Elezioni e problemi del paese. Il silenzio tombale sul fare impresa

Fare impresa è attività nobile. Vale per l’intendimento in sé di assumersi l’impegno di essere autore e responsabile della sua attività. Con l’obiettivo del successo, col suo impego e a suo rischio. In democrazia l’imprenditore è un Cittadino come gli altri, con un carico e una responsabilità maggiore.

Il suo successo genera benessere per la società oltre che per se medesimo. I benefici che ne trae, sono ulteriori e marginali rispetto al rischio. Affermazione che dovrebbe essere ovvia ma che fatica a passare, a far parte del sentire comune nella nostra società. Anche di questi tempi, quando più che mai lo stato e la società dovrebbe compiere ogni sforzo perché le attività benemerite del fare impresa dovrebbero essere riconosciute.

Ben venga quindi questa lettera aperta apparsa su pocketnews (VEDI). Ecco il profilo dell’imprenditore per come si presenta sul suo blog personale (VEDI). Un monito che ci deve far riflettere, che deve far riflettere la nostra società.

Gli eroi della porta a fianco

Lettera aperta di un imprenditore di Trezzano alla redazione di pocketnews.it

Egregio Direttore, sono Andrea Pasini, un giovane imprenditore di Trezzano sul Naviglio. Le scrivo perché vorrei lanciare un messaggio forte alla politica:  “Chi fa impresa oggi in Italia è un eroe” e non è più possibile rispettare uno Stato e una politica che non rispetta i suoi cittadini. Non è più possibile avere fiducia in una classe dirigente che obbliga gli imprenditori a fare sacrifici e mai sacrifica se stessa per il bene altrui.

Fatica, rinuncia, voglia di riscatto Nessuno come un imprenditore sa cosa sia la rinuncia, la fatica e la voglia di riscatto. Chi rimane incollato alla sua poltrona non sente certo il bisogno di dare una scossa al Paese; non ne capisce l’importanza, la necessità. L’eroe non è qualcuno che siede nella sua gabbia dorata e osserva stancamente il mondo che crolla attorno a lui.

Gli eroi del quotidiano Facile al giorno d’oggi parlare di eroi. Soprattutto se si pensa al grande schermo, che ogni anno ci propone un nuovo capitolo dell’interminabile saga che vede come protagonisti uomini con maschera, mantello e qualche superpotere regalato dalla scienza. Non che io voglia bistrattare Superman e affini, sia chiaro, ma se al giorno d’oggi esistono degli eroi, non sono certo loro.

Gli eroi della nostra quotidianità si chiamano imprenditori e portano a termine missioni ben più impossibili di qualsiasi agente 007. I loro nemici sono molteplici: una burocrazia pachidermica, tasse che hanno ormai raggiunto livelli vessatori, leggi che invece che facilitare la creazione di un ambiente di lavoro sereno creano sempre più difficoltà e sindacati totalmente incapaci.

Socio di maggioranza: (lo Stato, ndr) E gli imprenditori non possono nemmeno contare su qualcuno. Nel mondo reale non ci sono aiutanti come Robin e lo Stato, che dovrebbe calzare il ruolo, rimane inerte e, nonostante predichi un abbassamento delle tasse, si limita a cambiare loro nome e addirittura ad aumentarle. La pressione fiscale per le imprese ha ormai superato il 60%. Una percentuale così alta che lo Stato si può dire socio di maggioranza di ogni azienda italiana. Un socio che gode degli utili fino a che l’azienda è sana e cammina con le proprie gambe, ma quando succede qualcosa di negativo e l’azienda attraversa un momento di difficoltà  la abbandona immediatamente facendo finta neppure di conoscerla. Un socio che per saziare le sue pretese utilizza Equitalia con le sue cartelle esattoriali.

Né destra, né sinistra Forse se nella nostra storia fatta da buoni e cattivi dovessimo identificare la nemesi del nostro eroe questo sarebbe proprio lo Stato, con la sua classe dirigente. Centinaia di aziende abbassano le serrande ogni giorno. Migliaia di posti di lavoro vengono persi. Negli ultimi anni nessuno  che si parli di destra, sinistra o qualche movimento ha fatto la sua parte perché questa situazione si risanasse. Nessuno ha dato sostegno alle imprese. Nessuno ha ridato all’imprenditore quella dignità che si trova spesso a compromettere a causa di forze maggiori. Lo Stato con i vari governi non legittimato dal voto popolare hanno dopo anni  promesso di restituire i soldi spettanti alle aziende che hanno lavorato per la pubblica amministrazione, ma le promesse si sono ancora una volta dimostrate vane e alcune delle imprese interessate hanno, nell’attesa, dichiarato fallimento.

