Concorrenza, liberalizzazione e crescita del mercato

L’Europa è in facimento: in parte opera un percorso di avvicinamento delle regole e delle economie; solo in parte però. Gli stati nazionali pesano ancora, e parecchio. Pesano soprattutto i due centrali Francia e Germania: le rispettive economie sono fortemente condizionate dallo stato, da uno stato che ha una efficiena rispettabile, anche quando è monopolista.

Questione e conseguenza di storia: di stati nazionali ben strutturati  e autorevoli, su cui la politica elettiva incide con misura e spesso è subordinata. Questa riflessione viene dalla vicenda Italo. L’Europa nei suoi principi di Stato Unito d’Europa, ha proceduto a emanare una serie di liberalizzazioni, dellestrutture nazionali. Fra queste le ferrovie: separando la gestione delle infrastrutture dai mezzi di trasporto.

È stata fatta la medesima cosa con l’energia, con i telefoni, ecc. L’Italia si è trovata incidentalmente (senza volerlo) a essere più veloce e innovativa in Europa grazie a un gruppo di imprenditori guidati da Luca di Montezemolo, che prima fra i paesi grandi, ha dato vita a un operatore non pubblico, che si è dovuto confrontare con le FS. Con i problemi di un monopolista che vede con fastidio doversi misurare cun il mercato.

Facciamola breve. L’esperienza è di quelle complicate e entusiasmanti come il fare impresa riesce a regalare all’economia di un paese. Paese che si trova con un atout incredibile, possibile prim’attore in Europa, perché è prossima la liberalizzazione anche in Francia e Germania. Con i mezzi e il know how costruito in questi cinque anni, Italo può essere  uno dei protagonisti nella liberalizzazione del traffico ferroviario europeo.

La nostra classe governativa in questa vicenda è stata totalmente assente. Ha lasciato fare e Italo è andata (100%) a un gruppo USA. Una classe imprenditoriale e una politica da paese di second’ordine, che continuerà a scendere, che non avrà futuro da protagonista. Al massimo da comprimari, in qualche caso. Per il resto generici o peggio, lacché (qui ne abbiamo di esperienza…).

Perfino con la figura di palta di un comunicato governativo la sera della chiusura dell’accordo, nel quale si “auspica la permanenza” degli interessi italiani nella fase di sviluppo attesa dal settore. una foglia di fico a coprire una posizione vergognosa. Politici che, c’è da scommetterlo, faranno gli scandalizzati difensori del lavoro in Italia quando la gestione globale trasferirà in paesi a minor costo gli impianti generici e all’estero i centri di ricerca e sviluppo.

Per gli italiani che di economia masticano qualcosa, per coloro che amano il loro paese 8e sono tanti, la grande maggioranza), si vada a leggere la situazione economica oggettiva dell’esperienza Italo in Italia (VEDI uscito su ilsole24ore). Quanto ha portato questa esperienza in ricchezza e sviluppo per il paese; quanto poteva pesare per l’ulteriore razionalizzazione sul mercato del sistema ferroviario  monopolistico.

Merita l’ascolto, la lettura, che ne dà il protagonista principale dell’avventura (VEDI ilcorriere). Dice molto, anche se lo fa raccontando la storia dall’interno, con rimpianti che paiono verosimili accompagnati dalle “opportunità politiche”, riuscendo ad ammorbidire l’accusa all’abbandono politico di Italo e del nostro paese. Riconoscendo i meriti al manager, mettendosi quasi al di sotto, anche se il rischio in proprio è stato suo.

Il costo del biglietto ridotto del 40% sull’lta velocità… ecc. Il mercato come sistema che fa crescere l’economia del paese. Esperienza che non finirà nel suo percorso benefico, ma sarà subordinata a strategie che sfuggono dal controllo italiano. Ce lo dobbiamo aspettare, non solo in Italia; questa conclusione  di un’esperienza imprenditoriale di successo, è emblematica. Lascia l’amaro in bocca e dice tutto; non ci sono scuse.

