere nel terzo millennio. Un coltivare che lascia la sensazione, e non solo, di un lasciarle lì perché giustifica il presupposto politico.

Una rappresentanza di coloro che una volta erano gli umili, gli analfabeti che quale unico valore avevano le braccia, oggi ha ancora una ragion d’essere? Può essere, non è certo però; i movimenti nati fra lotto e il novecento, forse sono al tramonto. Perché la società non è più quella.  Non è a quegli schemi culturali e mentali che oggi ci si può ancorare per avere un ruolo in questa epoca.

  1. #1 scritto da Andrea D. il 12 marzo 2018 11:02

    Caro Luigi, purtroppo l’ideologia di sinistra, per quanti danni possa aver fatto e continui a fare, continua ad avere un certo appeal tra le masse, in particolare in quanto le tesi contrarie sono contro-intuitive.
    ecc………
    Postiamo come articolo l’interessante lezioncina di sani principi liberali, quelli che in trecento anni hanno portato la più grande rivoluzione, i più fantastici miglioramenti economici, culturali, di benessere, di civiltà, che mai l’umanità abbia visto.
    L’articolo esce a breve col titolo:

    L’analisi sintetica del Circolo PD, genera un richiamo alla ragione, un invito a riflettere

    RE Q
 
 

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