Flat tax e campagna elettorale: nodi che vengono al pettine

Trump viene descritto dai media in termini non certo propri a uno statista di spessore (a essere diplomatici). Però è un imprenditore e ha naso per cogliere il nocciolo delle questioni. In modo semplicistico anche, ma coglie gli elementi essenziali che un imprenditore ha sotto gli occhi da sempre, tutti i giorni. I costi che colpiscono l’impresa: in questo periodo le tasse.

Il tema delle tasse è sempre stato al cuore di ogni analisi di economisti e analisti del fare impresa. Sopportato da sempre in un secolo che ha visto la società affluente, l’economia crescere ininterrotta (nel mondo occidendale soprattutto). In questo contesto le tasse viste dai governanti come una variabile resa sopportabile da una domanda in crescita.

Nell’Occidente  non è più così. La globalizzazione, che in buona sostanza significa lo sviluppo, da paesi emergenti a paesi affluenti per i tre quarti del mondo, assegna ai già  arrivati una fase di stabilità, mentre il mercato globale si caratterizza per una riduzione forte del “saggio di profitto” del fare impresa. La politica dell’Occidente deve misurarsi con la fine della pacchia (sui prelievi dalle imprese), se vuol far ripartire economia e lavoro.

La decisione di Trump sembra destinata a lasciare il segno in tutte le economie occidentali; le reazioni delle imprese USA che aumentano gli investimenti in casa e allargano la borsa sugli stipendi. Anche l’Italia ne è interessata se si da retta ai discorsi elettorali. Lì, alla riduzione dei prelievi sulle imprese, prima o poi si dovrà cadere, prima avviene, meglio sarà per il paese. Finora la flat tax è argomento superficiale, usato come promessa demagogica.

Ce ne parla Gianni Trovati su ilsole24ore, (VEDI) in una descrizione efficace ben rappresentata dal titolo:  “GIOSTRA DEI NUMERI”. Con promesse stile “di più”, 25%, poi 22, poi 20% per arrivare a 15% e via distribuendo salamelle virtuali ai Cittadini trattati da stupidi gonzi. Promesse che non misurano gli inevitabili contrappesi che si devono adottare perché, con la riduzione del prelievo fiscale sul fare impresa, riparta davvero l’economia produttiva e il lavoro.

Inevitabile il richiamo di Trovati alla proposta presentata otto mesi fa da Nicola Rossi per IBL, richiamo che ci piace riportare per il suo richiamo alla ragione, alle leggi ineluttabili dell’economia:

In questo caso l’aliquota è al 25%, ma oltre all’Irpef riguarderebbe la tassa sulle società (Ires, oggi al 27,5%), l’Iva (oggi oscilla dal 10 al al 22% a seconda dei beni a cui è applicata) e la tassa sui redditi da attività finanziarie (oggi in genere al 26%). La deduzione di base sarebbe a 7mila euro, nel nuovo sistema scomparirebbero Imu e Irap, e un aiuto (il «minimo vitale») differenziato per territorio aiuterebbe chi non ce la fa. Lo stesso Bruno Leoni spiega che i conti tornano a tre condizioni: l’addio ai tanti pezzetti di welfare accumulati in modo disordinato negli anni (sostituiti dal «minimo vitale»), l’esclusione della gratuità dei servizi (per esempio la sanità) per i ceti più abbienti e un taglio strutturale alla spesa pubblica per quasi 70 miliardi (quattro punti di Pil).

Per concludere con ciò che finora non c’è, non si vede. Appropriarsi di un progetto vero e concreto per farne uno slogan elettorale è facile, banale, demagogico. Farne una cosa seria, richiede il confronto con la realtà dell’esistente: che finalmente si considerino gli elettori seriamente, pensanti e attenti. Disposti a dare fiducia a un progetto che, ormai lo capiscono tutti, richiede una fase transitoria di passaggio stretto, un cambiamento di rotta.

Proprio il taglio della spesa pubblica e il ripensamento degli sconti fiscali sono le incognite principali che pesano sulle proposte della campagna elettorale. Sul primo punto, l’ambizione di questi giorni si è dedicata più alla riduzione delle entrate (con le ipotesi di abolizione o revisione della legge Fornero oppure quelle di abolizione totale dell’Irap, per fare due esempi) che al taglio delle spese. E la potatura delle oltre 400 forme di sconti, spesso micro-settoriali, che complicano il nostro Fisco è un progetto in cantiere da sette anni, oggetto ogni 12 mesi di un rapporto allegato al Def, ma rinviato a ogni manovra per non scontentare nessuno. Se si vuole davvero provare la strada della flat tax, bisogna invertire la rotta.

Tag:

  1. #1 scritto da Andrea D. il 15 gennaio 2018 10:17

    Due cose sarebbe utile ricordare:
    1) le tax expenditures, cioè le agevolazioni fiscali, ovverosia le deroghe alla regola generale siano esse ad personam o riguardanti uno o più gruppi di pressione, valgono alcune centinaia di miliardi l’anno, oltre 30 solo quelle sulle imprese. Secondo un articolo del 2014 ne sono state contate oltre 700 per un valore superiore ai 250 miliardi di euro (VEDI).
    2) L’IRES nominalmente ha un’aliquota, dal 2017, del 24%, l’IRAP del 3,9%. Ci si dovrebbe pertanto attendere un incasso dell’IRES oltre sei volte maggiore di quello dell’IRAP. Nella realtà, stante le diverse basi di calcolo, l’IRES è solo 1,5 volte l’IRAP (VEDI).

    Margini di manovra, quindi, ce ne sarebbero a volontà, ma questo vorrebbe dire mettere in discussione lo status quo, compresi gli innumerevoli gruppi di rent seekers che oggi beneficiano di tali agevolazioni.

    PS Curioso notare come nei primi 11 mesi del 2017 le entrate IRES, nonostante la riduzione dell’aliquota nominale dal 27,5% al 24% (cioè una riduzione di quasi il 13%), non registrino variazioni in senso assoluto (segno che o gli utili sono cresciuti mediamente del 13% nell’anno o sono state introdotte modifiche nel sistema di calcolo tali da vanificare la riduzione dell’aliquota oppure un mix di entrambe le cose).

    RE Q
  2. #2 scritto da socrate lusacca il 15 gennaio 2018 10:38

    In effetti l’argomento viene richiamato in modo generale da Trovati, che parla di ben 400 forme diverse di forme agevolative …
    Con una “buona volontà” di intervenire sul tema, che ogni anno viene replicata nel DEF Documento di Programmazione Economia e Finanza,
    (forse per soddisfare formalmente a qualche richiesta che viene da Bruxelles)
    ma che sistematicamente rimane lettera morta….

    Sotto elezioni possiamo immaginare quali saranno, e quante, le proposte di intervento sulla giungla di 400 tipi di piccoli favori ….

    buona giornata

    RE Q
 
 

sottoscrivi il feed dei commenti

SetPageWidth