Elezioni: ancora sulle tasse. Le bufale sui “ricchi” e i pericoli che corre il lavoro in Italia

Parleremo di una questione che, come è solito nel nostro modo di operare, consideriamo rilevante ma passa sotto silenzio o quasi nel sistema dei media, soprattutto nel bailamme dei ludi cartacei e televisivi di questa fase elettorale. La questione è relativa alla legge fallimentare, che in Italia ancora oggi è quella del 1942… Sì, proprio la guerra che stavamo drammaticamente perdendo, pochi mesi prima dell’uscita di Mussolini.

Questa legge, dopo svariati tentativi mai giunti a termine, è stata totalmente rifatta, rivista in modo profondo, dal parlamento. Approvata l’11 Ottobre 2017 ma, come i lettori sapranno, perché la legge entri in vigore sono necessari i regolamenti attuativi emanati dal Governo; nel caso dal Ministro della Giustizia Andrea Orlando. VEDI su ilsole24ore una descrizione della nuova legge e dei suoi contenuti.

Trascorsi tre mesi abbondanti i decreti ministeriali non arrivano e si infittiscono le problematiche attuative perché il nuovo ordinamento avvenga senza causare contraccolpi seri al sistema delle imprese. L’ordine nazionale dei commercialisti esce con una nota argomentata sulla questione, nella quale fa emergere gli aspetti potenzialmente critici. Ne parla Italiaoggi (VEDI).

Lo scenario che descrivono i commercialisti sullo stato delle imprese, fa emergere una serie di condizioni tese al limite della sopportabilità, per l’intero sistema. Notizie fornite da un’associazione che, con tutti i limiti di parte, è certamente autorevole nel conoscere la realtà delle imprese amministrate. L’articolo di Italiaoggi è da leggere… mette a nudo le debolezze di una parte consistente del nostro sistema d’imprese.

I problemi descritti sono a conoscenza del Ministero, per quadrare l’insieme di impostazioni di legge mettendo ordine e procedure pratiche alla nuova legge. Tanto che appare più che probabile lo slittamento al dopo elezioni e al governo e ministro che dovrà subentrare. Come al solito si è alla ricerca del momento opportuno nel dopo elezioni. Per far passare sotto silenzio qualche escamotage che attenui, perché tutto resti com’è ora?

Ma, si dirà il lettore, cosa mai può esserci in questa vicenda che sia relativo alla fase elettorale, al sistema della tassazione, che c’è chi vuole razionalizzare e chi preferisce mantenere com’è per non fare regali ai “ricchi”? il legame c’è ed è molto stretto, se si vuole mettere in relazione la condizione delle imprese e la tassazione cui sono costrette.

Quelli che i fanfaroni aspiranti onorevoli chiamano e continuano ancora a chiamare favore ai “ricchi”: il fardello delle tasse che in questi anni ha letteralmente ucciso un quarto (il 25%) della capacità produttiva del sistema paese. L’analisi delle imprese che ancora oggi vivono, ma in condizioni di evidente affanno, deve essere posto in cima ai problemi da risolvere.

Intervenire sul sistema della tassazione per dare ossigeno a tante imprese, consentendo loro di rimanere sul mercato, perché investano, acquistino competitività e possano crescere, non è un’opzione cui si possa con faciloneria porre il pollice verso, come fa e ripete il segretario del PD, insieme agli altri progressisti del gamero.

Ciò che balla non è la sedia da occupare e il colore di chi ci metterà le sue terga. Qui c’è il paese reale, quello che lavora, che intende lavorare, che vuole posti stabili e validi, per sé e per il futuro. Futuro che riguarda tutti: l’impresa come la famiglia. I cinquantenni espulsi dal lavoro come i giovani che escono dal corso di studi e non sanno dove andare a sbattere.

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