Movimento Cinque Stelle: il programma e la sfida da cogliere

Riceviamo osservazioni da un lettore, e amico, carissimo. Ci sottopone aspetti del programma M5S. “Qualche spunto (e non mi sembra necessario aggiungere altro)”. Si tratta degli aspetti che, per chi ce li sottopone, sono visti come problematici. In parte la stesura sarà anche forzata da esigenze di sintesi; dobbiamo per onestà verso noi stessi e i nostri lettori presentarli e coglierne i limiti; ciò che consideriamo errori. Anche seri.

Non che siano solo questi gli aspetti su cui verrebbe da discutere; praticamente su tutto ci sarebbe da limare, puntualizzare e precisare. Correggere o espungere (mettere fuori). Questi tuttavia bastano per una prima analisi, che non ha intento elettorale, a favore o contro. Ci muove ciò che riteniamo l’interesse del Paese.

SCUOLA Per tali motivi il Movimento intende: • Abolire i finanziamenti statali alle scuole paritarie (facendo salvi i finanziamenti per asili nido e scuola dell’infanzia nonché per istituzioni private in ossequio alla sussidiarietà orizzontale 118,4 Cost.); • Contrastare il fenomeno dei diplomifici; effettuando ispezioni periodiche per la verifica dei requisiti delle scuole private; • Rivedere la legge 62/2000 sulla parità scolastica

Forse la stesura intende dare una strizzatina d’occhio all’area scolastica statale in chiave elettorale? Sintesi che troviamo profondamente errata; drammatica. Frutto di una concezione statalista e monopolista, che rifiuta la meritocrazia entro il sistema. Semplicemente si abolisce la sola ipotesi di un’istituzione non statale eppure pubblica. Le scuole devono essere solo statali; quelle non statali relegate a piccole aree della classe abbiente.

I controlli del sistema scolastico pubblico devono riguardare tutti: si ripeta la condizione francese con 5.000 ispettori del Ministero (contro gli 80 in Italia); e si mettano le scuole in condizioni di competere; naturalmente nel rispetto della dignità e riconoscimento delle scuole pubbliche paritarie (che sono un confronto, un valore da preservare e far sviluppare, nell’interesse dell’efficienza di sistema).

ECONOMIA Un intervento chiaro e programmato dello Stato per garantire il benessere dei cittadini, l’operatività delle imprese, la ricerca e l’innovazione tecnologica è il volano del rilancio del Paese. In questo obiettivo diventa fondamentale anche rivedere le politiche comunitarie che vietano talvolta l’intervento dello Stato e secondo cui la BCE può dare denaro solo alle Banche. Lo Stato è il Popolo sovrano, e il benessere dei cittadini riflette direttamente il progresso e lo sviluppo della società. Il pensiero da contrastare è quello del neoliberismo spinto secondo il quale non conta la comunità ma rileva soltanto il singolo individuo, il quale deve essere auto imprenditore, perseguire il massimo profitto, e fare in modo che la ricchezza sia accentrata nelle mani di pochi.

Questa la troviamo concezione statalista, più che socialdemocratica, dal sapore sovietico, nel suo richiamo a Stato quale unica espressione autentica del “Popolo sovrano”; qualcosa che sembra richiamare la dittatura del proletariato. Perfino in contrasto alla Costituzione che promuove e favorisce lo sviluppo dell’impresa. Si fa uso del termine “liberalismo spinto” per descrivere il fare impresa come antitetica ai valori dello Stato, parificato al “Popolo sovrano”.

BANCHE Il MoVimento 5 Stelle punta a creare uno strumento che indirizzi direttamente la politica economica del Paese: una nuova “Banca Pubblica per gli Investimenti” che intervenga senza intermediazioni nelle imprese innovative, sostenibili e ad alto impatto sociale, con redditività di “lungo periodo”.

Altra definizione economica di marca dirigista e statalistica (oltre che monopolistica). Un organismo che stabilisce a priori le imprese innovative ad alto impatto sociale… che possono programmaticamente disinteressarsi dell’equilibrio di gestione (facendo pagare con le tasse perdite praticamente senza limiti).

Non viene in mente l’enorme carrozzone IRI? Ma anche i kombinat dell’URSS che dovevano produrre quantità definite dal Politburo, senza alcun riferimento al mercato, alle sue dinamiche, stabilendo come unico organismo quante scarpe, oppure pentole o anche frigoriferi si dovevano produrre?

Fermiamoci qui. Ci viene da chiedere se la stesura di questi criteri e programmi economici possano rappresentare oggi un programma vero per una qualsiasi economia di paese nel mondo globalizzato del terzo millennio?

Ci si rende conto di quanta approssimazione e presupposto dirigistico è presente in questi semplici e superficiali concetti? Cosa mai possono pensare del M5S i nostri partner in Europa, le istituzioni economiche globali, i detentori di titoli del nostro immenso debito pubblico? Ci si rende conto delle ricadute che avrebbe un successo elettorale fatto su programmi così espressi?

