Berlusconi e il suo programma: qualche riflessione di fondo

Abbiamo compiuto una descrizione e analisi sui contenuti economici dei programmi di PD e M5S. Riteniamo opportuno,  ci sentiamo quasi obbligati, a esprimere ora analoghe considerazioni sul programma dell’area centro destra, che dovrebbe rappresentare i moderati. Capofila dei quali non può che essere Berlusconi. Per la sua storia personale e il suo peso, la funzione e la responsabilità che gli deriva dal ricoprire la punta di diamante di quelli che, nel Regno Unito, avrebbero il nome di Conservatori.

Siamo andati a cercare documenti approfonditi dal carattere sistematico, non trovandoli; un nostro limite forse.  Mancando di questa proposta complessa e articolata abbiamo qui riuniti articoli da quotidiani di spessore economico (VEDI ilsole24ore,VEDI Italiaoggi, VEDI money.it). Il contenuto trovato ha il carattere, efficace e accattivante, che mette in risalto un cambiamento di passo nell’economia. Che guarda al futuro, che crea aspettative, speranze, ottimismo. E di ottimismo sappiamo quanto bisogno abbiamo.

La flat tax al 23% (2 punti in meno della precedente proposta IBL, da completarsi in diversi anni per no creare cricità sociali serie), ma non viene indicato il processo di attuazione, che certo prevede l’abolizione di una quantità di leggine agevolative per categorie come sostiene, ma queste non sono un beneficio per le categorie interessate, ma un maggior costo.

Propone nel contempo un recupero dell’evasione del 40%, che descrive per la parte relativa a condoni e stralci con un pagamento residuo del 15%. Ma questo non è un maggiore introito, ma una drastica riduzione dell’importo al credtio INPS, con beneficio sull’immediato a fronte di uno sbilancio in conto capitale.  Parla di uno stuolo di 30 esperti  che hanno prodotto i dati economici, ma il documento non lo troviamo.

Una serie di benefici economici alle pensioni (minimo 1.000 euro); l’eliminazione dei contributi per le assunzioni a tempo indeterminato; e altri sistemi incentivanti per l’occupazione, che si traducono in minori entrate per il fisco; un segno meno sul bilancio. Come si arrivi a 230miliardi di maggiori entrate rispetto alle spese, in base a questi dati, non è comprensibile.

Ha in positivo la freschezza e la flessibilità di un imprenditore, capace di esporre ciò in cui crede, dal senso accattivante e convincente per ascoltatori e pubblico. In economia, dovendo gestire un paese dal bilancio disastrato come l’Italia, questo onestamente non basta. In Europa, che di questo tipo di impegni e programmi hanno esperienza, è probabile che storcano il naso.

La riflessione che viene, ascoltando  nel complesso i principali esponenti politici, è la condizione in cui si è trovato  il Regno Unito nei primi anni settanta Finito l’impero coloniale, una struttura elefantiaca, un’economia troppo statale. Con tutti i partiti condizionati dalla politica del consenso: Conservatori compresi. Il Regno Unito ebbe allora la ventura, la fortuna diciamo noi, di trovarsi una Thatcher che, da sola, avendo contro tutto il suo partito Conservatore, riuscì a strappare la funzione di leader del partito diventando candidata alla premiership.

Quindici anni di rivoluzione economica, attenta alle piccole come alle grandi spese, dicendo la verità al paese. Causando sofferenze e provocando una riorganizzazione che, in qualche anno, fruttò una ripresa economica senza eguali. Venne rieletta tre volte. Una leader che è oggi annoverata fra i maggiori e più importanti innovatori nella gestione dello stato, soprattutto quando si debba andare incontro al consenso, dicendo la verità al paese.

Una persona così oggi  manca all’Italia. Questo progetto  è assente entro l’area moderata; volendo essere benevoli diciamo che finora non è uscita la personalità capace di portare avanti questa sfida. Perché noi siamo convinti che questo discorso al paese deve essere fatto, soprattutto deve essere portato avanti con modalità magari meno drastiche, più graduali, ma va fatto. Si impone: questo fino a oggi ci sentiamo di dire che manca a Berlusconi, che manca all’area moderata, al centro destra.

Invece di cincischiare con ipotesi di grande coalizione che (nella sua cura spasmodica del consenso, non avendone le risorse), non porterebbe da nessuna parte: rimarremo fermi. Il paese continuerà il suo percorso di sofferenza e ridimensionamento.  Questo stallo è certo responsabilità primaria di una maggioranza statalista e burocratica che si spartisce le risorse. Noi però troviamo la responsabilità storica principale nella dirigenza dei moderati. Entro la quale Berlusconi,  ancora oggi, alla sua età, dovrebbe essere il principale realizzatore potenziale.

ANDIAMO A VOTARE
COSA METTIAMO SULLA SCHEDA :
MARGARET  THATCHER  ?

Tag: , ,

  1. #1 scritto da Andrea D. il 24 febbraio 2018 10:37

    Per poter ridurre significativamente il peso dello Stato occorre ridurre la spesa pubblica, non ci sono santi.

    Il resto sono operazioni di riassetto che possono avere impatti benefici, in generale, ma non sono riduzioni di spesa, sono delle semplici riallocazioni (quello che non ricevo da una parte lo prendo dall’altra).

    La cifra di 230 miliardi probabilmente deriva in larga parte dal perimetro complessivo delle tax expenditures che valgono da sole più di quella cifra.

    La questione è se ci sarà davvero la volontà e la forza di tagliarle, visto che vorrà dire incidere sulle tasche di tanta gente/imprese.
    Staremo a vedere.

    Il gattopardo è una bestia assai dura a morire.

    RE Q
  2. #2 scritto da socrate lusacca il 24 febbraio 2018 16:10

    insomma Andrea,

    ci manca una Thatcher…

    buon fine settimana

    RE Q

I Commenti sono chiusi.


SetPageWidth