Sicilia: vincono i moderati. Quello che non va

Vincono i moderati in Sicilia. Maggioranza assoluta nel Consiglio regionale. Nell’inconcludente succedersi delle amministrazioni cui abbiamo assistito, è difficile stabilire se sperare o rassegnarsi. La lunga tradizione di autonomia spreca risorse: si fa davvero fatica a individuare l’avvio di un percorso virtuoso, che consenta di risalire la china.

Più probabile che abbia ragione qualche siciliano doc, che auspica lo scioglimento della gestione regionale portando i libri in tribunale. Forse questo dovrebbe fare un Presidente, un Consiglio regionale, che si trovi fra le mani una situazione indebitata a miliardate di euro; l’incomprimibilità di spese di mantenimento perché vi sarebbe il crollo sociale dell’isola; quindi l’esigenza di fare un punto e a capo, ripartendo da zero.

Ciò che avrebbe dovuto fare la Raggi a Roma. Sarebbe un trauma, certo, a Palermo. Meglio mettere tutti di fronte alla realtà e ricominciare con un progetto credibile di Sicilia rinnovata, chiedendo tutti gli aiuti necessari, che non mancheranno, dopo la verifica del piano di risanamento. Chiedere al Presidente di fare il manager in queste condizioni non è un’ipotesi ma la seria pretesa di tutti i creditori, nazionali ed europei.

Non succederà, purtroppo perché, anche se l’eletto davvero fosse intenzionato a ciò, ne sarebbe impedito dal sistema romano che, a pochi mesi delle elezioni vedrebbe un crollo di tutti i partiti, storici e meno.

Non c’è entusiasmo quindi per questo esito, non può esserci. Forse potrà aversi un’amministrazione più meritocratica e liberale, ma non vi sono le basi per una risalita, dato il punto di partenza. Fra cinque anni si ripeterà il rito elettorale, salvo un crack che faccia crollare tutto. Pessimismo? Vorremo che fosse tale, ma non vediamo soluzioni.

Ciò detto riteniamo doveroso dare il rilievo che merita a un elemento della vittoria moderata, che forse non sarà stato determinante, o forse si, ma che deve essere visto con la lucidità e l’onestà che merita il discorso. Parliamo dei voti raccolti a Messina da un ragazzo di 21 anni, sconosciuto alla politica locale, quale unico titolo che può vantare è il genitore. Politico affermato, ex PD poi Forza Italia., ecc. ecco qual è il problema:

FIRENZE – Il figlio di Francantonio Genovese, Luigi, record di preferenze per Forza Italia a Messina con oltre 17mila voti alle regionali di domenica? «Ho visto cose che voi umani…». Così, da Firenze, dove si trova per partecipare alla convention dei sindaci Unity in diversity, il sindaco “no global” di Messina, Renato Accorinti ha commentato il dato con i giornalisti. «Il figlio di Genovese ha 21 anni, e il sindaco della città di Messina, che non ha nulla contro di lui, ci mancherebbe, non conosce il volto di questo ragazzo. Un giovane che non ha fatto un giorno di politica in città, non lo conosce nessuno: ma ha preso più voti di tutti i candidati siciliani, tutti.

Com’è possibile? Eh, io ho visto cose che voi umani…non lo potete immaginare, no», dice ancora. Parlando del padre di Luigi, Accorinti ha detto che «Genovese era del Pd: ha tre processi, in uno già gli hanno dato in primo grado 11 anni, al cognato 6, alle due mogli 5. Ha avuto 2 anni agli arresti domiciliari, 7 mesi di carcere. Esce, e passa dal Pd a Forza Italia. Poi chiede ai suoi consiglieri comunali, del Pd, di passare dall’altro lato. In 10 lo fanno». Parlando della sua città, «Messina io la paragono al Sudamerica – ha detto – è una città sudamericana, c’è un controllo totale, tra massoneria e mafia. La mia elezione è stata molto più che un’anomalia: con una lista singola al ballottaggio ho vinto chi aveva già preso il 49,94% al primo turno. In pratica è come se fai al salto in lungo uno stacco di 50 metri».

Chi parla è il sindaco di Messina. Uno fuori dalla politica dei partiti, votato dopo la débacle che racconta sul giornale: La Sicilia, il più antico e conosciuto nella Sicilia orientale. Possiamo comprendere l’esigenza prioritaria di vincere che fa premio su tutto. In questo caso hanno vinto i moderati, in altri casi l’altra parte, proprio nello stesso modo sostanziale. Fare politica è così: la politica come costringe a agire in questo modo.

Adesso, se si torna al Presidente Musumeci e ai primi passi dovuti di un suo programma di rinascita, queste scelte “organizzative” della campagna elettorale poi è inevitabile che pesino e condizionino. Insomma, si è inseriti in un meccanismo che poi trita tutto e della politica fa un impasto in cui c’è di tutto, come in un wurstel. Non si riesce a vedere più chi di volta in volta prevale e decide le mosse.

Ecco le ragioni per cui nessuno può essere felice. Da nessuna parte. L’unica possibilità per l’Italia e per la Sicilia  sarebbe stata una maggioranza a M5S, che però denota carenze sul piano progettuale. Molto più liberi dai condizionamenti tradizionale del territorio: la premessa indispensabile per poter fare una tabula rasa e ripartire, questa è probabile che non sarebbe stata adottata. Non siamo messi bene nel nostro povero paese.

  1. Non vi è ancora nessun commento.
 
 

sottoscrivi il feed dei commenti

SetPageWidth