Quattro Novembre: la memoria e la storia

Una data che per l’Italia (e tutta Europa), fece tirare un sospiro di sollievo dopo una carneficina che in Italia si ferma a 600mila morti e un milione di mutilati e invalidi; complessivamente siamo a almeno 16 milioni di morti, oltre 20 milioni tra mutilati e invalidi. Oltre i 35 milioni dei decessi civili per la spagnola, epidemia che ha seguito alle carestie da guerra.

Esperienza che all’Europa non è bastata evidentemente, se dopo vent’anni si ricomincia da capo. Il nuovorisultato per l’Italia è poco inferiore a 500mila morti. Per l’Europa invece siamo sui 20milioni (soprattutto Germania e Polonia; altri 20 in URSS). Cui sono da aggiungere il disastro completo del sistema produttivo industriale. Arrivati nudi alla meta, si dovette ripartire.

Bastano queste cifre per dire che la guerra è una follia? Probabilmente nel mondo Occidentale si, se dopo il 1945 le guerre si sono trasferite fuori dall’Europa. Brutale ma questo è. Proseguono tuttora guerre oltremare, un po’  dovunque, ma con una tendenza alla riduzione. La prima riflessione che viene da questo “memento” è il richiamo della nostra Costituzione che ha escluso la guerra come metodo per risolvere i contrasti con altri paesi.

La Pace come imperativo quindi. Il Quattro Novembre però è anche altro. L’Italia che vinse una guerra che completò il Risorgimento acquisendo terre italiane come Istria e Trentino, ma pure territori che italiani non erano come il Sud Tirolo. Il criterio che venne adottato all’ora fu “geografico”: lo spartiacque delle Alpi. Che però non riguardò il Ticino, popolazione di lingua italiana ma entro una confederazione Svizzera neutrale.

Insomma la guerra crea probemi più che risolverne, perché gli uomini che decidono hanno spesso, troppo spesso, la vista corta e le ragioni basate sulla convenienza del momento. La nostra prima guerra mondiale, col senno di poi, fu una stupidaggine colossale, che ci è costata un mare di morti e di sofferenze. Gli spiriti irredentisti (come chiamati allora, con riferimento alle terre “da redimere”), mossi da nobili intenti, rivelatisi distanti dalla realtà funzionale.

La retorica della Vittoria, il comunicato di Armando Diaz ha generato legittimo orgoglio in generazioni di italiani. Orgoglio, commozione e consolazione (misera) per le sofferenze patite dal paese.  I morti, che viene bene chiamare “caduti”, che generano ancora oggi sentimenti di raccoglimento e commozione, dettero poi luogo al mito della “vittoria mutilata” dagli alleati (in particolare gli Stati Uniti).

Non lo dicono i manuali di storia, se non a denti stretti, ma l’entrata in guerra poteva essere evitata. Giolitti, allora primo ministro, aveva accondisceso a contatti e ricevuto proposte non trascurabili dall’Austria, alla condizione di un’Italia neutrale. Il Trentino e l’Istria con parte della Dalmazia. La sua affermazione: ci danno “parecchio”, allora venne irrisa e contrastata. Dovette andarsene.

Fermiamoci un minuto a ricordarle queste vicende e coloro che, troppi, davvero un sacrificio immane, furono  protagonisti fino all’estremo. Ricordandoci sempre che questo primo macello d‘uomini del secolo scorso è passato. Che il Quattro Novembre, con la sua Vittoria, resti come riflessione di un tempo che non deve ripetersi più.

  1. #1 scritto da socrate lusacca il 5 novembre 2017 22:25

    La commemorazione a Buccinasco ha visto una partecipazione datata e modesta, complice anche la pioggia, è da ritenere.

    Le ragioni, volendolo, si possono leggere anche da questo articolo, che nel suo piccolo ha cercato una lettura che guardasse anche all’oggi,
    una analisi meno coreografica che cerca di portare alla luce i tempi d’allora e d’adesso…

    Le ragioni, il senso (quello che c’è oggi, se c’è ancora) che oggi può consentire a tutti di riconoscersi in un messaggio attuale.
    Questo messaggio nella preparazione non c’è stato, se è avvenuto nella cerimonia, è stato debole, troppo debole.

    RE Q
 
 

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