TASSAZIONE DAVVERO PROGRESSIVA, AZZERANDO I FAVORI A CATEGORIE PER ACCHIAPPARE VOTI

Il contributo di Andrea Dalseno è importante e  chiaro nella sua esposizione. Il sistema della tassazione attuale è fondato su espedienti che regalano sconti in base alla capacità di voto, anche a redditi piuttosto alti (professionisti in genere, imprese protette che generano perdite anziché PIL, giù giù fino ai tassisti e alle concessioni delle spiagge). Un sistema da rivoltare, rispettando davvero il principio costituzionale della progressività.

La stima di 250 miliardi quale costo delle varie forme di riduzione o benefici alla categoria A o B, è una stima. Non è facile accertarlo; operazione molto complessa.  Non fermiamoci alla cifra, tanto più che l’effetto dell’applicazione della flat tax sarebbe comunque di molto inferiore. Il meccanismo per andare a regime senza generare conseguenze sociali o riducenti sul PIL, richiede una modulazione temporale.. Il rischio è la continuità: quante sono state le riforme gridate e magnificate, fermatesi al palo o a metà strada, finendo con rendere ancor più intricato e complesso il sistema fiscale.

(Andrea Dalseno 25 Gennaio 2018) In primo luogo è un falso luogo comune che a beneficiare della flat tax siano i ricchi, anzi: ad esempio dopo il significativo taglio delle aliquote operato da Regan (che non era una flat tax, ma che ha praticamente dimezzato l’aliquota più alta) la percentuale di tasse federali pagata dal quintile più ricco non si è affatto ridotta, ma è anzi aumentata notevolmente, si è ridotta quella delle classi medie e, di fatto, azzerata quella delle classi meno abbienti.

Secondariamente non è affatto vero, come sostengono alcuni esponenti di spicco del governo uscente, che la flat tax abbia un costo che l’Italia non si può permettere. Con circa 250 miliardi di euro di tax expenditures l’Italia può permettersi tutto quello che vuole, a patto che sia disposta a mettere mano all’esistente, cioè ad andare a toccare le numerosissime categorie di rent seekrs che beneficiano di questa o quella agevolazione.

Flat tax vuol dire trasparenza, semplificazione ed equità (oggettiva). Il sistema delle tax expenditures invece, vuol dire un coacervo di norme opache, complicate e totalmente discrezionali (cioè soggettive, dipendenti dal potere politico che sceglie chi deve essere premiato, di norma amici e sostenitori, e chi no).

Con la flat tax, Tizio e Caio, con lo stesso reddito, pagheranno le stesse imposte, col sistema delle tax expenditures potrebbero pagare, e nella realtà pagano, importi significativamente diversi! Pensate solo all’effetto distorsivo della concorrenza (e quindi del merito) che ben 30 miliardi di agevolazioni alle imprese, tanto si spende ogni anno, esercitano sul sistema economico (ci sono aziende che sopravvivono o prosperano solo grazie ai sussidi pubblici! E’ normale? E’ equo?) Per inciso, l’art. 53 della Costituzione non impone un sistema di aliquote progressive, escludendo di fatto la flat tax come sostenuto dal guitto di Firenze, ma un sistema che si ispira a criteri di progressività (VEDI):

Articolo 53 – Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività

PS Per quanto riguarda le imposte sul reddito, Malta ha un sistema di tassazione progressivo con solo tre aliquote, 15%, 25% e 35% (oltre a una no tax area), ma pochissime agevolazioni, quindi meno distorsioni (per inciso l’aliquota massima, il 35%, è la stessa che grava sulle imprese, per cui una volta che la società ha pagato le tasse e distribuisce dei dividendi non c’è altro da pagare!

In Italia dopo aver pagato circa il 50% di imposte, alla faccia di un’aliquota nominale del 24%, si paga un ulteriore 26% sui dividendi percepiti, allegria! Se vi state chiedendo il perché, la risposta è: per mantenere in piedi il sistema delle tax expenditures che tanto piace ai politici i quali, grazie ad esso, comprano, coi soldi dei contribuenti, il consenso di cui hanno bisogno per essere rieletti).

