Buccinasco e “lavoro nero”: una buona azione, ma poi?

L’iniziativa delle forze dell’ordine è stata coordinata e ben gestita. Non si sono avute fughe di notizie (cosa che ogni tanto capita, sia per errori di qualcuno ma anche perché c’è chi trova il modo di far sapere, a chi può essere interessato). In questo caso non c’entrava la ‘ndrangheta, ma l’insediamento irregolare era grosso (VEDI).

Almeno 55. semi schiavi in un’azienda di “marketing” che svolgeva consegne di volantini pubblicitari. Oltre a ciò dentro la struttura era operante  anche un deposito smistamento di merci per minimarket, gestito da due pakistani. Presumibilmente prodotti destinati a piccolo commercio etnico nordafricano e mediorientale.

Da quanto funzionasse non è dato sapere, ma per arrivare a un numero così alto di persone, non deve essere stata cosa nata ieri. Il sindaco sostiene che l’ufficio tecnico in municipio ha avuto la sua parte nel far emergere l’irregolarità diffusa. Ottima cosa, senz’altro. Ordinaria condizione di precarietà e sfruttamento? No, almeno nel Nord non è così diffusa, come invece al Sud Italia, comunque un fenomeno del genere che descrive l’articolo, vicino a casa nostra, è preoccupante.

Ne scriviamo perché anche in questo caso, come in altri intervenuti di cui abbiamo conoscenza, la questione sembra fermarsi  alle persone direttamente coinvolte. I poveretti ridotti al semi schiavismo si trovano senza un reddito, lasciati a se stessi o rinviati a varie ong, oppure centri di raccolta dalla trista fama. Si ha l’impressione, e non solo, che l’attenzione sia carente, molto carente, circa le conseguenze per gli sfruttati .

Ma il problema è di tipo sistemico: queste attività, fino alla loro scoperta da parte delle istituzioni, un mercato lo esercitano (e proficuo, viste le condizioni); il giro d’affari non si ferma dato che sono in condizioni di praticare prezzi molto concorrenziali; recando danni agli operatori che agiscono onestamente. Si spostano e ricominciano.

Chi si serve di loro trae vantaggio e quasi mai viene coinvolto dalle indagini che seguono.  Eppure le aziende che come “clienti” traggono vantaggio indebito da questo sfruttamento indegno, gli investigatori e gli inquirenti hanno parecchi elementi per individuarle. Ma forse manca la conseguenza normativa.

Perseguire queste situazioni può essere ben più efficace se, per esempio, le aziende clienti che se ne servono, avessero conseguenze economiche serie. Ad esempio l’azienda “fornitrice” può essere affidata a una gestione commissariata; i clienti obbligati per un periodo congruo (un anno?) a continuare a servirsi da questa, ma a prezzi e condizioni di mercato.

Così i dipendenti, dall’intervento della legge, avrebbero benefici. continuità di lavoro innanzitutto, in condizioni corrette (e sarebbero interessati a denunciare). Con una normativa del genere le aziende clienti, visti i rischi che si presentano,  sarebbero spinte a controllare la natura del fornitore. Un meccanismo che tocca gli interessi di tutti e genera un circolo virtuoso.

Così com’è oggi, invece, basta un cambio di nome, due nuovi “pakistani” a gestire, ci si sposta in altro luogo e si ricomincia il giro. Le aziende clienti quasi non se ne accorgono, i poveri sfruttati addirittura vedono la cosa in positivo perché il “lavoro” continua e sono portati a considerare lo Stato come rompiscatole, ingiusto nei loro confronti. La questione è risaputa da molti, se non  da tutti. Perché non si procede?

  1. #1 scritto da Andrea D. il 30 novembre 2017 18:01

    Ma non diciamolo nemmeno per scherzo! Con tutta la burocrazia e il carico di adempimenti che già oggi soffoca le imprese, manca solo che si chieda loro di fare da poliziotti!
    E poi, di grazia, quale sarebbe il prezzo di mercato se non quello che si trova sul mercato?