Il futuro che viene (questo aspira ad essere M5S), mette in conto che si porti dietro un periodo di assestamento con turbolenze, che si possono accettare come rischio implicito nell’alternativa. Va bene; ma non proprio tutto può essere digerito dai Cittadini cui si chiede il voto del cambiamento.

Proporsi di superare una democrazia che ormai non ha più nulla dei principi che questo nome richiamano. Bocciare, mandare a casa il decrepito, corrotto sistema romano appropriatosi della delega, chiuso a difendere il suo potere, incapace di cambiare, che corre verso il precipizio, crediamo richieda uno sforzo più approfondito perché sia credibile. Diversamente rischia di non poter neppure partire.

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  1. #1 scritto da Andrea D. il 11 febbraio 2018 11:54

    Caro Luigi, la realtà, purtroppo, è che PD e M5S, per non parlare di LEU,
    sono forze fortemente stataliste e dirigiste,
    quindi non rappresentano delle alternative percorribili.

    L’unica strada, pur con tutti i limiti che questa presenta, è il Centrodestra.
    Di meglio non c’è, per cui accontentiamoci del meno peggio.

    RE Q
  2. #2 scritto da socrate lusacca il 11 febbraio 2018 14:22

    Certo,
    dal programma che viene esposto sulle questioni economiche e di gestione dello stato,
    M5S ricalca il profilo ex PCI, oggi PD….

    Non basta proporsi in forme alternative al sistema romano oggi esistente;
    non è sufficiente e si rischia il tracollo accelerato del paese
    a causa di una ulteriore caduta di credito sulla gestione economica del paese,
    gestione già oggi valutata criticamente,..

    Il cambiamento proposto può addirittura rivelasi un favore al sistema romano,
    ove dovesse passare a M5S la gestione del paese…
    Consentirebbe un ritorno dei vecchi marpioni nella veste di “salvatori”….

    Che spavento…

    buona domenica

    RE Q
  3. #3 scritto da Flavio L. il 13 febbraio 2018 00:10

    Caro Luigi, non ho niente da aggiungere ai tuoi centratissimi commenti.

    Desidero solamente aggiungere che, dopo le terrificanti esperienze negative conseguite – in tutto il mondo – dai vari sistemi statalistici, è veramente da imbecilli, promuoverne degli altri, in salsa italiana.

    Per promuovere delle iniziative sociali, occorre produrre delle ricchezze, per produrre ricchezze, ci vogliono le iniziative e le capacità delle aziende private.

    Ero in Venezuela, prima dell’avvento del comunismo becero di Chavez, e ti posso garantire che le ricchezze generate dai privati – pur mal divise – erano enormi.

    Dopo l’avvento del comunismo, come al solito, si è creata una spaventosa miseria, sempre mal distribuita.
    Caracas è diventata la città più violenta del mondo.

    Suggerisci ai maggiorenti dei 5 Stelle di fare un giretto da quelle parti, proseguendo per la Corea del Nord e, successivamente, di stendere un programma un po’ diverso da quello attuale.

    RE Q
  4. #4 scritto da socrate lusacca il 13 febbraio 2018 09:55

    Ben trovato, Flavio…

    Le conseguenze di una gestione statalista (non socializzata, ma gestita dall’alto dal Grande Fratello di turno)
    fanno parte sostanziale del patrimonio culturale dell’Umanità…
    Non c’è più nessuno che si proponga una gestione di questo genere…

    Ciò che permane negli abiti mentali diffusi, soprattutto in Italia, ma non solo,
    sono concetti derivati dalla gestione fatta di monopolio statale entro una veste di mercato che ne è fortemente condizionata e ne subisce le conseguenze.

    L’impressione che si ricava da questi pezzi di programma è di superficiali contenuti in macro-economia, vestita da concetti non ben compresi nelle loro conseguenze.
    Si potrebbe anche pensare a un progetto per il poi… M5S combinato con i sinistri di sinistra, che in queste visioni potrebbero richiamarsi e riconoscersi…
    (solo fantasie,… oppure no?)

    staremo a vedere dal 5 marzo in poi…

    buona giornata

    RE Q
  5. #5 scritto da Miserabile di Montecristo il 13 febbraio 2018 11:41

    Già, ill Venezuela, un paese ricco di petrolio nella miseria più nera.

    Ma si consoli Sig. Flavio, c’è gente in occidente che le considera tutte menzogne di regime per screditare il paradiso socialista.

    Proprio come per la exJugoslavia, l’URSS, l’Albania, per non parlare di Cuba e via discorrendo.

    Eppure c’è una fetta non irrilevante della popolazione che ancora ci crede,
    sventolando in faccia agli altri una sfacciata arroganza emblema della loro presunta
    superiorità morale.

    RE Q
  6. #6 scritto da socrate lusacca il 13 febbraio 2018 14:23

    Sempre meno credibili le fantasie assurte a sistema del futuro…
    L’Uomo Nuovo che sarebbe uscito dal socialismo reale….

    Nonostante l’ignoranza in cui sono tenuti i cittadini, in materia economica
    (che in genere, come nel programma di M5S, definito liberalismo spinto)

    Stanno appassendo per evoluzione propria

    buona giornata

    RE Q
 
 

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