Piano per il diritto allo studio: proviamo con un’analisi, per migliorare

Circa le condizioni che lo rendono al limite se non oltre la legittimità abbiamo già detto (VEDI). Per capire di che stiamo parlando, in due parole, si tratta di una parte dell’attività scolastica, interna al piano d’istruzione standard (riportiamo quanto dice il documento presentato):

la quale ha introdotto il regime di autonomia scolastica, attribuendo all’Amministrazione Comunale, funzioni e competenze, in precedenza affidate allo Stato, per interventi rivolti all’offerta formativa sul territorio, mentre alle scuole ha concesso autonomia in merito all’adozione del calendario scolastico nel rispetto di un monte ore annuo e di un programma didattico.

Quindi per legge, gli indirizzi circa l’offerta formativa sono compito dell’amministrazione comunale. Gli indirizzi… perché la concreta attuazione dei medesimi, di cui le scuole pubbliche vengono informate (magari avendoe con loro collettivamente discusse), competono poi alle singole scuole che propongono stipulando singole convenzioni.

Come è andata l’abbiamo già detto: non bene. Qui parleremo degli indirizzi cui il comune, avendo coinvolto l’intera Comunità, potrebbe applicare. Questi indirizzi nel documento in questione non sono indicati. Sembrerebbe che tuto sisia semplificato in incontri/inviti alle sole scuole statali, dimenticandosi delle altre scuole pubbliche. I Cittadini che a queste si rivolgono sono penalizzati, ovviamente: le loro tasse vanno ad altri.

Difficile così, su due piedi, indicare indirizzi, che saranno solo intuitivi. Quel che c’è da dire sui “progetti per l’ampliamento dell’offerta formativa” riguarda l’impianto. Questioni semplici, di buona volontà su singole questioni. Per nessuno di questi progetti è indicato: il costo, chi eroga, quante ore sono impegnate. La democrazia partecipata, l’informare la Comunità intera sulle cose, interessandola, facendo crescere il coinvolgimento attivo, siamo a livelli mediocri.

Indichiamo allora cosa noi potremmo suggerire per l’ampliamento qualitativo dell’offerta formativa. Nell’elenco  che viene presentato non ci ritroviamo molto, anzi poco. Il senso di Ampliamento dell’offerta formativa (così chiamato) comprende cose diverse, in prevalenza dal senso ludico o in qualche modo di suscitare  attenzione all’intrattenimento.

Gli indirizzi formativi nel terzo millennio, che il ministero assegna all’ente comune noi li vediamo in modo diversi, in tutta umiltà, da Cittadini, attenti al mondo che cambia, per quanto ci riusciamo.  Cominciamo con il problema di fondo, andando a prendere la Costituzione che viene citata nella presentazione del programma:

articolo  34 : …… I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.    La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.

Quali sono gli interventi e i mezzi messi a disposizione della struttura scolastica di Buccinasco, che attuano concretamente quanto la Costituzione prescrive? Forse ci sarà sfuggito ma nelle 22 pagine non ne abbiamo trovato traccia. Eppure nelle classifiche europee (e credo anche internazionali) l’Italia brilla per essere in coda alla classifica della mobilità sociale: il figlio del muratore farà il muratore o l’operaio; quello dell’avvocato sarà avvocato e via di seguito. Come sia la situazione a Buccinasco non è dato conoscere, come si stia evolvendo, come si differenzia, in meglio o meno, rispetto alle Comunità vicine… forse non interessa.

Lasciamo da parte questo contenuto sociale (che pure a questi nostri amministratori dovrebbe interessare). Andiamo ai programmi che dovrebbero essere propri di una struttura scolastica che prepara alla vita, alla professione, ad un impiego che corrisponda alla domanda, alle esigenze dei nostri tempi. L’ampliamento dell’offerta dovrebbe interessare le materie propedeutiche che agevolino gli impegni successivi, richiesti dall’INDUSTRIA 4.0.

Ne sanno qualcosa i nostri a Buccinasco? il sistema docente? C’è una ricerca con il mondo dell’impresa del vicino capoluogo? Quali le materie e le competenze attese (che già ora mancano), che saranno indispensabili  per entrare nella vita utile terminato il corso di studi? Non si vede nulla. da qui bisognerebbe partire per un progetto d’istruzione che prepari davvero al domani.

Questo è (dovrebbe essere) oggi uno degli indirizzi di fondo. Bisognerebbe quindi, definiti gli obiettivi, individuare il percorso formativo appropriato, cominciando pure dalla scuola d’infanzia. Sorprende che manchi l’Ampliamento Formativo alla matematica; una metodica che crei attrazione, che renda accettabile l’impegno mentale, lo sforzo dell’apprendere, creando gli obiettivi di pubblico riconoscimento per i più meritevoli.

Un altro esempio? Gli scacchi a scuola sono parte di una direttiva europea che sta allargando la loro diffusione in modo rilevante. Anche in Italia! Abbiamo letto un dato: riguarda 230.000 alunni che hanno nella scuola uno spazio adeguato, con forti ricadute sull’apprendimento della matematica, sull’abitudine all’impegno mentale e all’analisi proiettiva delle variabili. A Buccinasco abbiamo la fortuna di  avere un Maestro FIDE, ex sindaco, cui rivolgersi se non altro per suggerimenti e consulenze nel tema.

Riguardo a un minimo di sistema meritocratico che in ogni modo possibile promuova l’impegno e premi i risultati, che faccia crescere e riconosca socialmente l’importanza dei risultati ottenuti…. Anche qui non vediamo nulla. Insomma ci sembra di concludere che il tema deve essere affrontato di nuovo, partendo dalle basi e competenze presenti nelle nostre scuole, ma sopra le basi ragionare avendo davanti una bella pagina bianca da riempire nei contenuti.  Le nostre sono idee un po’’ troppo agées.. O forse no?

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