    Non bastavano le tariffe degli ordini professionali, abolite giusto l’altro ieri e reintrodotte oggi sotto il nome, più politcally correct, di equo compenso, adesso ci vuole anche il tariffario dei servizi e i prezzi “equi”?
    Perché fermarsi ai clienti allora?
    Coinvolgiamo i proprietari dell’immobile, i vicini che non potevano non sapere, l’azienda che gli ha dato i telefoni, la banca e via dicendo.
    Perché solo sui servizi, coinvolgiamo le imprese anche sul controllo della filiera (certificazioni e controlli di terzi non bastano). Il fornitore non è a norma per qualsivoglia motivo, tu cliente paghi!
    Non ha pagato il bollo del furgone? Colpa tua, paga!
    Non ha versato l’IVA? Colpa tua paga!
    Ha dei lavoratori in nero? Colpa tua, paga!
    Tanto questa mentalità è già parecchio diffusa in Italia, la responsabilità solidale non è una novità, allargarne il campo a tutto lo scibile umano che problema potrà mai essere.

    Senza considerare che la cosa, anziché un deterrente, potrebbe essere un fantastico incentivo per le imprese criminali e il lavoro nero: non ti preoccupare che il lavoro sia in nero, nel giro di un paio d’anni ci scopriranno, arriverà un bel commissario governativo (lautamente remunerato, tanto pagano i clienti coatti) e sarete tutti assunti a tempo indeterminato.
    Il criminale si sposterà comunque nel capannone di fronte, un altro paio di teste di legno quali responsabili, assumerà altra gente e troverà nuovi clienti.
    Lo beccheranno di nuovo e ci sarà un’altra impresa stabilizzata a carico dei contribuenti mentre il criminale si sposterà in un nuovo capannone, ancora nuovi assunti in nero ovviamente, e nuovi clienti tra cui quelli di due anni prima ormai liberati dal finanziamento coatto della prima impresa (che, inevitabilmente, perché essere efficienti se tanto ci pagano, andrà in sofferenza, con cassa integrazione, NASPI, liquidatori giudiziari, anche questi lautamente remunerati, e codazzo di spese varie rigorosamente pubbliche).
    Un bel quadretto non c’è che dire.

    PS Va da sé che i prezzi praticati saranno stati più vantaggiosi di quelli della concorrenza
    (ed esageratamente profittevoli per chi li intascava visto il peso enorme di tasse e contributi che venivano scansati),
    ma non tali da destare il sospetto che invece di consegnarli i volantini li buttassero nel cestino
    (cosa che una persona di buon senso penserebbe subito a fronte di un prezzo eccessivamente basso, o no? Vogliamo davvero colpevolizzarli per non aver indagato a fondo e smascherato la truffa?).

    RE Q
  2. #2 scritto da socrate lusacca il 30 novembre 2017 22:08

    Non è il caso di entrare in un approfondimento della modalità operativa
    nella quale applicare una forma di corresponsabilità alle imprese clienti, in questi casi.
    (che non sono tutti i casi, ovviamente, come quelli esemplificati)

    Il sistema del quasi schiavismo non fa parte delle condizioni di lavoro con profili di irregolarità.
    Credo che debba essere contrastato davvero.

    Questa fattispecie deve trovare coinvolgimenti diversi, al di fuori della normale normativa.
    Oltretutto, in questi casi molte delle imprese “clienti” regolano in nero o magari con sovrafatturazioni contro contanti….

    Se, come nel caso in esame, non si scava e non si approfondisce da questo lato,
    il rischio di una conseguenza sanzionatoria puramente formale (saranno tutti senza proprietà o beni su cui appoggiarsi per l’incasso del dovuto per legge)
    che si ferma oltretutto alla comunicare importi che sono solo virtuali nella sostanza…
    Non ci siamo. Proprio non ci siamo.

    Proseguendo nel modo d’oggi abituale, il semi schiavismo proseguirà.
    Soprattutto nel Sud….

    buona serata

    RE Q
  3. #3 scritto da socrate lusacca il 6 dicembre 2017 10:20

    Ecco adesso la prosecuzione della vicenda, come ce la racconta Pocketnews:
    http://buccinasco.cittaideale.cerca.com/wp-content/uploads/2017/12/Di-matteo-cittadinanza-onoraria.pdf

    da quanto se ne sa il percorso d’indagine continua nella direzione (giusta) che approfondisce dimensioni e collegamenti di un sistema operativo basato sul semi schiavismo.

    Benissimo e complimenti: augurandoci che si proceda anche per recidere il cordone ombelicale verso utilizzatori di cibi etnici ecc.

    RE Q
 
 

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