Incollati alle poltrone Non è più possibile rispettare uno Stato e una politica che non rispetta i suoi cittadini. Non è più possibile avere fiducia in una classe dirigente che obbliga gli imprenditori a fare sacrifici e mai sacrifica se stessa per il bene altrui. Nessuno come un imprenditore sa cosa sia la rinuncia, la fatica e la voglia di riscatto. Chi rimane incollato alla sua poltrona non sente certo il bisogno di dare una scossa al Paese; non ne capisce l’importanza, la necessità.

Può farcela da solo? L’eroe non è qualcuno che siede nella sua gabbia dorata e osserva stancamente il mondo che crolla attorno a lui. L’eroe è colui che nonostante tutto cerca fino all’ultimo di rimanere in piedi. L’imprenditore lo fa tutti i giorni, in una lotta contro tutto e tutti perché crede nel cambiamento e comprende l’importanza del duro lavoro. Ma può farcela da solo? Andrea Pasini – Trezzano Sul Naviglio

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  1. #1 scritto da Andrea D. il 9 gennaio 2018 13:43

    La pressione fiscale sulle imprese, quella reale non quella “finta” nominale, è oggi elevatissima,
    oltre il 60% in media, ma con picchi che, specie nei periodi di crisi, superano il 100%,

    La domanda allora diventa: è possibile, in uno stato con il debito pubblico come quello italiano,
    abbassare la pressione fiscale senza tagliare le spese?

    La risposta, purtroppo, è negativa, per cui se davvero si vuole trovare un partito che possa abbassare le imposte e rilanciare l’economia (che riparte grazie al sistema privato, non agli investimenti pubblici, i quali spesso non sono nemmeno investimenti ma spesa corrente, per giunta a debito, come se potessimo permettercelo!)
    si deve trovare qualcuno disposto a tagliare la spesa pubblica.
    Chi?

    Direi che il panorama italiano mi sembra quantomai desolante sotto questo punto di vista.
    Uno meglio degli altri semplicemente non c’è, si può trovare solo, forse, uno meno peggio
    che chiaramente non può essere il PD né il M5S

    entrambi fortemente statalisti e inclini alla spesa pubblica.

    RE Q
  2. #2 scritto da socrate lusacca il 9 gennaio 2018 17:37

    Non fa una grinza questa analisi di Andrea…

    vorremo vedere adesso:
    le motivazioni dei candidati e dei partiti,
    le domande del sistema dei media

    RE Q
  3. #3 scritto da Giulia il 12 gennaio 2018 12:12

    concordo pienamente con l’analisi di Andrea
    da anni si parla di tagliare spese e da altrettanti anni tutto cade nel dimenticatoio nessuno ne parla
    solo noi comuni mortali, già perché il tutto si riversa sulle nostre spalle poi fanno la carità di 80 euro e per un pò tutti si dimenticano di tutto

    ma quanti casi di mala politica non ultima il debito siciliano ma…..scusate non è una regione a statuto speciale?

    e perché le regioni a statuto speciale non le eliminiamo? a chi giova?

    perché ogni senatore….deputato…portiere…usciere…forse anche chi fa le pulizie ha diritto ad un auto blu e alla benzina gratis

    a me risulta che i cittadini normali vadano al lavoro con la loro auto, si pagano la benzina assicurazione e quant’altro dove sta scritto che questi “signori” e relative “signore” debbano godere di tali privilegi

    tutti blaterano tutti promettono ma nessuno agisce a favore dei cittadini che pagano le tasse come è giusto sia

    ma le tasse vorrei rivederle in forma di servizi non perfetti ma almeno decenti,
    il vero vero dramma è che all’orizzonte non noto nessuno in grado di rivoltare questo povero paese ormai alla deriva

    RE Q
  4. #4 scritto da socrate lusacca il 12 gennaio 2018 22:12

    In effetti le prospettive elettorali sono finora scoraggianti.

    Fra le esigenze del paese e la politica che si propone fino ad ora le distanze sono evidenti

    buona serata

    RE Q
  5. #5 scritto da Andrea D. il 13 gennaio 2018 11:15

    Cara Giulia quello che manca è la volontà politica di tagliare (o razionalizzare le spese per ottenere, a parità di costo, più efficienza), perché i tagli sono dolorosi e generano malcontento, le spese, invece, generano consenso.

    Ecco perché da più parti si invoca maggior deficit: per fare più spesa con la favoletta che quest’ultima genererà crescita, una crescita talmente vigorosa da ripagare con gli interessi le spese sostenute e, addirittura, aiutare a ridurre il peso del debito.

