Nel silenzio del Municipio, la storia la racconta Nando Dalla Chiesa

Parliamo di via Nearco: la villetta confiscata al boss, confisca che è a mezzo servizio. Un piano rimane alla proprietà, il resto assegnato al comune, che la concede gratis alla Coop sociale Villa Amantea. Fino a ieri anche l’Assessore antimafia  e tutti, a cominciare dall’ex sindaco, ci dicevano che si trattava di sei profughi siriani, minori non accompagnati.

Sul perché di questa confisca a metà nessuno ci ha mai spiegato bene chi l’avesse deliberata, chi l’avesse decisa. Fino a ieri: adesso ce ne racconta la vicenda, in un articolo stile libro Cuore, il professor Nando Dalla Chiesa, su ilfattoquotidiano (VEDI). da leggere, perché interessante, anche per le novità contenute.

Le nuove notizie ci vengono dal figlio di un Generale Eroe che l’anti-stato ha barbaramente assassinato insieme alla moglie (mai dimenticare e sempre onorare i servitori dello Stato, che la nostra politica davvero fa di tutto per demeritare). Stato che (nelle mani dei partiti) li ha lasciati soli.  E’ capitato più volte, di fronte all’anti-stato, dopo averli esposti. Un punto di partenza che non dimentichiamo.

La questione paradossale che Nando affronta nell’articolo è la ricostruzione che dà della separazione catastale di una villetta che alle origini era quasi certamente unica.  Quando è stata fatta la ripartizione. E quale giustificazione ha questa ripartizione sul piano della proprietà?

“La casa a due piani, con scantinato per stare in compagnia, sta in una via stretta e anonima vicino al centro. Cancello con citofono disastrato. Senza luce. Faceva parte di una casa più grande, che è stata praticamente divisa in due. …. E subì sequestro e confisca dei beni ritenuti collegati con le attività illecite. Compresa la casa. Che non fu confiscata per intero. Ma per metà. Perché nella famiglia qualcuno protestò, carte alla mano, di essere nullatenente. Tra intestazioni e dichiarazioni dei redditi il meccanismo apparve salomonico.”

Ripetiamo al professore (e al Municipio) la domanda: chi ha provveduto a separare in quattro unità catastali (non due)? Quando è avvenuta la trascrizione? Chi fra i responsabili che hanno determinato la confisca ha provveduto alla decisione in cui ci si trova?  Che senso ha sdoganare una porzione di unità immobiliare in questo modo?

Il professor Nando, dimenticando la realtà di Platì e l’enorme differenza di Buccinasco, si diverte a ripetere una definizione  Buccinasco Platì del Nord che offende tutti i 27mila Cittadini di Buccinasco (tranne, forse, una decina o giù di lì)? Forse è da addebitare a Buccinasco se qualcuno da qualche parte ha deciso di scomputare da un immobile destinato a confisca, un’unità abitativa che solo formalmente ha un’intestazione non coincidente con il soggetto principale?

Il professor Nando racconta deliberazioni contrastanti, sul tema, relative alla condizione del boss. Fatto che aumenta la perplessità di questa decisione su via Nearco. Noi a Buccinasco viviamo nella condizione di essere sottoposti a uno stato di precarietà riguardo all’anti-stato, che continua a essere descritto come pervasivo e peggio, dominante.

Non è così!  Solo il sistema Stato nelle sue diverse articolazioni, con l’aiuto ricorrente dei media, insiste nel descrivere Buccinasco nel modo in cui ancora nell’articolo viene sostenuto. La si smetta una buona volta e si racconti di Buccinasco la realtà che vive. Insistere in questo modo ha solo l’effetto di distrarre l’attenzione del sistema organico dell’anti-stato nel Nord.

Qui al Nord Buccinasco ha una sua parcella di anti-stato. Non diverso e non più diffuso di quanto avviene in provincia di Milano, Città Metropolitana compresa.  Si scavi sui percorsi che ha avuto questa paradossale decisione, e magari anche sulle ragioni del garbuglio e di come si dipana la condizione giuridica di un Cittadino. Il quale per primo ha il diritto sacrosanto di conoscere in modo tempestivo e chiaro i suoi diritti e i residui eventuali cui deve ancora attenersi.

Nel frattempo, giusto per concludere gli argomenti di questo articolo, ci vengono raccontate due faccenduole collaterali, che riguardano l’applicazione della SPRAR gentilmente concessa dal sindaco a un coop sociale. Per svolgere questo compito il ministero ha riconosciuto al comune di Trezzano un importo prossimo a trecentomila euro.

Ci viene oggi raccontato qualcosa di diverso: non sono sei siriani, minori non accompagnati, profughi politici, fuggiti dallo stato islamico, come sempre sostenuto e scritto dall’amministrazione. Ecco come descrive la situazione il professor Nando:  Si siedono quattro ragazzi di colore, Gambia, Mali, Senegal. Felpe e maglioni colorati. I siriani non ci sono più? Quando e dove se ne sono andati? Come è finito il loro processo di accoglienza previsto dallo SPRAR? Questo cambiamento è compatibile con la convenzione stipulata con il comune di Trezzano?

C’è dell’altro. Che è bello e merita tutta la nostra stima e riconoscenza. A svolgere la funzione di conduttori nella casa sono due coniugi volontari che fanno da famiglia vicaria a quelli che vengono definiti ragazzi. Se di questa generosità  cui si deve la nostra riconoscenza, discende la domanda: dove vanno a finire i denari così risparmiati,  riconosciuti dal Ministero? …. Questa è altra storia, evidentemente. Che nulla ha a che fare con la paradossale situazione in cui  è stata messa Buccinasco. Buccinasco provincia di Milano, non Platì del Nord, professore.

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  1. #1 scritto da socrate lusacca il 8 novembre 2017 23:55

    Naturale che poi,
    con la musica che continua a suonare la canzoncina Buccinasco Platì del Nord,
    sullo stile del professor Nando,

    arrivano i sindaci piccoli piccoli
    come una tale Ivonne Cosciotti da Pioltello,
    Paese del Sud est nel quale succedono
    ammazzamenti, arresti, spacci e conseguenti vicende che indicano davvero
    un’occupazione del territori oda parte dell’anti-stato.
    Che si fa intervistare tanto che appaiono titoli di giornale con la scritta:
    “Pioltello non è Buccinasco”

    Un mondo alla rovescia, grazie a una lettura
    di Buccinasco che va dagli anni sessanta ai settanta…
    paradigma adesso di una ‘ndrangheta che qui non c’è più
    mentre qui prospera l’anti-stato dei colletti bianchi, delle lavanderie che investono e riciclano monete … (ma sembra che non se ne accorga nessuno, che non si deve dire)

    RE Q
 
 

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