Ecomomia e elezioni. Questioni di peso nel valutare la scelta da fare

LA FLAT TAX, ovvero la proposta IBL (Istituto Bruno Leoni) di Nicola Rossi. Al centro di una serie di integrazioni, proposte, critiche e repliche: un think tank economico di serietà e competenza indiscutibile, è riuscita a porre la questione della riduzione del peso fiscale e del debito  al centro del dibattito elettorale, nonostante la difficoltà propria del tema. Nonostante la semplificazione dei politici a vendere la sola riduzione delle imposte, rimanendo sul generico o addirittura evitando di affrontare la conseguenza in riduzione di spesa.

A sostenere l’immaginario affascinante della proposta è intervenuto  Trump con un taglio secco delle imposte che ha generato in tempo reale un rovescio dei comportamenti di aziende e investitori: la crescita di produzione, occupazione e stipendi. Questa può essere la strada giusta, applicabile in Italia? In questo modo è troppo semplice, forse anche negli USA. In Italia sarebbe impraticabile a causa di un debito pubblico che andrebbe alle stelle.

In buona sostanza la riduzione delle tasse (sia pure nella forma flat, cioè uguale)  crediamo debba rivolgersi alle attività produttive e alle esportazioni; meno ad altri settori. In pratica è bene che vi sia un chiaro indirizzo politico: le attività dal più immediato ed efficace ritorno in investimenti e occupazione, richiede una scelta oculata (che, si badi bene, non vuol dire ridotta, semmai modulata amplificando i benefici a queste categorie, contenendoli nelle altre)

PENSIONI E REDDITO MINIMO. Una mina vagante, dato il sistema esistente, che prima dovrebbe essere rimesso in ordine. Ad esempio: dare alla pensione un valore  standard, che garantisce la dignità: oltre un certo limite diventa sociale tagliarle. Occorre una legge che gradui l’applicazione. La pensione di anzianità va abolita; quella di reversibilità rimodulata, ridimensionandola a seconda delle condizioni del superstite; quella di invalidità che fa dell’Italia il paese più invalido al mondo deve essere rivista. Bisogna poi azzerare il deficit pensionistico pubblico, ecc.

Fatte queste razionalizzazioni è possibile ripensare a altre destinazioni: reddito di autonomia nei casi di criticità, reddito alle giovani generazioni fino alla maggiore età, ecc. Senza la prima parte di rimessa in ordine della montagna che costa il sistema pensionistico, estrarre denari pubblici non ha senso logico compiuto (sia pure in una materia dove la razionalizzazione riguarda tutto il sistema pubblico).

STIPENDI E P.A. ASSUNZIONI E AUMENTI sono un enigma: sbagliare è molto facile; poi trovare rimedi è quasi impossibile. In questi anni le assunzioni sono state quasi zero e gli occupati più giovani sono ormai cinquantenni. Il mancato rinnovo del personale ha un costo pazzesco in termini di efficienza e aggiornamento. Prima di investire è indispensabile un progetto di razionalizzazione di tutto il sistema pubblico, in tutti i settori.

INVESTIMENTI PUBBLICI: una scelta obbligata per supportare la crescita del paese e dell’economica. I settori in cui investire sono la ricerca dedicata a settori che supportano e fanno crescere il fare impresa, l’export con un’ottica globale. Il ripensamento delle ambasciate che devono diventare veri e propri uffici commerciali, di sviluppo e promozione del paese  (anche qui molto da cambiare dell’esistente).

Adesso i lettori riflettano su quanto non viene neppure sfiorato dalle polemiche elettorali di tutti gli attori e comprimari,  riguardo a queste problematiche, che riteniamo essenziali e ineludibili, primarie e vitali per i nostro Paese. Poi si facciano un’idea su dove e come andare a fare la propria scelta di Cittadini, con il proprio voto.

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