Tag:

  1. #1 scritto da Miserabile di Montecristo il 26 gennaio 2018 12:05

    Articolo condivisibile, con due piccole osservazioni:

    in primo luogo non tutte le spese fiscali sono immediatamente aggredibili o difficilmente potrebbero esserlo.
    Si pensi, ad esempio, ai bonus ristrutturazioni che hanno durata decennale e che quindi continuerebbero a produrre effetti, cioè spese, anche una volta cancellati.

    La seconda è che coprendo la riduzione delle tasse operata dalla flat tax con una proporzionale riduzione delle spese fiscali, non si avrebbe nessun impatto sulla pressione fiscale complessiva che andrebbe, invece, abbassata operando una drastica diminuzione della spesa pubblica.

    Infine, il sistema della flat tax potrà anche essere più equo e meno distorsivo,
    ma non inciderà sugli atavici problemi dell’Italia, quali
    il costo del lavoro,
    i bassi investimenti,
    la produttività stagnate,
    la burocrazia asfissiante ed elefantiaca,

    ………..solo per citarne alcuni tra i più significativi.

    RE Q
  2. #2 scritto da socrate lusacca il 26 gennaio 2018 12:47

    Ben trovato Miserabile di Montecristo…

    Flat tax, a nostro parere, in buona sostanza ha due effetti non trascurabili: anzi rilevanti:
    > la semplificazione del sistema di tassazione, dirottando le riduzioni a categorie diverse per ragioni elettorali, al sistema impositivo sulle imprese (noi sosteniamo si debba privilegiare quelle produttive dedicate all’export). ciò genera una ricaduta di stimolo alla crescita, allo sviluppo;
    > tagliare le unghie al sistema partitico che fa uso di agevolazioni fiscali come sostanziale voto di scambio….

    Infine la messa a fuoco sulle spese improduttive, per non parlare degli sprechi: se si è obbligati a tener ferme le tasse, l’indirizzo verso i tagli della spesa diventa più forte, ….

    Il Gattopardo di Alan Friedmann cercherà di opporsi, si metterà di traverso….
    che se ne parli, che si sia costretti a affrontare la questione, va comunque nella direzione di chiarire e informare i cittadini elettori…

    buona giornata

    RE Q
  3. #3 scritto da Andrea D. il 26 gennaio 2018 14:18

    Le osservazioni sono più che corrette. In realtà il mio non era un post, ma un commento a un altro post e quindi incentrato su un argomento specifico (la flat tax), che Saccavini ha, generosamente, promosso ad articolo.

    Chi in Italia possa avere la “forza” per tagliare la spesa pubblica (improduttiva o scarsamente produttiva) alla faccia del Gattopardo di Friedman resta ancora da chiarire. Sappiamo chi, al di là di boutade elettorali da cabaret, sicuramente non la taglierà perché statalista fino al midollo, cioè PD e M5S.

    Curioso che per molti, troppi invero, compito fondamentale dello Stato non sia il funzionamento del mercato (che orrore un luogo nel quale si premia il merito! L’Italia pullula di forze secondo le quali premiare il merito va bene, purché il premio sia uguale per tutti!) e il rispetto dei vincoli di proprietà bensì ….

    la sindrome di Robin Hood, cioè il dovere di “rubare” ai ricchi per dare ai poveri. Curioso perché la pressione fiscale in Italia non è mai stata così alta e, allo stesso tempo, il numero delle famiglie sotto la soglia di povertà continua ad aumentare.
    Però a nessuno, viene il dubbio che tale sistema non funzioni, vogliono tutti più stato, più tasse e più redistribuzione.

    Povera formica italica sdegnosamente depredata dei frutti del proprio lavoro per (re)distribuire alla sfortunata (???) cicala che non ha mai lavorato,
    però vota e il suo voto vale tanto quanto quella della formica,
    anzi di più visto che spesso la formica schifata dalla politica nemmeno va a votare.

    RE Q
 
 

sottoscrivi il feed dei commenti

SetPageWidth