Sprechi e efficienza: sanità e programmi elettorali

Un giorno sì e l’altro pure non manca il politico candidato che illustra l’efficienza del sistema sanità all’italiana, ripetendo il ritornello che, in rapporto al totale della spesa pubblica, l’Italia è il paese che investe una quota  percentuale minore, mentre viene considerato il più generoso nel coprire i servizi sanitari; il cosiddetto SSN (servizio sanitario nazionale).

per l’Italia sale al 7%, dice il rapporto. Il Ssn è un “datore di lavoro” di massimo peso nella Penisola, tanto che nel 2015 gli occupati nel comparto sono stati 1.796.000. Ma a questo dato ufficiale i ricercatori stimano di dover aggiungere 3-400mila lavoratorori “‘neri o grigi’ che si annidano soprattutto nell’area della cura alla persona”. Tutto compreso, dunque, nel settore lavora quasi un occupato su dieci nel Paese.

Due enti nazionali di qualche peso: Eurispes (ente di ricerca statistica e sociale che in qualche modo fa capo all’area progressista e sindacale) e EMPAM (altro ente para pubblico pensionistico dell’area medica). Si propongono di fare un’analisi del sistema sanità. Non sono pregiudizialmente targati contro il SSN (l’area statale monopolistica) e per questo la loro analisi fa colpo.

Seguendo l’analisi (VEDI) gli elementi d’interesse che rilevano in base all’efficienza (riducendola) sono: la corruzione, gli sprechi  e la cattiva gestione monopolistica pubblica. Oltre a eccessi nell’uso di prestazioni e servizi. Notoriamente l’Italia è il paese mondiale con il record di analisi mediche di vario titolo. Oltre a consumi in eccesso di medicina di emergenza. Non basta però: c’è da aggiungere il sistema pronti  soccorsi, con un utilizzo che lo studio stima eccessivo in misura patologica… siamo a uno su quattro che sono inutili. Vediamo ora cosa  dice lo studio sulle patologie dell’efficienza.

Se si aggiornano le stime circa il tasso medio di corruzione e frode in sanità: se si applicassero i valori medi comunemente stimati alla situazione italiana, ne verrebbe un conto da 6,5 miliardi di euro l’anno. “Se poi alla stima dell’impatto della corruzione sommiamo quella dell’inefficienza della spesa pubblica nel comparto sanitario (che inciderebbe per il 3% del totale) e il peso degli sprechi, valutato nell’ordine del 18% della spesa totale, l’insieme delle pratiche corruttive, degli sprechi e delle inefficienze, costerebbero annualmente al nostro Paese ben 23,6 miliardi di euro“.

Lo studio poi mette in evidenza la carenza di medici, aumentata in modo pesante nell’ultimo decennio, con numeri rilevanti di trasferiti all’estero, soprattutto nel Regno Unito. Qui però, dati gli istituti che hanno prodotto lo studio, un conflitto d’interessi può essere rilevato e forse questi dati sono sovrastimati.

Il risultato emergente si può dire risaputo, per economisti che ben conoscono le tragedie di una gestione monopolistica e dirigistica statale, con prezzi amministrati. Ecco però un tema utile per i nostri candidati pubblici amministratori: qualcuno di loro può impegnarsi a razionalizzare, a ridurre il nostro deficit pubblico, le spese  contributive che gravano su chi lavora; ma anche sulle imprese, restituendo loro una migliore capacità competitiva?

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