    Vorrei far notare che l’Italia, nei gloriosi anni ’80, ha attuato tali politiche di spesa deficitaria: il debito si è ridotto o è cresciuto? E cresciuto, di molto, e questa intesa crescita si è portata dietro il pesante fardello degli interessi che hanno zavorrato la spesa pubblica futura
    (ancora oggi, con i tassi ai minimi storici la spesa per interessi è di quasi 70 miliardi di euro all’anno; una piccola chiosa: grazie al calo dei tassi di interesse negli ultimi anni, dal 2012 al 2017, la spesa per interessi si è ridotta di 17 miliardi di euro che sono stati allegramente spesi dai vari governi in carica).

    Mi permetto di suggerire a tutti la lettura de “La lista della spesa” (Amazon), di Carlo Cottarelli, già commissario alla spending review .

    Un libro non tecnico, ma divulgativo, alla portata del lettore medio, che spiega, molto spesso con toni decisamente (ed eccessivamente) filo-governativi, come sia composta la spesa pubblica così come e quanto si potrebbe, volendo, tagliare.

    RE Q
  6. #6 scritto da socrate lusacca il 13 gennaio 2018 14:22

    Il taglio della spesa pubblica, il dimagrimento dello stato nei suoi sprechi ma anche nel ridimensionare le sue funzioni,
    è un’esigenza oggettiva,
    viene da una legge economica, nelle condizioni in cui oggi si trova il paese.

    Quindi non è di destra né di sinistra: è CIO’ CHE SI DEVE FARE!

    i partiti che promettono riduzioni di tasse senza ridurre le spese, sono mentitori e buffoni …
    ci vogliono prendere, noi Cittadini, per ignoranti e cretini, pronti a bere qualsiasi promessa facciano,
    tutti quanti, di destra o di sinistra che siano

    Poi dovremo comunque andare a votare…
    turandoci il naso,
    (ma scartando i mentitori e buffoni)

    RE Q
  7. #7 scritto da Giulia il 15 gennaio 2018 09:35

    …..ma scartando mentitori e buffoni…..chi rimane?

    RE Q
  8. #8 scritto da socrate lusacca il 15 gennaio 2018 10:05

    Sappiamo che la scelta è difficile…
    che forse si sarà costretti a turarsi il naso…

    che il nostro voto in queste condizioni è scoraggiante

    nonostante tutto questo resta l’unico nostro potere di incidere sulla gestione del paese…
    andiamo a VOTARE…

    RE Q
  9. #9 scritto da Andrea D. il 17 gennaio 2018 13:01

    Visto che i contendenti sono tre, centro-destra, PD e M5S e due su tre sono un no secco
    (così come eventuali partiti alla loro sinistra),
    direi che la scelta è abbastanza scontata anche se non si tratta di una scelta convinta,
    il migliore, ma, turandosi fortemente il naso, del meno peggio.
    Datemi una valida alternativa liberista e la voterò.

    Qualche anno fa ci si provò con Fare per Fermare il Declino, ma purtroppo il progetto,
    per i motivi più vari (e ben prima dello scandalo di Giannino), non ebbe il risultato sperato.
    Da allora il nulla.

    RE Q
  10. #10 scritto da socrate lusacca il 17 gennaio 2018 15:45

    Purtroppo è vero…
    se non ho mal compreso una dichiarazione di Di Maio per M5S,
    questi avrebbero intenzione di sforare il deficit del 3% (non dice per quanti anni)
    Consentendo così al paese di riprendersi…

    Quindi 50 miliardi l’anno di maggio debito pubblico,
    mentre gli interessi sulle nuove emissioni aumenteranno….

    per contro leggo da Suddeutsche Zeitung (il principale quotidiano tedesco della zona che traina l’economia)
    nel quale si cita Di Maio che avrebbe sostenuto:
    “in un paio di legislature è possibile ridurre il rapporto debito/PIL
    dal 133 al 40% razionalizzando le spese e senza tagli allo stato sociale..”

    Con queste favolistiche prospettive (che si aggiungono alle altre di ogni colore)
    c’è di che preoccuparsi….

    buona giornata

    RE Q
  11. #11 scritto da Andrea D. il 17 gennaio 2018 23:34

    Ma certo, facendo deficit al 4 o al 5% (o anche di più, facciamo il 10% come la Grecia o la gloriosa Italia degli anni ’80, dove c’era la Milano da bere),
    in periodi economici favorevoli (cioè in fasi espansive; se mai dovesse arrivare una crisi che si fa? Facciamo il 20% di deficit?),

    in un paio di lustri e senza tagliare le spese,
    si può portare il rapporto debito/PIL al 40%. S

    i vede che agli stewart del San Paolo impartiscono finezze di economia che in Bocconi nemmeno si sognano.

    RE Q
 
 

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