PD e il debito pubblico: cosa dobbiamo aspettarci

Un’intervista che riguarda il debito pubblico fatta da ilsole24ore ai segretari dei partiti in corsa l’abbiamo trovata relativa a Renzi, pubblicata il giorno 10. Ci piacerebbe avere altrettanto dagli altri; che finora non l’hanno affrontata come argomento specifico. Vedremo di compiere, con tutti i nostri limiti, un’analisi di quanto ci sia da aspettarsi da un eventuale governo PD.

L’intervista ha un respiro non localistico (VEDI), affronta temi come la gestione dell’Europa, ma anche quello che lui definisce “austerità”, termine evocativo di sacrifici, che viene bene archiviare prima delle elezioni. Lasciamo le terminologie che sanno di strumentale e demagogico e veniamo alla questione che più interessa e coinvolge. Anche noi ma soprattutto l’Italia: il debito pubblico.

La sostanza del discorso di Renzi in pochi punti, che invitiamo a leggere per intero. Obiettivo di fondo: ridurre il debito pubblico portandolo dal 132% al 100% in dieci anni. Un tema evocato e spostato al futuribile: i dieci anni nell’economia globale potrà succedere di tutto, soprattutto nell’area dei debiti pubblici degli stati. In pratica vengono esclusi interventi d’impatto, continuando a galleggiare.Quali gli strumenti con cui arrivare all’obiettivo? No a privatizzazioni ulteriori del patrionio pubblico.

Riprende a parlare dell’operazione Capricorn, della quale ha iniziato a ipotizzarla nel Luglio 2017, ma ancora adesso è in “avanzata fase di studio”. In pratica si tratta di patrimonializzare Cassa Depositi e Prestiti con gli immobili e le società pubbliche, rivalutate, aumentandone il valore (riducendo per differenza il debito netto). Di specifico su Capricorn abbiamo trovato ben poco. Consigliamo MF (Milano Finanza): VEDI.

Non viene affrontato direttamente il debito: si punta su una riduzione contabile per ottenere dall’Europa 5 anni di sforamento al 2,9% da impegnare in investimenti, nella crescita del PIL. Se cresce il PIL la percentuale del debito sul PIL si riduce. Il che è vero, ma la questione non è solo di percentuale, bensì di dimensione e soprattutto interessi passivi.

Se non si riduce la dimensione, gli oneri finanziari annuali è difficile che si possano ridurre dagli attuali 70 miliardi. Ora, se il piano è decennale, quale è la variabile “tassi d’interesse” sui debiti sovrani in questo periodo? Come si fa a non tenerne conto, se il raddoppio dei tassi d’interesse andràa gravare per miliardi ulteriori, in crescendo?

Comprensibile che il segretario del partito che pesa nel governo uscente descriva quanto realizzato e lo valorizzi: il contesto elettorale rende inevitabile questo taglio espositivo. Ciò che resta è tuttavia ben poco. Addirittura si considera quasi ultimato il taglio degli sprechi; difficile da cosiderare credibile. L’Europa non crediamo possa essere tranquilla, se queste sono le premesse del maggiore partito che oggi esprime il Governo.

In pratica non si intende, o non si ha la possibilità (ma sul piano politico non cambia) di poter intervenire nella struttura attuale della spesa. Oppure non si intende rendere pubblico cosi interverrebbe in caso di emergenze probabili (visto il rischio). Dal PD c’è da aspettarsi un dopo elezioni conservativo, che nei prossimi cinque anni trascinerà l’Italia in un percorso di lento declino rispetto all’Europa (ammesso che resti a loro il pallino in mano).

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  1. #1 scritto da Andrea D. il 13 febbraio 2018 15:05

    Caro Luigi, fermo restando che, come abbiamo ripetuto fino alla noia, negli ultimi anni in Italia di austerità non vi è stata traccia essendo la spesa pubblica e il debito sempre cresciuti, prendiamo per buona, in puro spirito keynesiano, la teoria degli “investimenti pubblici” motore della crescita. Ammesso e non concesso che tali sedicenti investimenti (finora il maggior deficit è andato tutto in partite correnti e non in investimenti) producano risultati apprezzabili (l’esperienza della cassa del Mezzogiorno, ad esempio, ci dice chiaramente di no), la vera questione è:
    se in un momento di fase economica espansiva faccio deficit al 2,9% (cioè deficit pro-ciclico), nel caso il vento cambi e si profili una nuova recessione cosa faro?

    Arriverò come la Grecia al 10% di deficit (avendo già un rapporto debito/PIL oltre il 130%) o mi metterò a ridurre il deficit proprio in una fase di congiuntura sfavorevole?

    In definitiva, se non metto fieno in cascina nei periodi di vacche grasse (quando c’è crescita), come posso pensare di risparmiare poi in situazioni di crisi? Una politica dissennata e miope che condurrà l’Italia nel baratro, altro che riduzione del debito (ma farà la gioia di quel manipolo di politici i quali avranno soldi da spendere che, per pura coincidenza, al netto di qualche mancia fiscale elettorale, finiranno nelle tasche dei soliti amici e amici degli amici).
    Perfino lo stesso Keynes si starà rivoltando nella tomba.

    Discorsi simili li fa anche il M5S, convinto della superiorità dello Stato e dei benefici effetti della spesa pubblica in deficit, anzi loro pensano addirittura che il 2,9% sia un limite troppo severo e sono convinti, per dabbenaggine, ingenuità, bieco interesse o chissà cos’altro, di poter fare di meglio (che in realtà sarebbe di peggio) facendo deficit ben più significativi. Crepi l’avarizia, tanto mica sono soldi loro.

    Direi che lo slogan di questa campagna elettorale potrebbe essere …

    Il Bomba vi porterà dritto dritto nella tomba, lo stesso farà Giggino, improvvisato del mestiere, l’unica scelta rimane il Cavaliere. ;-)

    RE Q
  2. #2 scritto da socrate lusacca il 13 febbraio 2018 16:22

    Siamo d’accordo su un impianto conservatore,
    che si propone su tutto il protrarsi della spesa pubblica, continuando a rimandare una correzione di rotta economica che si fa sempre più indifferibile.

    Adesso andremo a vedere il programma di Forza Italia e anche quello di Lega Nord; i gruppi che contano, che con i loro comportamenti sono in grado di influenzare la gestione economica e finanziaria del nuovo governo…
    L’impressione generica è una certa confusione… ma faremo un punto della situazione non schierato… lasciando il giudizio a chi ci legge

    lasciamo la propaganda a chi la fa, la sta facendo: inutile e distorcente

    buona giornata

    RE Q

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