Elezioni: i regali, la flat tax, polemica che mette a nudo progressisti del gambero

Istruttivo questo periodo elettorale, dove la questione delle tasse come fardello che frena imprese, investimenti, lavoro, sviluppo, comincia a trovare ascolti crescenti, entra a far parte dei problemi da affrontare. Non si tratta della riduzione delle tasse in senso stretto, bensì il collegamento di questa con il taglio alla spesa pubblica: qui cominciano i problemi peri  nostri venditori di salsicce demogagiche.

Nicola Rossi, un economista cresciuto in ambiente “progressista” (ha fatto parte del pensatoio governativo D’Alema), da cui si è presto distaccato per approfondire i temi propri dell’economia e dell’esigenze del paese. Divenut o espressione di peso del Istituto Bruno Leoni, ha coordinato, con esperti e docenti, il gruppo che ha esposto nel Giugno 2017 la proposta di flat tax.

Ne abbiamo parlato qui in Città Ideale, illustrandola e riprendendola in più occasioni. Il tempo per la pubblicazione, la proposta alla società, alla politica e alle istituzioni economiche si è rivelato giusto, perché i contenuti fossero commentati, digeriti, ribattuti, ulteriormente spiegati e chiariti. Inevitabilmente  la flat tax è entrata nei temi della campagna elettorale.

In modo semplicato, prendenco ciò che viene bene sul piano della comunicazione: riduzione delle tassep er tutti, brindiamo al deficit che esplode e chissenefrega! Poi, man mano, si è capita la necessità e la razionalità della proposta di Nicola Rossi: un formula che si realizza in alcuni anni, con passaggi contemporanei sul versante dei costi delo stato, razionalizzando la macchina pubblica.

E’ andata maturando la riflessione entro Forza Italia. Berlusconi nell’intervista di Domenica sul corrieredellasera, che fa propri i tagli alla giungla di agevolazioni varie a categorie diversificate per captare voti, che fa propria perfino la graduazione dei servizi pubblici gratuiti oggi aperta a tutte le categorie di reddito, insomma una presa di coscienza chiara della complessità del progetto. Anche con la forza di esprimersi chiaramente in questi tempi, prima del voto.

Le questioni che pone IBL  con il progetto flat tax sono variegate ma soprattutto metto a fuoco il problema di semplificare e ridurre il peso dello stato. Anche con la privatizzazione di iniziative e attività che dal monopolio statalista devono entrare in un meccanismo di mercato aperto, competitivo. Quindi non parassitario e più efficiente.

Un discorso, la proposta flax tax di IBL,  su cui l’area “progressista” è decisamente spiazzata. Si trova estranea al tema dell’efficienza dello Stato, in chiave meno dirigistica, accompagnatrice dei fattori economica, con lasua funzione di indirizzo e controllo, lasciando perdere il possesso. Si scopre il ritardo culturale del non residuo statalismo socialista (in Italia “democratico”).

La manifestazione evidente di questo ritardo viene dalla critica alla flat tax: strisciante nei mezzi di area, e da commentatori di seconda linea, di un sistema che favorisce i ”i ricchi”,  facendo pagare le tasse Al ceto medio e meno abbiente. Inoltre e sempre con la natura anticostituzionale della flat tax, perché la Costituzione prevede la progressività nella contribuzione alla spesa dello Stato.

Sempre Domenica è venuta la verità rivelata dal segretario del PD, Renzi: la flat tax è contro la Costituzione, toglie le tasse ai ricchi, ecc. Proprio così dai resoconti e video dei media. Argomento semplice, da campagna elettorale, per non entrare nel merito ma, soprattutto sbagliato. Come ha già fatto notare Nicola Rossi: è sbagliato e punitivo per i Cittadini erogare gratis una serie di servizi facendoli pagare allo stesso modo a chi non ha mezzi e a coloro che potrebbero benissimo pagarseli da soli.

La progressività della Costituzionesi può attuare benissimo, e molto più efficacemente, modulando il welfare in relazione al reddito, piuttosto che far esplodere le tasse sulle imprese. Che senso ha dare gratis il biglietto a tutti, il sistema sanitario a tutti, ecc. Riduciamo la tassazione invece, e che ai Cittadini sia richiesta una contribuzione ai servizi pubblici (oggi gratuiti per tutti) diversa in ragione del reddito.

Renzi non lo sa? Ma si che lo sa; solo che questo argomento viene incontro a un mercato considerato come valore, mentre lui ha un partito statalista. Progressisti del gambero… vogliono tenerci fermi ai principi della rivoluzione d’Ottobre… mercato come peccato originale, Stato che regola tutto con la “dittatura del proletariato”, nella forma attuale di statalismo gestito dai partiti.

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  1. #1 scritto da Miserabile di Montecristo il 25 gennaio 2018 10:40

    Renzi, dopo aver tentato di “comprare” il consenso in tutti i modi possibili e immaginabili
    - con scarso successo peraltro –
    attraverso varie mance fiscali, dal bonus degli ottanta euro a quello per i diciottenni, dal rinnovo, generoso, del contratto agli statali alla quattordicesima ai pensionati,
    dal bonus bebè alle assunzioni dei precari e via discorrendo,
    si rivela per quello che è: un democristiano comunista mancato,
    quello che si definisce comunemente catto-comunista, affezionato alla visione tassa e spendi!

    Ma quale rottamatore simbolo del nuovo che avanza,…
    si tratta del peggior revival della prima repubblica, il vecchio che non passa mai di moda.

    Speriamo che siano gli italiani, col voto, a mandarlo in soffitta,
    anche se, tenuto conto del livello medio, anzi direi medio-basso, dell’elettore italico non nutro soverchie speranze.

    RE Q
  2. #2 scritto da socrate lusacca il 25 gennaio 2018 14:20

    La “forza” di Renzi viene da:
    > la mediocre statura dei componenti di sistema (partiti tradizionali);
    > La fase sperimentale del M5S, che li rende difficilmente credibili come alternativa;
    > un sistema dei media che non forma né informa gli italiani, lasciandoli in uno stato medio di men che mediocre cultura economica

    …..
    buona giornata Miserabile di Montecristo

    RE Q
  3. #3 scritto da Andrea D. il 25 gennaio 2018 14:20

    In primo luogo è un falso luogo comune che a beneficiare della flat tax siano i ricchi, anzi: ad esempio dopo il significativo taglio delle aliquote operato da Regan (che non era una flat tax, ma che ha praticamente dimezzato l’aliquota più alta) …..

    La lezione chiara e documentata sul corretto modo di intendere ciò che viene chiamata Flat tax, la giudichiamo molto più utile nella veste di un articolo che viene presto pubblicato con il titolo:

    SISTEMA DI TASSAZIONE DAVVERO PROGRESSIVO, AZZERANDO I FAVORI A CATEGORIE PER ACCHIAPPARE VOTI

    RE Q

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