Tag:

  1. #1 scritto da Andrea D. il 9 febbraio 2018 09:56

    Il fondo che ha acquistato Italo (NTV) è un fondo specializzato in infrastrutture con una consistente dotazione patrimoniale, il meglio che potesse capitare alla società per il proprio futuro, per garantirne investimenti e sviluppo.
    Ben altra cosa sarebbe stata, al di là della retorica di Montezemolo, la quotazione, un’OPV, dove i soldi raccolti dal mercato non sarebbero finiti nella società, ma in tasca agli azionisti che avrebbero così monetizzato. Molto meglio così.

    Quando competi in un mercato globale devi poter contare sulla dimensione necessaria ad affrontare le sfide e, di norma, se non sei abbastanza grosso da essere un predatore, sarai una preda.

    RE Q
  2. #2 scritto da socrate lusacca il 9 febbraio 2018 12:24

    Fa parte delle opzioni, delle opportunità, nello sviluppo di un’azienda, monetizzare la crescita di valore riconosciuta.
    E’ operazione legittima e riconoscimento di un successo d’impresa.

    Nel caso specifico, nessuno degli azionisti usciti ha apparenti necessità di capitali da impiegare in altre soluzioni o esigenze di coprire buchi da altre parti (per quanto se ne sa).
    I capitali raccolti avrebbero potuto costruire una riserva disponibile nel reimpiego o per investimenti sullo sviluppo continentale.

    Il sistema impresa nazionale avrebbe potuto dare un segnale, così come il sostegno della politica.
    Non è successo: nessuno dei soggetti è riuscito a dare un valore, proprio e del sistema paese, tale da giustificare il supporto all’operazione di sviluppo.

    Imprenditori nazionali che, alla stregua di cagnolini, sono lì ad annusare la parte posteriore dell’altro per saggiare il potere in casa…
    immagine di un fare impresa, di imprenditori (insieme alla politica che in Italia ha il potere economico maggiore), che non fa sistema.

    Vuoi vedere che se l’operazione avesse riguardato, ad esempio, Eataly (con interessi del sistema lega/coop), la visione della classe politica sarebbe stata diversa?

    Alla politica il fare impresa in autonomia, senza dovervisi assoggettare, da noi è un’anomalia cancerogena: meglio uno straniero che un impresa forte con cui doversi misurare

    Questa la mia riflessione

    RE Q
  3. #3 scritto da Andrea D. il 9 febbraio 2018 14:23

    In base agli accordi gli attuali soci potranno reinvestire nella società i proventi della vendita, alle medesime condizioni di GIP, fino a una quota del 25%. Vedremo subito se ci metteranno i soldi o meno!

    RE Q
  4. #4 scritto da socrate lusacca il 9 febbraio 2018 15:05

    Non conosco questa clausola, che mi sorprende.
    L’offerta riguarda il 100% della società, escludendo ipotesi parziali; mi sembra d’aver letto in questo modo.

    Un conto è investire avendo voce in capitolo nella gestione, altro è l’investitore che fa trading;
    quest’ultima non sembra facile come opzione che possa riguardare Cattaneo (Ceo) o Montezemolo.

    In ogni caso, l’area imprenditoriale italiana è fuori dal profilo di business (ferrovie private in Europa (o altrove).
    La valutazione dell’articolo non riguarda analisi verso le scelte degli imprenditori ma la perdita di un possibile profilo economico dagli sviluppi sicuramente di grande interesse
    (diversamente un fondo così strutturato non avrebbe effettuato una scelta così rilevante)

    Dispiace che a perdere sia stato il paese… l’Italia

    buona giornata

    RE Q
  5. #5 scritto da Andrea D. il 9 febbraio 2018 16:30

    L’accordo prevede la facoltà per gli attuali azionisti di rientrare (VEDI).

    Il 25% non è esattamente fare trading. Voce in capitolo ne hai anche se rimani un socio di minoranza.

    Ma l’Italia non è fuori. NTV resta una società italiana che si prepara, grazie alle risorse degli americani, ad aggredire, da protagonista, gli altri mercati europei in fase di apertura. Se poi resterà in Italia o sarà costretta a spostarsi dipenderà dai governi. Se creeranno le condizioni in base alla quali fare impresa in Italia risulterà conveniente, rimarrà, altrimenti si sposterà come è giusto che sia.

