Fascismo e Antifascismo in Italia: insieme a stupidaggini (interessate)

Cominciamo con un poco di storia. Uno Stato debole, una classe politica altrettanto tale, portò alla confusa gestione del  primo dopoguerra: un radicalizzarsi degli schieramenti. La domanda di ordine e giustizia si rafforzò e venne espressa da Mussolini e dal fascismo. Una quota maggioritaria dei votanti (solo maschi), in assenza di alternative, portò Mussolini al governo.

Espressioni di condivisione vennero in questo primo periodo da personalità di peso come Benedetto Croce e perfino Don Sturzo, che in preve presero poi le distanze dal Partito Fascista. In un contesto dalle criticità diverse cui la classe politica del tempo non riusciva a dare una credibile prospettiva di soluzione, fu così che un partito prima inesistente arrivò ad essere il primo.

Se la storia di questo passaggio può insegnarci  qualcosa, possiamo vederla in un sentimento diffuso d’adesione al cambiamento radicale, data l’assenza di alternative, partendo dal rifiuto dell’esistente. Il paragone del periodo rispetto all’oggi si ferma qui. L’alternativa al sistema è rappresentata da M5S, che, però,  è priva di una personalità forte come quella di Mussolini, ancor meno di un gruppo dirigente organico.

Gli epigoni del fascismo d’antan sono poco più che nostalgici, ritualizzano sceneggiate. Dagli aspetti che avevano del ridicolo già all’epoca; immaginarsi oggi. La scia di lutti e tragedie è ancor oggi ben viva;  utopico che si formi una maggioranza diffusa fra i cittadini, che diano sostegno a riti frusti, a parate prive di contenuto, di nessuna aspettativa che sia nuova e credibile, diversa dall’esistente.

Eppure in questa campagna elettorale l’antifascismo: antagonismo al vuoto che ci lasciò settant’anni fa l’originale saluto romano in camicia nera; l’anti…  sembra che si voglia farlo ridiventare di moda, ridargli una sua giustificazione nel presente, andando a prendersela con un matto o quattro gatti che, non avendo altro cui pensare, trovano così un’occasione per far parlare di sé. Due antagonismi del nulla che in questo modo si danno aiuto reciproco, visibilità sui media.

I media del “sistema romano” che oggi ci governa e tutto occupa, si fanno in quattro per dare rilievo, a queste baggianate.  Qualche prefetto sembra faccia apposta a mettere le forze dell’ordine in condizioni di difficoltà (che in materia, sull’ordine pubblico,  rappresentano lo Stato), magari anche mandandone qualcuno all’ospedale. Se mancassero ragioni dimostrative di un sistema pericolosamente allo sbando, che rischia di capovolgersi, questa è una. Non la sola.

Quindi non caschiamo nel tranello che vogliono tenderci: il fascismo del 2017 è un rituale privo di contenuti, estraneo dal vivere comune. L’antifascismo un rituale che viene messo avanti per dare una ragione di legittimità a un sistema che l’autorevolezza ha perso, rifiutato dai più: destra e sinistra in questo periodo cambiano davvero poco.

Notano i lettori che queste manifestazioni e proclami spalmati di beceraggine, un risultato lo hanno ottenuto: non si parla più delle riforme da fare, del taglio delle tasse e della spesa pubblica, dell’immenso debito pubblico. Probabile che fra gli intenti degli spazi mediatici, uno dei principali sia proprio questo: inventarsi argomenti di vario politichese per radicare una divisione, per inventarsi un nemico alle porte, ecc.

Crediamo che questi all’armi!, all’armi! non abbiano effetto significativo. Come del resto nell’esperienza richiamata all’inizio, la maggioranza degli elettori (oggi tutti, comprese le donne e i militari, allora esclusi), segua sentimenti semplici eppure robusti, per portare il Paese fuori dal pantano immodificabile che questo “sistema romano” oggi ci sta propinando, anche per il futuro prossimo. In questo senso la scelta che abbiamo davanti è davvero importante.

I Commenti sono chiusi.


SetPageWidth