Elezioni, Il Giornale: Nicola Rossi e flat tax

Nicola Rossi ha presentato il suo progetto sulla modifica strutturale del sistema fiscale italiano nel Giugno 2017, entro l’Istituto Bruno Leoni  IBL, di cui fra l’altro è presidente. Un progetto articolato che parte dall’aspetto mediaticamente di maggiore presa, ma che ribalta il sistema. Abolite le tax espenditures (le 400 leggine che ritoccano al ribasso le tasse ora a l’una o l’altra categoria).

Ha fatto convegni, scritto libri, presentazioni, discussioni fra economisti su ilsole24ore (fra le altre). Il tema, o meglio lo slogan, è stato ripreso dai nostri politici (categoria attribuita dai voti, non dalle qualità proprie, quindi sostanzialmente propalatori di immagini, demagogia a buon mercato). Lo ha fatto nei giorni scorsi ilgiornale (VEDI)con una simil intervista.

Le frasi riportate tra virgolette, sono sempre interessanti ed anzi ogni volta si scopre qualche angolo di opportunità, di validità del sistema da lui proposto. Quindi sempre interessante da leggere. Ci piace riportare il succo che dimostra non solo l’efficacia ma la corretta applicazione in chiave progressiva della flat tax (che è sempre più diffusa):

«La combinazione di una quota esente fissa e di una aliquota proporzionale crea una imposta progressiva», spiega. In altre parole: se la quota esente, quindi la no tax area, è fissata a 12mila euro e la aliquota unica al 23 per cento, «fino a 12mila euro di reddito annuo non si pagano tasse, a 13mila euro si paga l’imposta su mille euro. L’imposta netta è di 230 euro, pari al 3%. Se si guadagnano 20mila euro, l’aliquota del 23 per cento si paga su ottomila euro. Sono circa 2.000 euro, pari a una tassazione del 10 per cento. L’aliquota sale fino ad arrivare a un massimo del 25 per cento per i redditi più elevati».

Parla del 25% Nicola Rossi, l’originale proposta che è entrata per forza propria come tema forte della campagna elettorale. Fatta propria da Forza Italia (che per distinguersi la riduce al 23%); condannata senza riserve dai progressisti tutti, i quali dimostrano così la propria estraneità al mondo d’oggi. Adesso ripresa su ilgiornale, dando un taglio da nuovo arrivato sul tema, come “economista PD” .

Sottolineature elettorali, che infatti danno la stura a un centinaio di commenti tutti su questo aspetto: il comunista che scende dalla pianta e “perfino lui” sostiene la flat tax. Nicola Rossi, senatore eletto entro il PD, nel 2011, respinte dal senato le dimissioni presentate, si iscrisse al gruppo misto. La fondazione IBL che presiede, è nota per la sua impronta liberale (dagli statalisti qualificata come liberalismo sfrenato); che liberalmente pubblica in replica l’articolo de ilgiornale.

La questione sul tema frat tax non è tecnica, ma trova ostile la partitocrazia, cui toglie una leva del consenso, impedendo le leggine-reagalie più o meno preelettorali (piuttosto più che meno). Ciò riduce le possibilità di voto di scambio (dai tassisti a tutti gli ordini professionali ecc ecc.). Semplifica enormemente il sistema fiscale rendendo più diretto e immediato il rapporto con lo Stato; meno burocrati, meno venditori di favori, meno promesse elettorali.

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