    RE Q
  6. #6 scritto da socrate lusacca il 9 febbraio 2018 23:47

    Dopo che ai fondatori è stato chiesto di cedere il 100%
    il rientro fino al 25% dipenderà dalle governances che saranno stabilite dal nuovo proprietario.

    credo sia indubbio che il gruppo acquirente non faccia favori a nessuno, a forze politiche o paesi europei (a meno di compromessi reciproci sulle macro aree che coinvolgono gli uni e gli altri); quindi una gestione che bada agli interessi complessivi.
    L’attenzione verso il sistema produttivo dei mezzi (proprietà francese, ma con produzione fino a ieri pilotata a Savigliano/TO) adesso sarà del tutto libera, molto meno vincolata. Il che è anche giusto, perché il principio di fondo è l’efficienza.
    Vi sono però altri aspetti che non sono trascurabili: il know how di progettazioni e maestranze possono essere meno tutelate e girare altrove.

    Non si può escludere un’ipotesi che noi italiani adesso non avvertiamo.
    In vista della liberalizzazione europea l’offerta del fondo USA può far parte di un accordo sovrastante che riguarda SNCF (le ferrovie francesi)… Ciò spiegherebbe l’esigenza di prendere tutto, quindi poter ricostruire statuto e equilibri gestionali senza impicci dai venditori.
    Qui siamo nelle ipotesi, ma una domanda a questa clausola inusuale (acquisto alla condizione di avere tutto, poi della nuova società metto sul mercato il 25% a chi lo voglia), una sua spiegazione manageriale e proprietaria dovrà trovarla.

    Su questi percorsi futuri una cosa è certa: il sistema imprenditoriale italiano (e il governo), non hanno alcuna voce in capitolo

    buona serata

    RE Q
  7. #7 scritto da Andrea D. il 10 febbraio 2018 12:38

    La spiegazione della clausola è piuttosto semplice: la cessione delle quote ha portato i soldi in tasca agli azionisti, non alla società, ma quest’ultima, per affrontare le sfide che verranno, avrà bisogno di ingenti risorse.

    Il rientro dei vecchi soci non avverrà ricomprando le azioni da GIP, ma versando i capitali nella società e riducendo il fabbisogno futuro.
    Se credono nello sviluppo della società rientreranno, se si ritengono soddisfatti dei soldi in saccoccia no.

    Per il resto l’operazione va bene così, almeno c’è la speranza che NTV giochi un ruolo da protagonista e non da preda nel giro di qualche anno.

    RE Q
  8. #8 scritto da socrate lusacca il 10 febbraio 2018 23:57

    logica di mercato e d’investitore, venduta l’azienda al 100% vorrebbe:
    > con i capitali ricevuti cambio settore e cerco nuove iniziative partendo da un investimento iniziale minore per costruire valore;
    > il reinvestimento (ammesso che la società il nuovo proprietario intenda comunque quotarla) posso considerarlo fuori dalla strategia di gestione;

    i soci uscenti hanno caratteristiche diverse e logiche diverse: qualcuno potrà investire quale gestione tranquilla (ad esempio Generali o Intesa);
    L’Italia resta fuori da questi giochi.
    La probabilità del futuro di settore in Europa potrà aversi con operatori anche europei, l’Italia starà a guardare o parteciperà come il famoso cagnolino di cui a suo tempo parlò Mattei con le sette sorelle del petrolio.

    Che NTV sia soggetto protagonista del settore è certo; solo che la proprietà non è più italiana.

    Circa il bene futuro dell’operazione, aspettiamo a vedere, fra cinque anni (o anche meno) dove verranno costruiti i nuovi treni di NTV se a Savigliano o chissà dove.

    dobbiamo sperare su eventi e sviluppi dal cui controllo siamo oggi estranei…

    Viva l’Italia!

    buna serata

    RE Q
  9. #9 scritto da socrate lusacca il 11 febbraio 2018 20:53

    Un’ulteriore analisi che viene da un docente di standing non secondario in Bocconi, specialista di politiche industriali: Michele Bono, si lavoce.info:

    http://www.lavoce.info/archives/51077/italo-stelle-strisce/

    merita la lettura per comprendere le variabili in gioco…
    soprattutto quanto rimane di irrisolto, non chiarito, sulle strategie del nuovo investitore…
    l’ipotesi di un’azione di copertura che abbia origine in Francia, rimane sul tavolo…
    staremo a vedere

    RE Q
 
 

sottoscrivi il feed dei commenti

SetPageWidth