Di Maio: un apprendista rispetto al ruolo. Ci prova

Stiamo parlando di un potenziale Presidente del Consiglio, candidato al ruolo per M5S che affronta una prova forse al di sopra delle sue possibilità attuali. Certamente anche partendo da fondamenta politiche economiche del suo movimento, che sono generiche e migliorabili, parecchio purtroppo. Qualora ne fossero forniti, per l’Italia sarebbe un Nuovo Rinascimento, e Dio solo sa quanto bisogno ne avremmo.

Devono correre, ma anche riuscire a selezionare un gruppo dirigente robusto, fatto di centinaia di persone, oltre che di ministri, soprattutto quelli di peso (Esteri, Interni, Economia, e diversi altri). l’esperienza di Roma, ma anche quella di Torino dovrebbe loro insegnare qualcosa. Preparare una squadra competente, nutrita, credibile è fondamentale per lariuscita, ma anche per la credibilità personale.

Ciò che si portano dietro, soprattutto, è uno statalismo simil PD, una fiducia nella gestione pubblica di natura quasi messianica: tutto basato sulla dirittura e le qualità personali, basta questo perché lo Stato funzioni. Questa considerazione viene da un incontro che Di Maio ha avuto con le imprese di servizi pubblici (acqua, energia e ambiente: che vuol dire rifiuti): VEDI ilsole24ore….

Società finte normali, qualcuna anche quotata, ma  tutte a controllo pubblico, cioè partitico, con distribuzione degli incarichi fatta col bilancino entro partitoni, correnti, partitini. Non solo in C.d.A. ma per  tutti gli occupati o quasi. L’associazione che hanno realizzato, con poco senso dell’ironia,l’hanno chiamata  UTILITALIA, il presidente si vanta degli utili in bilancio (che sono nostre tasse!). Di Maio in questa fase elettorale deve promettere a tutti, comprensibile.

Farebbe bene però Di Maio, a evitare dichiarazioni virgolettate impegnative del tipo che questa occupazione partitica dell’economia para pubblica debba continuare, che sia la soluzione per il domani. Sono bravi a reamre contro… non basta l’esperienza della Raggi a Roma? Si tratta di attività sulle quali nessuno può seriamente garantire la gestione sana e competitiva.

Vivono di prezzi amministrati: che ci sia l’utile a fine anno è garantito già dal primo Gennaio, perché le tariffe amministrate sono scelte politiche… nonostante questo ci sono quelle che sprecano, assumono fuori misura, comprano mezzi e servizi a prezzi stratosferici… Non basta affidarsi sulla serietà e l’etica personale. In assenza di competizione qualsiasi struttura, pubblica o privata, è inefficiente per definizione.

Però Di Maio in questa prima fase si sta distinguendo, fra i candidati: mette in campo riduzioni di costi per reperire risorse. L’esempio che estrae come primo argomento: ridurre le pensioni robuste per sostenere chi non ha lavoro, ha una dose non marginale di semplicismo, ma è l’unico finora che dice da dove prendere i soldi per attuare riforme.

Di tutti gli altri partiti e candidati, nessuno, proprio nessuno, che abbia neppure accennato a tagli concreti della spesa pubblica per disporre delle risorse senza fare nuovo debito. La cosa è da rimarcare, anche se come prevedibile, i media tutti compatti fanno finta di non accorgersene. Nelle numerose intervite e talk show, mai uno degli scribacchini che gli chiede: per fare ciò che proponi i soldi dove li vai a prendere?

Insomma siamo al chiaro-scuro, di strada da fare ce n’è molta, mentre le alternative che lasciano la gestione del paese al sistema dei vecchi partiti, dei vecchi personaggi, non sono credibili per nessuno o quasi. Prenderanno voti, saranno scelte di voto compiute turandosi il naso, alla ricerca del meno peggio. La gestione del cambiamento ha una gestazione lunga e travagliata…

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  1. #1 scritto da Andrea D. il 21 dicembre 2017 10:01

    Ridurre le pensioni elevate per sostenere i giovani: pura demagogia in stile bolscevico.

    La questione non è se la pensione sia alta o bassa, ma se sia coperta o meno dai contributi versati.
    Questo è il punto!

    Ridurre TUTTE le pensioni erogate sulla base del sistema contributivo con eventuale plafond per quelle sotto una certa soglia (l’integrazione, però, sarebbe una prestazione sociale a carico della fiscalità generale, non una prestazione previdenziale).
    Questo andrebbe fatto, ma visto che i pensionati sono tanti e soprattutto votano, nessuno si azzarda a dirlo (figuriamoci a farlo).

    Per il resto occorre fare i conti con la realtà: le pensioni oltre una certa soglia sono una manciata e valgono meno di 2 miliardi di euro complessivi.
    Anche con una sforbiciata della metà, esageriamo, dei due terzi, si recupera un miliardo o poco più.
    E gli altri? Perché, se non ricordo male, la stima fatta dai cinquestelle stessi,
    probabilmente profondamente errata per difetto, è che la manovra favore dei giovani costerà 12 miliardi.
    Come dicevano i Pooh, ci penserò domani …

    RE Q
  2. #2 scritto da socrate lusacca il 21 dicembre 2017 16:05

    Siamo all’interno di una proposta che si propone di ridurre la spesa pubblica.
    Questa è una novità e come tale l’abbiamo considerata.

    Circa il merito, la natura e gli effetti, la situazione è sempre complicata.
    Onorevoli, media, tv, parlanti del circo talk show, sono specialisti da decenni nel dimostrare l’impossibilità di fare qualsiasi taglio che venga proposto.
    Forse anche i tecnici che di economia sanno, sarebbe bene che entrassero nel merito:
    quanto vale la proposta di ridurre la spesa, come potrebbe meglio articolarsi, ecc.

    Come ad esempio da un paio di mesi la proposta dell’Istituto Bruno Leoni, che in un saggio di oltre cento pagine ha presentato un piano che porti il paese alla flat tax del 25%
    su cui a parlare sono molto pochi e soprattutto non passa sui media.
    Qui oltretutto trovano spazio solo le critiche alla proposta…
    (come indicato, sollevando criticità ma, porca boia, mai che a questa si aggiunga un’idea di aggiustamento)

    tutto è migliorabile; rimane il fatto che messa solo così la proposta di M5S è insufficiente per contenere la spesa pubblica…

    buona giornata

    RE Q

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