l’Europa “espressione geografica” e Milano

Il termine Italia espressione geografica è fatto risalire a Klemens von Metternick, conte plenipotenziario a Vienna, ove il dopo Napoleone ridisegnò l’Europa. Quanto all’Italia è alle ipotesi di possibili semplificazioni nei diversi staterelli, uscì la frase che avrebbe pronunciato L’Italia non è un paese, ma una semplice espressione geografica.

Frase che si può dire oggi dell’Europa nel terzo millennio. Divisa in staterelli: mentre la globalizzazione avanza, incapaci di trovare una sintesi, ciascuno alla ricerca del proprio tornaconto a danno degli altri. Stretegie, economie e futuro sono su scala come minimo continentale e l’Europa continua nell’immagine di 29 galletti in un pollaio mentre la vita è nel mondo che sta fuori.

Milano è il Nord Italia in questa Europa è l’area che primeggia per capacità, inventiva, imprese, PIL (nonostante il pesante fardello di uno stato fra i meno efficienti). A qualche imberbe politico che sta in uno dei villaggi d’Europa chiamati capitali, questa situazione non piace e si impegna a contrastarla. Ricordiamo Malpensa Hub del Nord Italia, bocciata una decina d’anni fa? E l’esito attuale sull’EMA che continua in questa scelta?

Cosa ci dice Alberto Mingardi di IBL? Giustamente non rivendica, non si lamenta ma guarda al concreto. Questo insieme di non statisti da poca moneta e ancor minore apertura strategica non meritano attenzione. Milano tiri avanti dritto… qualsiasi cosa succeda in questo pantano, dobbiamo fare in maniera che ci tocchi il meno possibile.

LE CHANGE DI MILANO DOPO L’EMA

Dopo la sconfitta dell’Ema ecco le sfide della metropoli

(Alberto Mingardi 22 Novembre 2017 la Stampa) In qualsiasi competizione, direbbe Catalano, vincere è meglio che perdere. Si capisce dunque la delusione di tanti milanesi, amministratori e semplici cittadini, per l’Agenzia europea del farmaco, l’Ema, la cui nuova sede sarà a Amsterdam e non al Pirellone. Per giunta, l’aver perso al sorteggio lascia l’amaro in bocca: anche se probabilmente, se la fortuna avesse deciso diversamente, ai bussolotti avremmo eretto un monumento.
L’Ema avrebbe portato a Milano 890 persone, e relative famiglie, con un salario elevato e corrispondente capacità di spesa. L’amarezza dei ristoratori è pienamente motivata.  Ma davvero il fatto che l’Ema finisca in Olanda anziché a Milano segna una battuta d’arresto per lo sviluppo delle scienze della vita in questa città?

Nel 1997, la Lombardia fece una scelta coraggiosa. La Regione decise di adottare un sistema sanitario «misto», col quale il privato entrava in concorrenza con il pubblico, perché le diverse funzioni di erogatore, finanziatore e regolatore del servizio, di norma assolte tutte dall’attore pubblico, venivano separate. Col tempo, ciò ha portato all’emergere di importanti gruppi ospedalieri privati, che offrono servizi ad alta complessità e che pertanto hanno tutto l’interesse ad attrarre i migliori talenti disponibili. La metà degli Ircss (gli ospedali d’eccellenza che fanno ricerca) d’Italia è in Lombardia, inclusi istituti di diritto privato. Tutti hanno una ragguardevole produzione scientifica.

Parallelamente, Milano è sede di importanti imprese farmaceutiche: sia italiane che straniere. La ricerca richiede ingenti investimenti, molto rischiosi. Servono mediamente 12 anni per portare un farmaco sul mercato ed è una gara dove il primo arrivato guadagna la protezione della propria proprietà intellettuale ma per il secondo non ci sono premi di consolazione.
L’agglutinamento di imprese del farmaco e di ospedali di eccellenza attorno a Milano ha stimolato anche il tessuto universitario. I giovani che scelgono una carriera in medicina o in biologia non lo fanno per motivi misteriosi: ma perché vedono, intorno a sé, un ambiente vivo.

Tutto questo è messo in discussione dal fatto che l’Ema non abbia sede in Lombardia? Per niente. L’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, sta a Roma e non per questo la farmaceutica milanese è migrata nella capitale. Nel settore privato, la prossimità di un territorio con un’agenzia di regolazione tende ad attrarre lobbisti e avvocati: non scienziati.

È vero che negli Stati Uniti il Maryland, dove hanno sede gli uffici della Food and Drugs Administration, l’equivalente dell’Ema, è un territorio con una elevatissima concentrazione di scienziati. Ma Big Pharma ha i suoi più importanti centri produttivi in Pennsylvania, in Indiana, a Boston in Massachusetts, in California, dove hanno sede molte delle più innovative imprese biotech. Oggi trasmettere un documento costa un clic e pochi secondi. Possiamo davvero pensare che la vicinanza al regolatore sia l’unica via per consentire lo sviluppo di tutto un settore industriale?

Milano è un centro importante, in Europa, per le scienze della vita: questo è un fatto, non un’opinione. Sono in molti ad avere espresso un parere lusinghiero sul dossier della città per la candidatura Ema. Quelle informazioni possono essere tanto più utili quanto più sono note a chi deve fare investimenti. Nel capoluogo lombardo trova competenze, entusiasmo, un sistema di regole e una cultura amministrativa più rispettose del privato che altrove. Sono questi gli ingredienti di uno sviluppo solido e duraturo. Non il gioco dei bussolotti, non un trasloco miracoloso.

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  1. #1 scritto da Andrea D. il 23 novembre 2017 14:05

    Osservazioni di buon senso, ma l’Ema avrebbe voluto dire, tra i suoi quasi 900 dipendenti e relative famiglie e i 36.000 visitatori annui, qualcosa come 2 miliardi di euro all’anno, impossibile non rammaricarsene.

    La questione non è il sorteggio, ma l’esserci arrivati.
    Con Francia a Germania fuori gioco (in quanto interessate all’Eba, l’ente bancario),
    in teoria l’Italia non avrebbe dovuto avere rivali e invece siamo arrivati a pari merito con l’Olanda.
    Vuol dire che contiamo proprio poco in Europa.

    RE Q
  2. #2 scritto da socrate lusacca il 23 novembre 2017 15:47

    Certo che non contiamo, noi come tutto il Sud Europa…

    Lo squilibrio è evidente e Milano ne è penalizzata in modo pesante.
    La scarsa attenzione e credibilità del nostro paese
    (che non riguarda Milano ma è conseguenza e colpa del sistema romano)
    cui si aggiunge l’incapacità, la non volontà di riorganizzare la macchina dello stato per ridurre i suoi costi
    per tornare all’equilibrio economico, per disporre di risorse per investire,
    oggetto di rilievi giusti, ma anche strumentali,

    poi li paga Milano….
    mentre i mitteleuropei si fregano le mani. Insensati politici del terzo millennio
    che guardano al loro pollaio.
    La strategia di casa quando il progetto Europa ha un senso solo se diventa un attore globale

    In italia siamo probabilmente messi peggio rispetto a questi politici europei da commediola di fine serata.

    buona giornata

    RE Q
 
 

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